martedì 24 febbraio 2026

"La piccola libreria di Montmartre" di Beatrix Pezzati


Ho letto "La piccola libreria di Montmartre" in pochissimo tempo: tra le sue pagine ho trovato una storia toccante e delicata, che mi ha conquistata e ha saputo parlare al mio cuore con parole poetiche e potenti. Non ho potuto far altro che leggerlo d'un fiato. 

Di Beatrix Pezzati avevo già apprezzato la scrittura briosa e curata, ma con questo romanzo l’autrice compie un passo ulteriore: si addentra in una narrazione più intimista e profonda, capace di sfiorare con delicatezza le ferite che ognuno di noi custodisce.

La protagonista, Brigitte, è una giovane studentessa di storia dell’arte prossima alla laurea. Sta lavorando a una tesi su Renoir, in particolare sul dipinto "Ragazze al pianoforte", ma avverte che qualcosa manca: non tanto alla solidità della ricerca, quanto alla sua voce autentica. Il professor Girardot, suo relatore, percepisce questa assenza e la sprona a trovare quel “tocco speciale” che trasformi il suo elaborato accademico in un’opera viva.
Brigitte è reduce da una relazione importante, conclusa con dolore. Porta con sé soprattutto il peso di ricordi difficili e il tentativo faticoso di “costruire un ponte tra i ricordi perduti e le speranze del presente”. In questa tensione tra passato e possibilità si concentra il cuore del romanzo: il delicato passaggio tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere.

L’incontro con Margot, elegante e silenziosa proprietaria della libreria di Montmartre, segna una svolta. Margot rappresenta una forma di resistenza alla frenesia contemporanea, infatti difende il suo spazio di bellezza e silenzio in un mondo invaso dal consumismo e dal rumore. La libreria diventa così un luogo non solo fisico ma anche simbolico, una casa dell’anima, luogo di riposo e laboratorio di ricostruzione del sé.

Significativo è anche l’incontro con Pierre, personaggio complesso e profondamente ferito. Se Brigitte reagisce al dolore cercando poesia e bellezza, Pierre sceglie la corazza del cinismo. Il loro legame mette in scena due modalità opposte di sopravvivere alla sofferenza, mostrando quanto il passato possa plasmare una persona, ma non necessariamente definirla in modo definitivo.

Interessante è anche la scelta narrativa: la storia è raccontata prevalentemente in terza persona, seguendo lo sguardo ancora fiducioso e quasi innocente di Brigitte, lo sguardo di chi continua a cercare una rosa pur avendo vissuto tra le spine. I capitoli dedicati a Pierre, invece, sono scritti in prima persona: una scelta che avvicina il lettore alla sua interiorità, come se l’autrice analizzasse da vicino le crepe nell'armatura che ha faticosamente costruito intorno a sé stesso. 

Attraverso Margot, anziana custode della libreria, il romanzo si apre anche a una riflessione sul tempo e sull’invecchiamento. Dietro l’apparente solidità della donna emerge una fragilità che invita a interrogarsi sulla memoria, sull’identità e su quella che in psicologia viene definita “riserva funzionale”: quella misteriosa energia cerebrale che consente all’individuo di riorganizzarsi dopo una frattura, di rinascere diverso, ma vivo. Non si torna come prima, ma si può tornare a fiorire.

La terza età non viene perciò vista come un periodo di sconfitta e declino, ma come arricchimento per la gioventù, come una bellezza resiliente di cui prendersi cura. 

A fare da cornice, paesaggi francesi dipinti con parole leggere come acquerelli: colori delicati, atmosfere malinconiche e struggenti, in cui si muovono i personaggi. 

L’intero romanzo è sospeso tra nostalgia e speranza. Anche nei momenti più bui, rimane sempre una luce, come un faro in fondo alla strada più scura. Un faro che sarà raggiunto, se si avrà la pazienza di aspettare. 

“La vita ha ritmi insondabili e tempi che non sempre comprendiamo. È l’arte del lasciare che le cose accadano a renderla straordinaria.”

È proprio questo il mantra che attraversa la storia: nulla accade davvero per caso. E, chiudendo il libro, si resta con la sensazione quieta e luminosa che qualcosa di bello possa succedere.
Proprio oggi, proprio a noi.

lunedì 19 gennaio 2026

"Solo con un cane" di Beatrice Masini


«Un tiranno è un male passeggero: lo si caccia via, si lotta contro di lui, si mina il suo potere. Ma un popolo vile resta un popolo vile, che vive in modo vile.»

Solo con un cane di Beatrice Masini non è semplicemente un libro: è un’esperienza.
Riproposto da Fanucci in una nuova e accattivante veste grafica, questo breve romanzo si presenta come un racconto potente, denso di significati e profondamente metaforico.
In un regno misterioso, un crudele tiranno emana quotidianamente editti capricciosi e privi di senso, ai quali i sudditi sono costretti a obbedire: persino dichiarare fuori legge i gelsomini. Finché si tratta di imposizioni piccole, apparentemente innocue e trascurabili, tutti si adeguano. Ma un giorno arriva un editto terribile, che ordina a ogni cittadino di consegnare il proprio cane.
Il protagonista, un bambino che ha da pochi giorni adottato un cucciolo, non può accettare di perdere il suo nuovo amico, l’amato Tito. Nemmeno i suoi genitori lo vorrebbero, ma al re non si può disobbedire. Che fare, dunque? La decisione è drastica: i genitori ordinano al bambino di fuggire, portando con sé il cane.

 Ha così inizio la fuga del bambino e di Tito, un lungo viaggio in un luogo senza nome e senza tempo, perché questo regno è figura di ogni epoca e di ogni parte del mondo.
Il bambino non ha nome perché rappresenta tutti i bambini del mondo; il cane, invece, ha un nome perché viene visto, riconosciuto, esiste come creatura dotata di identità e volontà, e come tale merita protezione.

Leggere questo romanzo è stata un’esperienza intensa e profonda. È un libro che non offre sentenze né risposte, ma pone domande, interroga il lettore, lo costringe a guardarsi dentro.

Il bambino non sa dove stia andando: sa soltanto che non può fermarsi, che deve continuare a camminare con determinazione e coraggio. Attraversa deserti e vallate in un viaggio che, più che reale, è soprattutto simbolico. Incontra personaggi emblematici come il Pericolo, la Morte, la Memoria, il Sospetto. Non può evitarli: con ciascuno deve confrontarsi, e da ciascuno apprende qualcosa. Lezioni a volte dolorose e difficili, ma fondamentali per la crescita e per la vita.

Anche per il lettore il romanzo diventa un viaggio: un volo fatto di parole, sostenuto da una prosa poetica ed evocativa, che alterna ipotassi e paratassi, dando la sensazione di perdersi in un sogno lungo e inquieto.

«Se tutto è un sogno, quand’è che mi sveglio?»