venerdì 5 giugno 2026

"L'anno delle mille vite" di Heddi Goodrich


"Parlare è una grande responsabilità, perché le parole non si limitano a descrivere le cose come sono o a comunicare informazioni pratiche. Ogni volta che apri bocca stai compiendo un atto di creazione che cambia il mondo in modo infinitesimale. Stai dando vita a qualcosa con il tuo respiro, che altro non è che energia che si può vedere e toccare. E quando usi l'energia per pronunciare delle parole, allora riesci a trasmettere la tua coscienza."

Se cercate un romanzo storico che narra battaglie e azione frenetica, "L'anno delle mille vite" non è il libro per voi. Se invece avete voglia di perdervi in un viaggio dentro le fragilità dell'anima umana, potrebbe rivelarsi una buona lettura. 

​È il 69 d.C.: l'Impero Romano trema sotto i passi e gli errori di quattro imperatori diversi.
Ambientato in un'Ercolano sospesa e inquieta -dieci anni prima della grande eruzione- il romanzo esplora il mondo interiore della matrona Turia e il suo legame invisibile, ma indissolubile, con un soldato arrivato nella sua casa per fare da insegnante al figlio.
​Un amore cerebrale, tormentato dalla presenza silenziosa della serva Anù che diventa lo specchio delle libertà negate alla protagonista, e un ritmo che vive di sguardi e silenzi più che di azioni.

​L'autrice, attraverso la voce provocatrice della sua protagonista, non racconta un amore convenzionale, ma un legame fatto di sguardi da dietro le tende, un'ossessione alimentata da respiri trattenuti e una connessione mentale così potente da permettere a Turia di evadere con l'immaginazione e vivere, nella sua mente, "mille vite".

Storia e finzione si mischiano per raccontare una storia verosimile, che narra emozioni comuni a tutte le epoche, a tutte le persone, a tutte le categorie sociali

venerdì 20 marzo 2026

"La scultrice" di Pia Rosenberg

"La ragione da sola non basta. Dove lo mettiamo il cuore? L'amore, Dio, il sogno, il desiderio?"


"La scultrice" è un'opera di Pia Rosenberg che ricostruisce in forma narrativa la vita di Camille Claudel, una scultrice francese vissuta nel secolo scorso che si scontrò con le convenzioni sociali pur di portare avanti la sua passione. 

Mentre le sue coetanee attendevano un marito dedicandosi al cucito o, nei casi più audaci, agli acquerelli, Camille Claudel, una giovane dal carattere focoso e ribelle, sporcava le sue mani di argilla e polvere di marmo.

In un’epoca che considerava la scultura appannaggio esclusivo degli uomini, lei scelse di sfidare ogni convenzione, votando la propria esistenza a un’arte viscerale, faticosa e mal vista, arte che lei viveva con la dedizione di una religiosa. Con la stessa furiosa dedizione visse l'amore che la condannò, si donò all'uomo che avrebbe spezzato il suo cuore, sfruttato la sua arte e rovinato la sua vita. 
"Rodin era un cannibale che spolpava i suoi modelli in nome dell'arte e a lavoro concluso sputava le ossa e se le lasciava alle spalle."

In molti avevano messo in guarda Camille dall'influenza pericolosa di Auguste Rodin, il suo famoso maestro, al quale però lei non riuscì e non volle resistere. Sempre sminuita dalla madre e dalla sorella, appoggiata in maniera altalenante dal padre, credeva di aver trovato in Rodin finalmente la validazione che tanto anelava. 

Il legame con Auguste Rodin non fu un amore sano: fu piuttosto un incendio distruttivo, un'ossessione dolorosa e totalizzante, una dipendenza fatta di fascinazione e bisogno di riconoscimento che finì per consumarla. 

"La Scultrice" ci trascina nell'abisso di Camille, raccontandoci la caduta di un genio che si è bruciato alla luce di un fuoco cannibale.

​La sua storia è un monito potente: ci insegna a riconoscere quegli amori sterili che prosciugano la nostra bellezza invece di nutrirla. Un invito, doloroso ma necessario, a fuggire da dove non ci è permesso fiorire. Anche se fa male.