giovedì 30 giugno 2022

"La vita segreta di Albert Entwistle" di Matt Cain


"Perché ho ballato da solo per tutto questo tempo? Perché non ho capito che è molto meglio ballare con gli altri?"

"La vita segreta di Albert Entwistle" è il romanzo d'esordio di Matt Cain, pubblicato recentemente dalla casa editrice Sperling & Kupfer. 

Albert Entwistle lavora come postino, e di lui nessuno sa altro oltre alla sua professione: è un uomo ombroso e scostante, che non si ferma mai a scambiare due parole con i colleghi, non ha nessun amico, vive da solo con l'amatissima gatta, che un giorno viene a mancare causandogli un terribile dolore. 
Si aggiunge alla sua perdita la scoperta dell'imminente pensionamento, che manda Albert nello sconcerto.
 Cosa farà della sua vita, quando non potrà più identificarsi nel suo lavoro e costruire la sua vita sulla rassicurante routine?

"<<Non posso smettere di lavorare. Come posso continuare a essere la persona che sono se smetto di fare il postino?>>
Come avrebbe riempito le giornate? Avrebbe finito per passare giorni e giorni senza rivolgere la parola a un essere umano? Si sentì lacerare da una fitta interiore. La riconobbe: era la solitudine. 
<<Ecco>>, disse ad alta voce. <<Lo ammetto: sono un uomo solo>>."

Veder crollare le sue certezze diventa un modo per ripensare al passato, e aprire il cuore per trovarvi ricordi di tanti anni prima.
Albert infatti ha un segreto, un segreto di cui si è vergognato per troppi anni: è omosessuale e da giovane è stato innamoratissimo di un ragazzo, George, dal quale si è separato a causa di circostanze avverse.
Sebbene sia trascorso tanto tempo dall'ultima volta che lo ha visto, dentro di sé sente di amarlo ancora, e pensa che valga la pena andarlo a cercare. Ritrovarlo, per raccontargli come sono andate davvero le cose, chiedergli come sta, scoprire come ha vissuto, domandargli se è stato felice. E rivelargli che lo ama ancora, nonostante il tempo, nonostante le ferite. E che ora, senza più nascondersi, sarebbe pronto ad amarlo, con tutto sé stesso. Senza scappare né nascondersi.
Lo ritroverà? E potrà coronare il suo sogno, oppure scoprirà che è ormai troppo tardi? 

Questo romanzo, scritto in terza persona con una prosa piacevole, ricercata e mai volgare, si concentra sul narrare, in un intreccio ben costruito tra passato e presente, la storia difficile della vita di un uomo, di cui Matt Cain desidera far conoscere al lettore gioie e dolori, rendendolo partecipe del suo viaggio e dei suoi progetti, lungo un percorso che lo porterà a cambiare vita.

La storia di Albert viene svelata poco a poco, proprio come quando si fa amicizia con una persona nella realtà: tramite frammenti, mezze frasi, sguardi nostalgici. Ogni piccolo particolare contribuisce a regalare una visione più ampia del suo mondo interiore.
Durante la lettura ho avuto l'impressione di conoscerlo poco a poco, come se l'autore nel raccontare il suo personaggio stesse dipingendo un paesaggio prima soltanto abbozzato e poi impreziosito di dettagli, contribuendo ad aumentare il coinvolgimento durante la lettura. 

Albert ha vissuto tutta la sua vita nella solitudine: omosessuale in un'epoca in cui il suo orientamento era punibile con il carcere e oggetto di pesanti mortificazioni, anche a distanza di anni non riesce a liberarsi dal timore delle discriminazioni e del giudizio altrui. Pur essendo consapevole che i tempi siano cambiati, non riesce ad accettare la sua identita, tanto da arrivare a rifiutarla con fermezza per oltre cinquant'anni. Innegabile impatto ha avuto su di lui la disapprovazione della famiglia, in particolar modo quella del padre, che considerava la sua inclinazione orribile e vergognosa. 

"Ormai gli era chiaro che il padre gli aveva instillato una tale paura di quegli uomini da renderlo cieco di fronte a tutte le possibili somiglianze. Per decenni era stato così caparbio da ripetersi che la sua attrazione per gli uomini non costituiva parte integrante della sua natura. Si era convinto di non avere bisogno di elaborare una sua definizione dell'amore, né di doversi scegliere un'etichetta e di annunciarla al mondo intero. (...) Era fuori di dubbio che i suoi sentimenti avevano plasmato ciò che era, rappresentavano una grossa fetta della sua identità."

Albert si è totalmente chiuso al mondo esterno,  guardando tutti con malcelato disprezzo e invidia, sentimenti che lo hanno logorato nell'impossibile desiderio di un'esistenza basata sulla totale atarassia. 
Eppure cos'è la vita senza la presenza degli altri? 
Improvvisamente, a sessantacinque anni, Albert viene trafitto dalla consapevolezza che gli altri esseri umani possono avere un impatto su di lui e che lui può avere un impatto sulle loro vite, che basta aprire la sua anima anche solo un pochino perché anche gli altri aprano la propria. 
Che non è necessario che  sia un'ombra che passeggia non vista nel mondo, che non è invisibile, che può fare la differenza. 

Albert è il vero protagonista del romanzo, ma un altro personaggio importante incrocia la sua strada: Nicole, giovanissima madre single molto povera che studia duramente per realizzare il sogno di aprire un suo personale centro di bellezza e offrire alla sua bambina una vita migliore. Ha un nuovo ragazzo che la rende felice, ma ha paura di perderlo. Albert, dopo averla conosciuta, scopre in lei una persona gentile, dolce e piena di entusiasmo, e la invita a combattere per la sua relazione sicuramente difficile ma bella, perché lui stesso vorrebbe aver lottato di più per restare insieme al ragazzo che ha amato in gioventù. Nicole aiuta moltissimo Albert, spiegandogli come destreggiarsi con le tecnologie per cercare anche online l'amato George. 

Tra diversi punti di vista, salti temporali e lunghe parti introspettive, non ho trovato mai il testo noioso. Nella seconda parte è stato sicuramente più lento e dispersivo, ma probabilmente la mia impressione è stata anche dovuta all'impazienza di scoprire come sarebbe finita la storia. 

Inoltre durante la lettura sono stata colpita in modo particolare dalla componente fortemente positiva del libro: sebbene il protagonista abbia raggiunto l'età della pensione e abbia vissuto gran parte della sua vita in completa solitudine, facendosi bastare i felici ricordi adolescenziali e portando avanti una non vita fatta di finzione, non ho riscontrato una narrazione improntata al pessimismo. Semmai c'è malinconia, tristezza ma non amarezza, e un'ottica orientata verso il futuro, un futuro che può essere migliore, brillare di speranza. 

L'invito dell'autore al lettore è quello di accettare e rispettare gli altri ma anche di accettare e rispettare sé stessi: non solo se si ha un particolare orientamento sessuale, ma anche se si ha un certo carattere, una passione nascosta o se si teme di non poter piacere agli altri. Un'esortazione a non tarparsi mai le ali, a non limitarsi, a non nascondersi. 
Un invito bellissimo ma sicuramente difficile da accogliere, che se abbracciato avrebbe il potere di cambiare la vita di ciascuno. 
Forse nel finale il libro è eccessivamente ottimistico e fiabesco, ma non critico questo aspetto: non si leggono i libri anche per sognare? 

"Sforzarsi di essere una persona diverssa non ti renderà mai felice. Insomma, come fai a sapere che la gente non ti apprezza, se non ti mostri mai per come sei realmente?"

giovedì 23 giugno 2022

"Boys run the riot" di Keito Gaku


"Boys run the Riot" è un manga che si compone di quattro volumi, di cui recentemente è stato pubblicato il primo albo in Italia dalla casa editrice Starcomics, che lo ha proposto ai lettori in occasione del mese del pride visto che, tra le varie tematiche trattate, c'è anche quella transgender. 

Ryo è una ragazza adolescente che non è a suo agio con il proprio corpo: non le piace, perché sente di essere un ragazzo, prova attrazione nei confronti delle ragazze e vorrebbe che anche gli altri la vedessero per come si sente davvero e non per come appare. Inoltre, si riferisce sempre a sé stessa come ad un maschio.
I suoi atteggiamenti l'hanno spesso esposta a pesanti critiche, e il timore del giudizio altrui l'ha indotta spesso, dopo varie delusioni, ad isolarsi e nascondersi. 

Ryo ha una grande passione: ama i vestiti, che per lei sono un modo per esprimere sé stessa e la sua personalità, per mostrare la sua interiorità e vedere nello specchio un'immagine che la fa sentire fedele a sé stessa. Per questo, le piace consultare siti di vestiti e visitare negozi, costantemente alla ricerca di abiti che la facciano stare bene. 
Un giorno, nella sua classe arriva un nuovo studente:  un ragazzo ripetente, che indossa abiti strambi e non sembra mai preoccuparsi di ciò che gli altri dicono o pensano di lui. Si chiama Jin, e Ryo ne è subito incuriosita, perché in lui vede tutto ciò che lei non ha il coraggio di essere. Tuttavia i suoi compagni lo trovano un tipo strano, e Ryo non osa rivolgergli la parola, nel timore di essere per l'ennesima volta criticata. 
Tuttavia, per puro caso, lei e Jin un pomeriggio si incontrano in un negozio di vestiti,perché interessati alla stessa t-shirt. Ryo quel giorno non si ferma a parlare con lui, ma il mattino seguente, a scuola, il ragazzo la avvicina e le propone... di creare una linea di moda insieme a lui. Essendo stati attratti dalla stessa maglietta, il loro comune interesse secondo Jin non può che essere un inequivocabile segno del destino. 

A Ryo l'idea sembra assurda e di impossibile realizzazione, ma Jin fa sembrare tutto semplice, fattibile.
Ryo non gli crede, inoltre non si fida del suo carattere schietto e simpatico e, poiché non è abituata a persone gentili nei suoi confronti, tenta di scappare da lui, di allontanarlo. Ma Jin è un ragazzo diverso dagli altri, non la prende in giro e sembra volerle offrire una vera amicizia. Ryo riuscirà a dare una possibilità a lui e al suo strambo progetto? 

"Boys run the riot" è un manga che ho ricevuto dalla Starcomics a sorpresa, e mi ha colpito dalla prima pagina. Non solo per la trama, ma anche per i disegni. Le tavole sono di grande impatto visivo, con intensi contrasti bianchi e neri. L'autore ha riservato una grande attenzione ai dettagli, sia dei volti che degli scenari. Ho apprezzato inoltre le grandi dimensioni dell'albo e i caratteri di facile leggibilità hanno reso particolarmente piacevole e scorrevole la lettura. 

La storia narrata si concentra molto sulla narrazione introspettiva dei vari personaggi, soffermandosi sugli elementi importanti nella vita degli adolescenti. 
I vestiti sono una componente essenziale nella vita di tutti i giorni e sono elementi che concorrono a determinare l'identità di una persona. Contribuiscono, infatti, a costruire l'immagine che ciascuno desidera trasmettere, sia  agli altri che  a sé stessi. 

L'idea di fondare un brand infatti non è una semplice iniziativa imprenditoriale, bensì un modo per i due ragazzi di lavorare insieme ad un progetto e impegnarsi per proporre al mondo il prodotto della loro creatività.


Jin non è solo pieno di idee, ma è anche un personaggio forte e coraggioso: non si vergogna mai di nulla, si offre agli altri e al mondo senza temere il giudizio altrui, è sicuro di sé e non ha paura di dire ciò che pensa o di parlare delle sue passioni. Essendo profondamente convinto che chi non si vergogna di nulla è padrone del mondo, non riesce proprio a capire la timidissima Ryo, che si nasconde dal suo guscio ed è sicura che nessuno possa capirla. 
Jin non è della stessa idea: si rende conto che è lei molto diversa da lui, ma è convinto di poterci provare se anche Ryo fa uno sforzo e gli spiega come si sente. 

L'amicizia è necessaria nella vita di ciascuno, e anche Ryo ha bisogno di qualche amico che la accompagni nel suo cammino. Il fumetto non si concentra solo sull'amicizia, ma anche sull'autodeterminazione di sé stessi e sulla capacità di non arrendersi e non lasciarsi abbattere dai pregiudizi e dalle cattiverie altrui.

Questo viaggio alla scoperta di sé è un viaggio fatto in compagnia dei coetanei.
Le figure degli adulti non sono particolarmente delineate in questo primo volume, tuttavia ho apprezzato molto il personaggio di Hinata, la professoressa di Ryo: una giovane insegnante che crede nel suo lavoro e che si sente responsabile se i suoi studenti non percepiscono la scuola come un ambiente sano. Si sforza per raggiungerli e avvicinarsi a loro, cercando di comprenderli e di capire cosa si nasconde dietro i comportamenti più strani, spronandoli a trovare un modo per esprimere la propria voce. 


Anche grazie al suo incoraggiamento Ryo trova il coraggio di accettare la proposta di Jin, accogliendola come un modo per impiegare il suo tempo in un'attività costruttiva e interessante, che le permette di esprimere le sue idee e la sua creatività, ispirando anche gli altri giovani come lei che vivono nell'ombra, soffocati dalla paura che le loro passioni vengano giudicate negativamente dai coetanei. 

"Boys run the riot" è un manga carinissimo, che parla di adolescenza con delicatezza e impatto, riuscendo a raccontare il disagio di un'età in cui si è in cerca di risposte e della propria identità, in lotta contro un mondo che si dichiara aperto e libero ma che in realtà  vorrebbe imporre a chiunque cosa essere e cosa non essere, ed è ancora ricco di stereotipi da abbattere. 

Ma soprattutto, insegna che evitare il giudizio altrui è impossibile, e che l'unico modo per vivere una vita felice e appagante è seguire i propri desideri, ignorando le opinioni di chi osserva da un punto di vista esterno, senza conoscere l'anima e le intime ragioni del cuore della persona che vorrebbero distruggere. 

Il titolo del manga, che sarà il nome del brand di Ryo e Jin, "Boys run the riot" significa "i ragazzi guidano la rivolta" e riassume l'intero senso della storia: la vera rivoluzione che ciascuno nel suo piccolo può fare è non vergognarsi mai della propria identità, e del proprio personale modo di inseguire l'autorealizzazione e la felicità.