sabato 8 agosto 2026

"Hazel ha detto No" di Jessica Berger Gross"



Dietro il titolo diretto e perentorio "Hazel ha detto no", si cela un romanzo che affronta un tema tanto delicato quanto attuale: l'abuso di potere e l'effetto domino che la denuncia di tale abuso può scatenare. Letto senza particolari aspettative, il libro si è rivelato una profonda analisi psicologica che va ben oltre la cronaca di un trauma singolo.
Leggere libri che affrontano questo tema non è mai semplice. Leggere "Katabasis", per esempio, è stato difficile; e anche questo testo si è rivelato impegnativo.
Il libro, opera prima di Jessica Berger Gross, in Italia è stato pubblicato nel 2025, da Heloola books.


La storia si apre con Hazel, una ragazza appena trasferitasi in una nuova città americana con grandi speranze per il suo ultimo anno di scuola superiore. Tutto crolla il primo giorno, quando il preside la convoca per farle una proposta sconcertante con la semplicità di chi si sente intoccabile: ogni anno sceglie una studentessa con cui avere rapporti intimi, e quest'anno ha scelto lei, prospettandole un futuro brillante se accetta. Oppure la rovina, se rifiuta.

L'evento che  da' inizio all'intera vicenda è l'immediatezza della risposta: Hazel non esita, non ci pensa nemmeno un momento, dice subito no. Un "no" deciso, dettato dall'assurdità della situazione. 
Ma è proprio da questo rifiuto che inizia l'incubo.

L'autrice scava efficacemente nei vorosimili sensi di colpa che colpiscono la protagonista. Hazel inizia a temere di aver causato il comportamento dell'uomo, e a mettere in discussione ogni suo comportamento nei confronti del preside: l'essere stata troppo gentile quando lo ha incontrato quell'estate in piscina, l'aver risposto a delle semplici domande sui suoi sogni, persino l'aver indossato una canottiera con le spalline troppo sottili. È il ritratto perfetto del victim blaming interiorizzato, che porta la ragazza a perdersi nei proprio pensieri, a dubitare del proprio talento e a cercare persino rifugio in sostanze nocive, convinta che il suo valore sia legato solo all'attenzione (seppur malata) ricevuta dal preside.

Un punto di forza del libro è la sua natura corale. La storia non si focalizza solo sull'effetto che la situazione ha su Hazel, ma analizza l'impatto devastante che quel singolo "no" ha su tutta la famiglia. 

Il padre, un professore universitario che si ritrova in bilico per aver affrontato un tema scomodo proprio all'inizio del suo nuovo incarico.

Il fratello minore prima integrato, poi isolato a scuola quando si scopre che la ragazza con cui ha stretto amicizia è proprio la figlia del preside. Il suo senso di colpa è amplificato dall'aver condiviso la storia di sua sorella su un'app anti-bullismo, accelerando gli eventi.

La madre è protagonista di uno dei momenti più intensi, il confronto con la moglie del preside. Quest'ultima tenta disperatamente di difendere il marito insinuando il dubbio sulla veridicità dei fatti. La risposta della madre di Hazel è un atto di fede e protezione totale verso la figlia, che culmina nel cacciare l'ospite, prima che la verità venga a galla grazie alla solidarietà e al coraggio di altre vittime del passato.

L'intera comunità si dimostra un personaggio a sé, inizialmente ostile, pronta a difendere l'autorità del preside con insulti, minacce e sassate contro la casa della famiglia, mostrando come il conformismo possa diventare violento.

Se proprio si deve trovare un limite a questo romanzo, sta nella sua prolissità. In diversi punti la narrazione si sofferma eccessivamente su dettagli secondari o ripetitivi che appesantiscono il ritmo, rendendo il libro inutilmente lungo e, a tratti, un po' noioso.

Nonostante qualche rallentamento stilistico, il libro rimane una lettura di grande valore. Riesce a dimostrare con lucidità come un abuso non colpisca mai una persona sola, ma sia un virus capace di infettare relazioni, carriere e legami familiari, ricordando al contempo l'importanza cruciale – e l'alto prezzo che si paga– quando si riesce, con coraggio, a dire no.

 "Hazel ha detto no" non è solo il racconto di un abuso di potere, ma un'analisi attenta di come una storia possa avere ripercussioni diverse, ed essere raccontata in tanti modi. Ma di come, inevitabilmente, la verità sia sempre una ed una sola, e di quanto coraggio sia necessario per guardare in faccia quella verità. 

venerdì 3 luglio 2026

"Tutte le ragazze mentono" di Piergiorgio Pulixi


"Tutte le ragazze mentono" è un romanzo di Giorgio Pulixi che indaga il complesso mondo degli adolescenti contemporanei, concentrandosi sulla situazione estrema della protagonista Melissa, obbligata ad affrontare la scomparsa della sorella. 
L'opinione generale è che si sia tolta la vita, ma Melissa nn può crederlo, anche perché sua sorella Denise era attraente e popolare: nella sua vita perfetta non sembrava esserci nessuna angoscia tale d aindurla al suicidio.
Il tarlo della sua morte la perseguita, inizia perciò ad indagare su quanto accaduto e, mentre scava nel passato di Denise, si trova costretta a fare i conti con tutto quel che non ha mai saputo di lei, delle sue relazioni, delle sue amicizie. 


Il romanzo di Piergiorgio Pulixi è ambientato a Saruxi, un paese immaginario situato nella regione dell'Ogliastra, in Sardegna. Saruxi significa "croce", un nome non casuale per un luogo che diventa vittima di numerose e significative tragedie, un luogo che sta sretto ai suoi abitanti, metafora della vita contemporanea, una realtà basata sul principio della mercificazione, con le sue contraddizioni mercescenti celate dietro facciate dorate e luminose. 

L'aspetto interessante dell'opera è la scelta dell'autore di raccontare la storia dal punto di vista di Melissa, analizzando tutti i sentimenti che, psicologicamente, sono tipici del lutto: rabbia, senso di colpa del sopravvissuto, frustrazione per non aver fatto abbastanza, senso di mancata chiusura. C'è una dolorosa solitudine nei dettagli che testimoniano la mancanza di Denise nella vita di Melissa, che vengono mostrati al lettore nella loro precisione tagliente e nel loro silenzio.    

Melissa, inoltre, viene presentata al lettore come un personaggio versomile, capace di slanci di coraggio - l'indagine a tratti pericolosa per scoprire cosa è accaduto veramente a Denise - e di meschinità egocentrica ed egoriferita - la riflessione amara sulle conseguenze pratiche che la perdita della sorella avrà sulla sua vita.

Nonostante Denise sia deceduta, Melissa non riesce a non provare gelosia nei confronti della sorella e di tutti i successi sociali che era capace di collezionare, convinta che i suoi genitori ne sentano la mancanza molto più di quanto avrebbero sentito la sua, se fosse stata lei a mancare.
Lo scrittore riesce a descrivere efficacemente i sentimenti di invidia e gelosia di Melissa causati da un'assenza che pesa quanto un'ingombrante presenza, e i conseguenti vissuti di colpa che ne derivano. 

Nonostante la realtà quotidiana degli adolescenti di Saluxi venga descritta con una spietatezza che lascia inorriditi, forse inverosimile ed eccessivamente cruenta, è un libro che mi ha intrattenuta con piacere essendo scritto bene e con una prosa scorrevole. 

Mi ha sorpresa il finale che, pur non essendo particolarmente originale, è attuale ed è riuscito parzialmente a sorprendermi. Inoltre, nononstante la visione particolarmente pessimistica e violenta di Pulixi, non escludo che potrei leggere altri testi di questo autore, in futuro. 

Sicuramente "Tutte le ragazze mentono" è un romanzo che mi ha arricchita perché, dopo averlo concluso, mi ha lasciato qualche interessante spunto di riflessione: quanto davvero sappiamo delle persone a noi care, che crediamo - ci illudiamo - di conoscere? Cosa siamo disposti a fare per ottenere quel che desideriamo? E quanto siamo consapevoli dei reali sentimenti che albergano nel nostro cuore -come avrebbe scritto Neal Coward- giù, giù in fondo?