martedì 29 dicembre 2020

"Il posto magico" di Chris Wormell


"Il posto magico": bastano queste tre parole per stuzzicare l'immaginazione. 
Ogni persona infatti ha, o ha avuto, un posto speciale, un orizzonte interiore la cui vista, anche solo dalle finestre dell'immaginazione, suscita conforto e serenità. 

Il romanzo "Il posto magico" (The magic Place) prende ispirazione proprio dall'idea che ciascuno possa comprendere benissimo il significato consolatorio e profondo di un luogo simile, e si rivolge al cuore di ogni lettore, toccandone l'animo intimamente.

Clementine, una bambina orfana, vive con i cattivissimi zii, che la maltrattano continuamente e la tengono per quasi tutto il tempo rinchiusa in cantina, senza permetterle di uscire di casa o affacciarsi alle finestre tanto che non ha neppure mai visto il cielo. E qualche volta che è riuscita a sbirciare fuori non ha scorto che uno sconfinato labirinto di case scure e caminetti grigi. 
L'unica compagnia di Clementine è il tenero gatto Gilbert, che le sta sempre vicino e sembra prendersi cura di lei in ogni momento.


Anche se ha sempre vissuto in quella città scura e buia, Clementine spesso di notte sogna un posto bellissimo, sebbene non ricordi di averlo mai visto: una sconfinata distesa d'erba verde, senza camini, senza tante case e senza porte chiuse a chiave. È il luogo in cui si rifugia la sua mente, quando la vita diventa troppo insopportabile. Esiste davvero quel posto? Guardandosi intorno sembrerebbe di no, ma Clementine ha bisogno di credere che sia reale e non una mera invenzione della sua mente per tollerare la realtà. 
Un giorno, un evento inatteso le offre l'insperata possibilità di una fuga, occasione che coglie immediatamente. Ma i suoi zii non la lasceranno scappare tanto facilmente. 
Riuscirà Clementine a sfuggirgli e a trovare il luogo dei suoi sogni?

Chris Wormell ha ideato un'opera in cui parole e immagini si tengono a braccetto, infatti è impossibile comprendere le vicende narrate senza prestare attenzione alle illustrazioni, che sono parti integranti della storia. Con suggestivi disegni, piccoli, grandi, illustrazioni a tutta pagina, il libro coinvolge e rapisce, dando vita ad un'avventura visiva che, per intensità, bellezza e profondità mi ha ricordato "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret". 


Come il cantastorie di una fiaba, usa una voce semplice, ma forbita, e si rivolge direttamente al lettore, rendendolo attivamente partecipe nel racconto, magari attirando la sua attenzione su vari particolari significativi. 

Il posto magico di Clementine rappresenta la consolazione che chiunque spera di raggiungere, un sogno accarezzato, la luce che induce a proseguire e resistere nonostante i numerosi colpi della vita. 
Una metafora potente sull'esistenza, sulla fede profonda in un sogno, e sulla speranza di essere cercati e trovati. 


Clementine è una figura in cui ciascun lettore potrebbe rivedersi: in fondo non siamo tutti "bambini perduti", nell'attesa di essere salvati? 
"Il posto magico" è un romanzo stupendo, delicato e toccante. Un libro perfetto per i bambini, in cui i più adulti saranno capaci di leggere i numerosi significati nascosti e profondi.

domenica 27 dicembre 2020

"Nomen Omen": una graphic novel in tre volumi di Bucci e Camagni


Nomen Omen è una graphic novel composta da tre volumi, sceneggiata da Marco Bucci e illustrata da Jacopo Camagni, conosciuta e acclamata anche all'estero, pubblicata in Italia dalla casa editrice Panini Comics.

Il giorno del suo ventunesimo compleanno Rebecca Kumar, -newyorkese appassionata di informatica e impegnata in uno stage presso Google, - incontra un misterioso individuo che la aggredisce e le strappa il cuore dal petto. Quando si risveglia, crede di essersi assopita e aver avuto un incubo o un'allucinazione. Ma poco dopo la città viene invasa da mostri terrificanti, che provocano morte e distruzione. 
Un amico di Becky, Patrick, viene rapito e lei stessa rischia la vita, ma viene salvata da un giovane dal fisico possente che le spiega di essere una creatura del mondo fatato, di nome Fer, incaricato di proteggerla, perché lei è una strega, l'ultima erede di una lunga stirpe, e possiede nel sangue tutto il potere dei suoi antenati, grazie al quale è sopravvissuta all'attacco che le ha sottratto il cuore. Ma è destinata a morire entro pochi giorni, se non recupera il suo cuore. 
Il leggendario e crudele re delle fate ha ordito un piano terribile che richiede numerosi sacrifici umani, dei quali Becky costituisce solo l'ultimo tassello.
Qual è il suo scopo? Saprà fermarlo, scegliendo con criterio tra amici e nemici?


La coesistenza di molteplici universi narrativi, inizialmente confusionaria, si rivela coerente, perché antagonisti e comprimari provengono da diverse storie, sono letteralmente "racconti incarnati" congelati nel proprio ruolo e sospesi nell'impossibilità di essere diversi da ciò che sono. 


Il sistema magico che governa l'universo incantato della storia si fonda sulla magia dei nomi dotati, secondo le leggende antiche, di un potere sconfinato. Rivelare a qualcuno il proprio nome - che rappresenta l' identità - significa concedere a quella persona potere su di sé, sottomettendosi quasi alla sua volontà. Se il nome viene rivelato di propria spontanea volontà rappresenta un atto di immensa fiducia nei confronti del destinario della confessione, perché è come affidargli la propria vita in quanto, grazie al nome, l'altra persona può dargli degli ordini senza che questi vi si possa sottrarre. 
Se invece il nome viene estorto, ad esempio grazie all'ausilio di una magia vincolante, è una forma di violenza che l'altro deve subire, e rappresenta la più abbietta forma di sottomissione. 


La magia dei nomi (onomaturgia) che costituiscono un vincolo si rifà ad una tradizione antica, che risiede nell'onomanzia, un'arte divinatoria che veniva usata per fare una previsione riguardo il futuro di chi portava un determinato nome. L'opera di Bucci e Camagni vi fa sicuro riferimento nel titolo: Nomen Omen, infatti, è una locuzione latina che, letteralmente, significa "Il nome è un presagio", e si basa sull'idea che nulla al mondo sia casuale, e che persino nel nome che un bambino riceve alla nascita si celino fondamentali indizi riguardanti il suo futuro. 

Rebecca è una strega e il suo nome- colei che avvince con le sue grazie - non è casuale, ma rappresenta la sua natura polivalente, capace di abbracciare vari tipi di magia. 


Gli autori hanno inserito numerosi riferimenti alle più antiche e spietate fiabe irlandesi, intessendole insieme per dare vita ad un arazzo di storie, per fomare un intreccio narrativo di notevole complessità. 
Tra le più famose, spiccano la leggenda dello Changeling (quando un popolo fatato rapisce un umano da una famiglia per sostituirlo con una copia fittizia, apparentemente uguale alla persona rapita) e di Medea, che invece è una figura inquietante recuperata dalla mitologia greca, che ha un ruolo preminente nell'opera.

 
Oltre a storie e leggende tratte dal folklore e dalla mitologia, non mancano riferimenti cultura Nerd e Geek, come allusioni a film, libri di fama internazionale, quali Harry Potter, o cartoni animati celebri come Adventure Time


L'opera si fa anche manifesto della cultura Queer, schierandosi a favore di ogni tipo di amore, eterosessuale o omosessuale (Becky ha due mamme che si amano moltissimo e che la fanno sentire amata e costituiscono per lei un modello stabile di famiglia) sino ad arrivare anche al poliamore: infatti un'amica della protagonista ha due fidanzati e dichiara di amarli entrambi. 


Le fate invece hanno un concetto di amore diverso: i loro rapporti tendono ad essere più occasionali e promisqui, vivono le unioni come estasi rievocando le orge baccanali, e non credono che fare violenza su qualcun altro sia un modo per fargli del male, ma solo un modo per esprimere la propria passione. 

I disegni sono il vero punto di forza dell'opera: Camagni ha un tratto preciso, pulito, grazie al quale riesce a dare vita a figrure delineati e accattivanti, dalle espressioni intense e coinvolgenti.
Le vignette sono spesso arricchite da corpi aggrovigliati che mostrano una nudità esibita, violenta e furiosa. 


Ci sono inoltre varie allusioni ad opere famose, come i quadri di Escher o affreschi di Michelangelo. 


Essenziale è il ruolo del colore: ciascuno ha un significato preciso. Predominano le sfumature del grigio, del bianco e del nero, perché la protagonista è affetta da acromatopsia, ossia non riesce a vedere i colori. Quando vengono inseriti, i colori sono acidi e innaturali, oppure evidenziano solo una parte precisa del disegno, una sfumatura dei capelli, una mano, un corpo, per concentrare su quel punto l'attenzione del lettore. Nel corso dei volumi sarà spiegato lo specifico senso di ogni colore, mai usato a caso, ma attribuito ad un determinato tipo di magia, solitamente legata ad un certo personaggio. 

Sono presenti nella storia fate, satiri, principi e altri vari personaggi che sembrano essere usciti dal mondo delle fiabe. Ma non da un mondo di storie della buonanotte, bensì si tratta di fiabe corrotte, di figure trasgressive e perverse, con sorrisi contorti ed occhi allucinati. Queste creature fantastiche sembrano emerse direttamente dai romanzi più crudi di Holly Black, dalle sue inquietanti feste al chiaro di luna. 


L'idea delle fate cattive, che possono sembrare un controsenso, è in realtà un concetto profondamente radicato nella tradizione fantastica. Il popolo che abitava la natura veniva considerato infatti primordiale, quindi a dei e fate venivano attribuiti istinti bestiali e a volte persino violenti. 
Lo stesso Fer, quando conosce Becky, cerca di farle capire che hanno usanze e costumi molto diversi. Becky, pur essendo di mentalità estremamente aperta, non riesce a capirlo.

L'importanza delle storie nella vita di ciascuno è uno dei temi centrali dell'opera: infatti, quando Becky si rende conto che i suoi nemici non sono altro che storie incarnate, quindi, in un modo contorto, affascinante e particolarmente ingegnoso, saranno proprio le storie che ha amato sin da bambina a salvarla. 


Nomen Omen -una caleidoscopica avventura a metà fra Young Adult e fiaba oscura - non è il mio genere preferito- , ma piacerà sicuramente a chi ama questo tipo di opere.

venerdì 25 dicembre 2020

"L'orologiaio di Filigree Street" di Natasha Pulley


L'orologiaio di Filigree Street, scritto nel 2016, è il primo romanzo di Natasha Pulley,  un esordio assolutamente brillante. 

E' un romanzo storico, ambientato nella grigia e nebbiosa Londra del 1884.
Nathaniel, detto Thaniel, ha potato i sogni e le ambizioni proprio come il suo nome: da giovane promessa del pianoforte - talento maturato anche grazie alla sinestesia, la capacità di vedere i suoni come se fossero dei colori- si è rassegnato a lavorare come telegrafista per mantenere, con gran parte del suo stipendio, la sorella e i nipoti dopo la morte del cognato. Vive solo in un piccolo appartamento, dove la sua vita si svolge triste e ripetitiva.
La monotonia delle sue giornate viene interrotta quando una sera, tornando a casa, trova la porta del suo appartamento socchiusa. Ricorda bene di averla lasciata chiusa, quel mattino. Inizialmente, Thaniel teme che un ladro si sia introdotto in casa sua. Eppure non ci sono segni di effrazione e non gli è stato rubato nulla, anzi: chi è entrato nel suo appartamento gli ha persino lavato i piatti e gli ha lasciato un'elegante scatola bianca sul letto, che contiene un orologio.
Incuriosito da quell'inaspettato regalo di cui gli è ignoto il mittente, Thaniel lo porta sempre con sé fino alla sera in cui, alcuni mesi dopo, un allarme preimpostato che non aveva mai suonato prima lo induce ad uscire dal locale nel quale si trova. Questo inconveniente si rivela la sua salvezza, poiché poco dopo il locale esplode a causa di una bomba lasciata da un terrorista.
In quel momento il regalo assume un senso: qualcuno intendeva salvarlo. Ma come faceva, il suo salvatore, a conoscere il momento esatto dell'esplosione della bomba, per avvisarlo? Che sia egli stesso ad aver ordito l'attentato? Ancora coperto di detriti e con un braccio ferito, Thaniel sale sul primo treno diretto
a Filigree Street, dove ha scoperto che l'orologio è stato prodotto, intenzionato a incontrare l'orologiaio che lo ha realizzato. Conosce così Keita Mori, un brillante orologiaio di origini giapponesi, uomo raffinato e gentile, che nasconde molti segreti e al quale scopre essere legato il suo destino. 
Le vicende di Thaniel e Mori si intrecciano con la storia di una giovane scenziata, Grace Carrow, che desidera studiare ma per ricevere il denaro della dote dovrebbe sposarsi perciò chiede proprio a Thaniel di sposarla. Lui inizialmente accetta, entusiasta all'idea di diventare un uomo abbiente e poter fornire ai nipoti tutto ciò di cui potrebbero avere bisogno. Inoltre, Grace è intelligente e determinata, una donna interessante e sicura di sé. Ma è giusto trascorrere il resto della sua vita con una persona che non gli fa battere il cuore, orientando la sua esistenza verso una direzione calcolata, solo per non avere problemi economici?

Fra Thaniel e Mori sboccia un amore intenso e profodo, un sentimento silenzioso e sottile mai chiamato per nome, che viene svelato all'improvviso, intuibile solo attraverso piccolissimi dettagli, quali timidi sguardi e lenti avvicinamenti.
Grace invece è infatuata dell'amico di vecchia data Matsumoto, e tra i due si instaura un amore altrettanto silenzioso ma più ruvido, meno evidente. Un innamoramento palpabile sin dalla prima pagina, ma che i due si rifiutano di ammettere per eccessivo orgoglio.

Il personaggio più intrigante dell'intero romanzo è sicuramente Mori il quale, con le sue suggestive tradizioni, i suoi passi silenziosi e le sue geniali costruzioni, riesce a stupire il lettore ad ogni pagina.
Thaniel, lentamente, non può fare a meno di aprire il suo cuore a quell'uomo che sembra capire la sua anima meglio di chiunque altro, che sa ascoltare quando serve e tacere quando le parole sono inutili, lasciando che siano sguardi e gesti a comunicare.

Grace è impetuosa, concentrata sui propri obiettivi lavorativi, e cieca ai suoi stessi sentimenti e a quelli di chi la circonda.
Sarebbe pronta a sposare un uomo che non ama pur di appropriarsi della sua dote e mantenere il laboratorio scientifico di cui ha bisogno per studiare e dimostrare l'esistenza dell'etere.
Lo scontro con la società è il tema centrale per i tre protagonisti: Grace non accetta la sua subalternità in quanto donna, Mori in ogni contesto sociale si è sempre sentito fuori posto e Thaniel si è adattato a vivere un'esistenza ristretta nella quale tuttavia si sente un fantasma, un pianista condannato a vedere la musica e non poterla più suonare.

Con una prosa delicata e sognante, quasi surreale, che fa un uso spettacolare del mostrare senza dire, l'autrice trasporta il lettore in un mondo ovattato, fatto di sensazioni e colori, in un amore travolgente e toccante, che lascia un messaggio importante: il cuore è certamente una macchina incredibilmente complessa, ma non è un meccanismo.

mercoledì 23 dicembre 2020

"Rodrigo Gambarozza e Scricciolo il suo scudiero" di Michael Ende e Wieland Freund


"Il mondo intero è una grossa storia, in cui tutti noi recitiamo" 

Quello di Michael Ende è un nome che fa subito sorgere uno spontaneo sorriso in molti. È stato uno scrittore che ha fatto sognare intere generazioni di appassionati lettori. Come dimenticare i lunghi viaggi di Bastiano e Atreiu ne "La storia infinita", la coraggiosa Momo, la forza d'animo del gatto e del corvo ne "La notte dei desideri"? 
Michael Ende è riuscito, nei suoi romanzi, ad usare una narrazione che con leggerezza riesce a toccare le corde più profonde dell'animo umano, capace di lasciare un ricordo indelebile in ogni lettore.

Rodrigo Gambarozza e scricciolo il suo scudiero è la sua ultima opera, che purtroppo aveva solo iniziato e non era riuscito a finire. Usando i suoi appunti, Wieland Freund, studioso di germanica e anglistica, l'ha conclusa per lui.

In Italia il libro è stato pubblicato da DeAgostini, in un'edizione particolarmente curata e arricchita dalle bellissime illustrazioni a colori di Regina Kehn.

La storia, ambientata in un'imprecisata realtà sospesa, "Nel bel mezzo del buio Medioevo, nel bel mezzo della settimana, e per di più nel bel mezzo della notte", ha come protagonista un bambino di circa dieci anni, Hastrubel Anaximander Chrysostomos, detto Scricciolo, figlio di una coppia di anziani marionettisti che avevano deciso di continuare il mestiere dei genitori sebbene non fossero particolarmente portati per quel lavoro.
Non hanno la fantasia né l'amore per le storie, doti fondamentali per gli artisti, e la loro vita non è affatto entusiasmante, bensì piuttosto noiosa. Questa è la ragione che spinge il loro unico figlio a scappare. Egli, avendo vissuto tutta la vita sul carro dei teatranti, non conosce nulla del mondo, in particolar modo non conosce il male e non ne ha paura. Ma poiché tutti non fanno che ripetergli che per crescere è indispensabile conoscere il male, scappa nella notte e si dirige verso la dimora del più temuto brigante della zona, Rodrigo Gambarozza, proponendogi di assumerlo come suo scudiero. 

"Questo suo straordinario proposito deve essere spiegato all’istante, perché altrimenti qualcuno potrebbe farsi un’idea del tutto sbagliata di Scricciolo e ritenerlo mostruosamente ardito o addirittura un eroe.
Scricciolo non era niente di tutto ciò. Coraggioso, infatti, è chi conosce la paura e la vince. Scricciolo, invece, la paura non sapeva proprio che cosa fosse, e per questo motivo non aveva bisogno di vincerla.
La paura ce l’ha soltanto chi conosce il male che alberga dentro di sé e pertanto lo rifugge. E anche di questo Scricciolo non sapeva nulla."

Peccato che Rodrigo non sia affatto un vero brigante, ma solo un uomo molto riservato che desidera condurre una vita solitaria lontano dai pericoli, dedicandosi alla cura dei suoi amatissimi cactus, e che proprio per tale scopo si è impegnato moltissimo ad inventare e far circolare le peggiori storie sul suo conto. 
Quando il bambino si presenta alla sua porta non ha il cuore di deluderlo e raccontargli la verità, perciò inventa per lui storie nuove e ben più assurde, da cui il bambino rimane affascinato. Per dissuaderlo dal suo discutibile proposito di dedicarsi ad una vita di brigantaggio, gli spiega che non può diventare un brigante senza aver superato una prova, ossia aver effettuato il crimine più efferato di tutti i tempi. Impresa difficilissima, per cui sarebbe meglio lasciar perdere.
Ma Scricciolo parte, deciso a compiere la sua missione. 
Quando i suoi genitori si presentano da Rodrigo per chiedere notizie del figlio, l'uomo gli spiega la situazione e mortificato, si unisce a loro per cercare il bambino. Riusciranno a trovarlo? E cosa imparerà, durante il suo avventuroso viaggio?



Scricciolo non parte solo alla scoperta del pericolo e del male del mondo, ma anche alla ricerca della propria vocazione personale. Sente che fare il marionettista non è quel che desidera, e prova in tutti i modi a cambiare la sua vita. Si sente incompreso dai genitori che, essendo molto più anziani di lui, non riescono a comprenderlo, non capiscono il suo desiderio di allontanarsi da loro e andare in cerca di una propria indipendenza.

Solo tentando di avventurarsi in strade diverse da quelle già percorse si può scoprire la propria, e questa sarà l'avventura di Scricciolo e Rodrigo. Infatti il libro narra il viaggio di un ragazzo alla scoperta di sé stesso ma anche di un uomo, Rodrigo Gambarozza, che per tanto tempo si è finto un brigante e invece comprende di voler fare il cantastorie.
Pur avendo età tanto diverse, Scricciolo e Gambarozza sono molto simili, entrambi in cerca della propria inclinazione. 


Un altro tema approfondito nel romanzo è la differenza tra paura e avventatezza.
Finché non si conosce la paura del pericolo, affrontarlo non costituisce una reale sfida, ma è appunto solo un gesto di avventatezza. Invece, riconoscere, affrontare e vincere la paura è autentico coraggio.

Con una narrazione poetica e frizzante, da fiaba, grazie all'uso di un narratore onnisciente che scherza con la metaletterarietà e gioca con le parole, "Rodrigo Gambarozza e Scricciolo il suo scudiero" vuole comunicare al lettore che la vita è imprevedibile e conduce, attraverso sentieri inconoscibili, percorribili spesso con un atto di coraggio, al proprio destino. 


domenica 13 dicembre 2020

"Weathering with you 2": il secondo tankobon del manga tratto dall'opera di Makoto Shinkai


"Quando la pioggia finisce per chi splende davvero, il sole?"

"Weathering with you 2" è il secondo Tankobon tratto dall'omonimo lungometraggio anime di Makoto Shinkai, illustrato dal bravissimo Wataru Kubota, pubblicato in Italia dalla casa editrice Starcomics.

Trovate la recensione del primo volume cliccando qui


Hodaka è un ragazzo di sedici anni scappato di casa e rifugiatosi a Tokio, presso il signor Suga, un uomo che lo ha preso in simpatia offrendogli vitto, alloggio e un lavoretto come articolista per una rivista di paranormale. 
Dopo aver conosciuto Hina, una "portatrice di sereno", ossia dotata della capacità di far cessare, per un breve periodo di tempo e in un determinato luogo, con le proprie preghiere, la pioggia perenne che imperversa su Tokio come una piaga, Hodaka le propone di aprire un'attività e offrire i propri servigi -o meglio, le sue preghiere- in cambio di denaro. 
Sebbene inizialmente Hina sia restia a sfruttare le proprie abilità a scopo di lucro, accetta perché, dalla morte della mamma, deve prendersi cura del fratellino. Ben presto si scopre felice di quel lavoro, perché le permette di guadagnarsi da vivere facendo qualcosa che ama, ossia regalando gioia alle persone.


Tuttavia pregare per il bel tempo la stanca molto quindi, dopo aver messo da parte un pò di denaro, propone a Hodaka di accettare un ultimo lavoro e poi prendersi un pò di tempo per riposare. 
I due ragazzi sono sereni, la vita sembra sorridergli: anche se a Tokio non fa altro che piovere, loro riescono a trovare dei personali spazi di felicità, i propri sprazzi di sereno. 
Ma una leggenda incombe cupa sulla loro fragile felicità: infatti la portatrice di sereno, in quanto sacerdotessa del cielo è una vittima sacrificale, e un triste destino la attende perché, man mano che usa i propri poteri, si "consuma" come una candela, ed è destinata a sparire. 
Qual sarà il destino di Hina? E Hodaka saprà stare al suo fianco anche nei momenti più difficili? 

Inoltre, la polizia sta cercando Hodaka, poiché la sua famiglia ne ha denunciato la scomparsa. Dargli protezione e aiuto, quindi, vorrebbe dire mettersi in una scomoda posizione contro la legge. Cosa sceglieranno di fare Hina e Suga? 

Hina e Hodaka, che alla fine del primo volume hanno iniziato a conoscersi, si avvicinano ulteriormente, aprendosi l'un l'altro. Hina è una persona che tende a donare il proprio cuore agli altri, inducendo i suoi interlocutori a spogliarsi di armature e finzioni. 
Persino Natsumi, la giovane nipote di Suga, all'apparenza frivola e leggera, quando si trova da sola con Hina prova il desiderio di confidarle tutti i dubbi e le paure che la affliggono mentre con i grandi occhi azzurri, la portatrice di sereno la ascolta, attenta. 


Hina vorrebbe indurre anche Hodaka a parlarle della sua isola di origine dalla quale, però, il ragazzo cerca di tagliare ogni ricordo. Il suo luogo di provenienza non viene mai menzionato, e non vengono spiegate con precisione le ragioni che lo hanno indotto alla fuga: uno stratagemma narrativo che induce il lettore ad immaginare quel che preferisce, proiettando su questo personaggio le proprie difficoltà. 
Hina invece, senza problemi gli racconta il proprio passato e le origini del suo potere, che le è stato donato dal cielo quando sua madre stava male e lei aveva pregato che tornasse il sereno, per poter passeggiare sotto il sole insieme a lei. 
In risposta alle preghiere il sereno era infine giunto, ma la donna era morta comunque, e questo aveva indotto la ragazza a domandarsi per chi splendesse, ormai, il sole.


L'ultimo lavoro che Hina accetta di svolgere è quello richiesto da un uomo che vuole trascorrere un pomeriggio con la figlia. Con sorpresa, Hodaka scopre che si tratta di Suga, l'uomo che lo ha accolto quando non aveva nessuno. Il suo personaggio, che appariva più superficiale e leggero nel volume precedente, viene approfondito, e mostra un lato profondamente sensibile ed umano. 


Quando scopre che proteggere Hodaka significa mettere a rischio la richiesta di affidamento della figlia, si sente dilaniato: perché vorrebbe aiutarlo, ma desidera anche avere con sé la sua bambina.



Hodaka, conoscendo il lato più segreto di Suga, Natsumi e Hina comprende di essere circondato da persone dal carattere forte. 


Il confronto con gli altri diventa quindi per lui fonte di crescita e maturazione. Rispetto a loro, si sente un ragazzino che ha ancora tanto da imparare dagli altri.


La metafora della pioggia, più incisiva, con il racconto di Hina pone al lettore una domanda a cui rispondere, un simbolismo da risolvere. Cosa rappresenta la pioggia? Cosa ha compreso Hina, quando il sole splendeva su Tokio ma sua madre non c'era? Cosa conta davvero? L'importante è il sole -un'apparenza luminosa, ma pur sempre mera apparenza, semplice circostanza - o l'essenziale è la presenza di un raggio di sole nel cuore, indipendentemente dall'esteriorità, costituita da contingenze casuali soggette a cambiamenti? 


Le tavole, con un delicato gioco di luci e ombre che si oppongono, danno vita ad un'atmosfera surreale e sospesa.
Questo secondo tankobon, forse in maniera più incisiva rispetto al precedente, approfondisce punti di vista più trascurati nel film, come il rapporto di Hina con sua madre, le incertezze di Natsumi, il dramma interiore di Suga. 

Non resta che attendere il terzo ed ultimo volume, nel quale il disegnatore, come dichiara nell'ultima pagina di questo tankobon, intende approfondire ulteriormente la storia.

sabato 12 dicembre 2020

"Fenix e la chiave di Thuta" di M. M. Loi


Il senso di straniamento, la sensazione che la realtà circostante non sia che una rarefatta e nebbiosa illusione, il sospetto di appartenere ad un posto diverso e lontano: questa l'idea che ha indotto numerosi scrittori a ideare i loro mondi fantastici, scrigni di sogni magnifici oppure culle di incubi tremendi. 
Accedere ad altri universi richiede sempre una considerevole dose di coraggio, o avventatezza. Spesso si varcano le soglie della realtà alternativa grazie ad una porta, che si apre per un'unica persona predestinata ad oltrepassarla. È su questo topos che si costruisce l'intreccio narrativo dell'affascinante romanzo fantasy di Mariella Martinelli Loi: "Fenix e la chiave di Thuta~La gemma di Osiris". 
La protagonista, un'adolescente di New York, è una ragazza che si sente diversa, e lo è persino nell'aspetto. È infatti particolarmente graziosa ed esile, ha la pelle innaturalmente bianca e lunghi capelli d'argento. 
Non prova familiarità o appartenenza nei confronti di nessun luogo e, al compimento dei suoi diciassette anni, ne scopre la ragione. Non proviene dal mondo degli uomini, è nata per vivere nel regno degli elfi, sua terra d'origine, a cui può accedere grazie ad piccola chiave dorata, la chiave di Thuta, che le permetterà di aprire una porta per accedere a Miriël, il regno degli elfi. 
Quali sfide la attendono in quel misterioso e sconosciuto mondo dove dovrà studiare per conoscere meglio la propria natura? Finalmente scoprirà sé stessa e capirà chi è davvero? 

La chiave di Thuta, l'oggetto prezioso che permetterà a Fenix di recarsi nel suo vero mondo, è uno degli elementi che ho apprezzato di più, nel libro. 
Infatti è legato unicamente a lei, metafora del destino che appartiene a ciascuno e che bisogna scegliere in maniera autonoma quali porte aprire e quali strade percorrere. 

"《Anche la più piccola delle chiavi può aprire le porte di un mondo grandioso... basta solo avere il coraggio di usarla, Fenix.》sussurrò calmo il biondo, fissando lo sguardo sulla giovane. Improvvisamente, tutto divenne chiaro, quel mondo in cui aveva vissuto fino a ora le appariva adesso come una gabbia di metallo, freddo e sterile. Quella che sua madre stringeva tra le dita era la sua unica via d'uscita, un biglietto per la libertà. Si era sempre sentita diversa, ma aveva finalmente realizzato che sbagliata non lo era mai stata. Apparteneva a due mondi, e quello su cui stava posando i piedi non le bastava più."

Fenix, con coraggio, decide di usare la chiave e varcare la sua porta. Non è una scelta semplice ma piuttosto sofferta, perché sua madre è umana e recarsi nella terra degli elfi vuol dire abbandonarla. La donna, inoltre, non le rende la decisione semplice perché, essendo la sua unica figlia, si impegna in ogni modo per convincerla a restare. 
Purtroppo la separazione, per quanto dolorosa, è necessaria, perché il destino si affronta in solitudine. 

La protagonista incontra numerosi personaggi durante la sua avventura, che si distinguono per aspetto e carattere. 
Fra di essi si costruisce un complesso intreccio di relazioni, fra simpatie, rivalità e batticuori. 

Il worldbuilding riesce a dare un'ambientazione suggestiva alla storia, permettendo al lettore di immaginare la magica e selvaggia terra degli elfi e di orientarsi con facilità in un mondo nuovo che, con la presenza di una scuola di magia, strizza l'occhio ad opere classiche e amate come Harry Potter.

"Fenix e la chiave di Thuta" è la storia di una protagonista alla ricerca del proprio posto nel mondo: un fantasy per chi ama gli elfi, le leggende antiche e le storie di amore, amicizia e magia. 

venerdì 11 dicembre 2020

"Silent Smiles" di Elena Vitagliano



Silent Smiles è una raccolta di racconti in stile manga pubblicata dalla casa editrice Upper Comics, in un elegante volumetto di formato medio con sovraccoperta lucida e coloratissima. 

L'autrice, Elisa Vitagliano, ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali, ed è stata l'unica donna finora ad essersi classificata prima nel Silent Manga Audition (nell'ottava edizione) una competizione indetta da una prestigiosa casa editrice giapponese che prevede la presentazione di storie in stile manga, riguardanti una tematica precisa e senza l'uso dei dialoghi. 

I dialoghi infatti -solitamente presenti nei fumetti, sono totalmente assenti.
Non ci sono balloon (al massimo sono presenti onomatopee) e la visione si trasforma in un'esperienza coinvolgente ed intensa, in cui l'emozione è affidata alla sola potenza comunicativa del disegno. 


A volte, leggendo un fumetto, non si riesce a godere appieno dell'opera ad una prima lettura, perché parole e immagini si contendono l'attenzione. 
Non così per Silent Smiles, dove è possibile concentrarsi del tutto sulle vignette, attardandosi ad osservare con attenzione i volti dei personaggi, i mutamenti delle loro espressioni, lasciandosi travolgere dal dinamismo delle tavole di forte impatto visivo, cogliendo le emozioni come gioia, dolore stupore, commozione, che arrivano dritte al lettore, il quale non potrà fare a meno di farle proprie. 


Sfogliando le pagine, infatti si entra in empatia con i personaggi, sebbene siano privi di un nome, perché hanno difficoltà e problemi, che possono essere comuni a molti lettori come la sconfitta, la paura del fallimento, il timore di non essere all'altezza delle aspettative. 


Ognuno dei dodici racconti affronta un tema diverso, ed è presentato da una pagina introduttiva essenziale ed interessante, in cui l'autrice riporta un riassunto sommario della storia, racconta come ha avuto l'idea, quali sono state le principali difficoltà e alcune curiosità particolari.
Sono presenti inoltre contenuti speciali come bozzetti preparatori, studi dei personaggi e tavole scartate.

Scuotere l'anima dei lettori non è mai facile eppure, senza usare neppure una parola, Silent Smiles, con delicatezza disarmante, riesce davvero a regalare dodici racconti che fanno riflettere e strappano uno sorriso. Un fumetto imperdibile, da leggere un pò alla volta, che restituisce fiducia nell'esistenza di un'umanità ancora capace di altruismo e bontà. 

giovedì 10 dicembre 2020

"Il caso del bouquet misterioso" di Nancy Springer


"Il caso del bouquet misterioso", pubblicato dalla casa editrice DeAgostini, è il terzo romanzo della serie di Nancy Springer dedicata al personaggio di Enola Holmes, la geniale sorellina del più famoso investigatore di tutti i tempi, Sherlock Holmes. 

Potete leggere anche le recensioni dei precedenti volumi della saga: 
Trovate la recensione del primo libro qui e del secondo libro qui

Sherlock Holmes ha ormai scoperto i precedenti travestimenti di Enola che, per sfuggire al fratello e sviare le sue ricerche si trova nella scomoda posizione di doversi costruire una nuova falsa identità che le permetta di nascondersi senza problemi. 

"È difficile scegliere un nuovo nome per se stessi. Ancora più difficile, penso, che scegliere un nome per un neonato, perché con se stessi si ha una sorta di confusa intimità, mentre il rapporto con un bambino in arrivo è pressoché inesistente."

Tuttavia, proprio mentre riflette sulla questione, viene a sapere che John Watson è scomparso. La polizia brancola nel buio, e neppure Sherlock ha la più pallida idea di dove sia. 
Enola, senza esitazioni, decide di indagare lei stessa e, vestendo i panni di una bellissima ragazza, fa visita a Mary, la moglie di John, fingendosi una paziente del marito particolarmente addolorata dalla sua scomparsa. Entrando in casa della donna, scopre che qualcuno le ha fatto recapitare un bouquet di fiori piuttosto insolito costituito da papaveri, ossiacanta e finocchio, piante che, secondo il linguaggio dei fiori, sono avviso di malaugurio.
Enola si mette subito in allarme: che il bouquet sia la firma di un eccentrico criminale, responsabile della sparizione di Watson? Inzia perciò la sua indagine. Riuscirà ad individuare il colpevole? 

Il libro si concentra molto sul linguaggio dei fiori, fornendo al lettore alcuni interessanti ragguagli riguardo questa silenziosa forma di comunicazione, come la rosa capovolta che significa non amore, la belladonna pericolo, il vischio un incontro. 

Enola, nel corso di questa sua nuova ricerca, decide di sviare l'attenzione di suo fratello usando un travestimento particolare: lei, che è magra e non si reputa molto attraente, usa vari strumenti come trucchi e paste speciali, per apparire bellissima e affascinante. 
La sua idea si rivela intelligente: infatti Sherlock, quando la incontra, vede solo una donna appariscente e frivola. Non le dedica un secondo sguardo, dunque non riconosce in lei sua sorella. 
Indossare gli abiti eleganti dell'intrigante Viola Eternois -questo il nome fittizio della sua nuova fasulla identità- permette ad Enola di scoprire l'impatto che ha sugli altri l'esteriorità.
Le donne, invidiose della sua bellezza, tendono ad ostacolarla; gli uomini, invece, conquistati dal suo aspetto piacente, farebbero di tutto pur di compiacerla, assumendo spesso un comportamento ridicolmente ossequioso. 

"Oh, cielo. Gli uomini sono dei tali sempliciotti. Più evidente è l’artificio, più… Che imbecilli, incantati da una parrucca, qualche imbottitura e un po’ di pittura!"
[...] Mi veniva ancora difficile credere alla stupidità del genere maschile! Ma in base alla mia esperienza fui costretta a concludere che la vista di una bella donna li trasformava quasi tutti in somari."

Per quanto Enola disprezzi il loro comportamento, sfrutta naturalmente questa scoperta a proprio vantaggio, per tentare di ottenere informazioni il cui accesso le sarebbe altrimenti negato.

Watson, il cui personaggio era già stato introdotto nel romanzo precedente ("Il caso della dama sinistra") è vittima di un sequestro di persona particolarmente ingegnoso.
Nelle prime pagine del libro si scopre che si trova rinchiuso nella cella di un manicomio, dove nessuno crede che sia Watson: tutti attorno a lui sembrano convinti che egli sia un tale Kippersalt.

Grazie al prologo, il lettore si trova nella posizione di conoscere di più della stessa protagonista.
La tensione narrativa non si costruisce sulla scoperta di cosa sia accaduto a Watson, ma sulle disperate ricerche di Enola per scoprire chi sia il colpevole dell'oltraggioso rapimento. 

"Stavo già gettando nel fuoco i giornali e frugando nell’armadio, considerando diverse possibilità di travestimento, possibili strategie per scoprire i dettagli della scomparsa del dottor Watson, il modo migliore di approcciare la questione. In verità, non mi avrebbe fermata nemmeno una camicia di forza."

"Il caso del bouquet misterioso" è un romanzo ancora più intrigante dei precedenti, in cui la brillante protagonista coinvolge il lettore grazie alle sue intuizioni e deduzioni, sfidandolo a capire la soluzione del mistero prima di lei. 
Una storia incalzante e geniale, il fantastico terzo volume di una serie che, capitolo dopo capitolo, diventa sempre più appassionante. 

lunedì 7 dicembre 2020

"Storia di chi ama sottovoce" di Elisa Venticinque


"Storia di chi ama sottovoce" è un romanzo di Elisa Venticinque, arrivato finalista nel 2013 ad un concorso letterario indetto dalla casa editrice Giunti. 

Edoardo ha diciotto anni e non può più frequentare la scuola. Suo padre, un uomo severo e violento, gli ha imposto di andare a lavorare. Lui ha accettato, per il bene della madre e dell'amata sorellina Alice. 
Come se la sua vita non fosse già difficile, Edoardo custodisce anche un segreto: è innamorato da due anni del suo migliore amico Matteo. Ha capito di amarlo con il tempo, apprezzandone la presenza costante. Però non prende neppure in considerazione l'idea di aprirgli il cuore: sa bene che il suo amico è etero e teme che una confessione simile li separerebbe. 
Tuttavia, una notte in cui l'amico è ubriaco, non resiste e, mentre è assopito, lo bacia.
Il bacio rubato di Edoardo a Matteo aleggia fra di loro come uno spettro. Matteo infatti, sebbene fosse ubriaco, conserva ricordi confusi di quel momento e ha alcuni sospetti, anche se l'amico prontamente svia le sue domande ogni volta che solleva la questione. 

"Preferisco accontentarmi, forse è più facile tenersi dentro quel segreto, riappropriandosene ogni volta che Matteo si avvicina e mi rivolge qualche attenzione particolare. 
Sarà così; in fondo, lo avevo sempre saputo. 
Perché questi dubbi? Lo terrò chiuso qui, questo maledetto segreto, anche se mi facesse diventare pazzo.
Matteo non vale quel segreto. Lui rimarrà sempre il ragazzo che ho baciato di nascosto." 

Inoltre l'incontro con Sofia, ex fidanzatina di due anni prima, lo confonde ulteriormente.
Edoardo sceglierà di recuperare la sua storia con Sofia? Oppure troverà il coraggio di dire la verità a Matteo? 


Qual è il momento giusto per confessare il proprio amore ad un'altra persona? Il tempismo, nelle relazioni, purtroppo è fondamentale: scegliere il momento sbagliato per una dichiarazione potrebbe pregiudicare una bellissima storia d'amore. 
Eppure aspettare troppo a lungo non è mai una buona soluzione: se, dopo lunghe riflessioni, si arriva alla comprensione definitiva dei propri sentimenti, questi vanno dichiarati. La pena per questa mancanza sarebbe l'eterna condanna ad una vita di rimpianto. 

Edoardo, eterno indeciso, comprende di amare Matteo, ma teme che questo amore sia impossibile. Anzi, ha il timore che, se gliene parlasse, l'amico si allontanerebbe. 
Inizia così una vita di inganni e bugie.
L'intero romanzo, narrato dal suo punto di vista, con una prosa delicatissima che trasmette bene al lettore i suoi tormenti interiori, è un intreccio di falsità in perfetto stile Sveviano, che Edoardo racconta soprattutto a sé stesso. 
Vorrebbe convincersi di non provare niente per l'amico perché questo renderebbe più facile la sua vita, già sufficientemente complicata. 

Si illude di amare Sofia, la dolce ex fidanzata con cui si riconcilia. Probabilmente ama entrambi, ma di un amote diverso. Ma è davvero possibile amare due persone, o è l'ennesima bugia a cui si abbandona? 
E soprattutto: anche se la sua mente può rassegnarsi a voler bene una persona con cui sa che potrebbe condividere un cammino di vita, il suo cuore continua a battere furiosamente solo per Matteo. 

"Storia di chi ama sottovoce" è un romanzo triste con un finale amaro: la storia, appunto, di un protagonista che non trova il coraggio di accettare sé stesso e soprattutto di urlare ad alta voce ciò che prova.


"L'amore è quando tutto ciò che pesava sulle tue spalle scompare, quando l'attesa si fa insostenibile, perché l'unica cosa che vuoi è passare del tempo con chi ami. L'amore è sapersi mettere da parte, se necessario. È desiderare la felicità dell'altro, anche se implica mettere da parte la tua. L'amore è avere coraggio di dar voce alle scelte che di solito zittiamo, è non avere idea di quello che stai facendo e farlo comunque. È anche nascondere i nostri demoni all'altro, per paura di infettarlo col nostro male, mostrandogli solo il nostro lato migliore. Ma soprattutto l'amore è fare la scelta più difficile, anche se nessuno la capisce."

domenica 6 dicembre 2020

"Gli inadottabili" di Hana Tooke


"Gli inadottabili" (The inadoptables") è il libro d'esordio di Hana Tooke, un'opera che ha riscontrato straordinario successo in tutto il mondo, pubblicato in Italia a settembre dalla casa editrice Rizzoli. 

Nell'orfanotrofio di Amsterdam "Il piccolo tulipano" vigono tre regole ferree per l'abbandono dei neonati: devono essere avvolti in un lenzuolino di cotone, dentro un cesto di vimini, lasciato sul gradino più alto.
Eppure, nel 1880, a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, cinque bambini vengono lasciati all'orfanotrofio senza rispettarne neanche una: Sam, Finny, Dita, Oval e Milou. 

"In tutti gli anni in cui Elinora Gassbeek era stata la direttrice dell’Orfanotrofio del Piccolo Tulipano, non c’era stata una sola volta in cui le Regole per l’Abbandono dei Neonati non fossero state rispettate alla lettera. O almeno, così era stato fino all’estate del 1880. Da allora, in pochi mesi furono lasciati al Piccolo Tulipano ben cinque piccini: e nonostante l’elenco delle regole fosse in bella vista sul portone d’ingresso, nessuno di loro fu abbandonato con un minimo di buon senso."

La direttrice Gassbeek, una donna arcigna, prova un'istintiva antipatia per quei bambini e, nel corso degli anni, tenta in ogni modo di liberarsene. Ma, a causa delle loro diversità, nessuno vuole adottarli. A dodici anni i ragazzi hanno perso le speranze di lasciare l'orfanotrofio, almeno finché non si presenta un uomo dall'aspetto inquietante che si offre di adottarli tutti e cinque. 
Mentre i suoi amici sono subito entusiasti, Milou si insospettisce e origliando una discussione fra la direttrice e "l'aspirante genitore" scopre la verità: la Gassbeek intende falsificare dei documenti e venderli come lavoratori minorenni. I ragazzini capiscono dunque di non avere alcuna alternativa: per evitare quel triste destino, devono solamente fuggire. 
Ma dove potranno mai andare? Riusciranno davvero a sfuggire a quello che sembra un destino inevitabile, oppure verranno trovati e rinchiusi di nuovo in orfanotrofio?



L'autrice Hana Tooke, grazie ad una prosa paratattica e ricca di metafore interessanti e ricercate, riesce a narrare una storia bellissima, che ricalca con maestria la poesia struggente dei più bei racconti di Dickens. Inoltre, grazie ad una capacità descrittiva precisa e mai tediosa, trasmette al lettore l'atmosfera sospesa e fredda della Edimburgo del 1800, resa bene anche grazie alle illustrazioni dallo stile particolarissimo di Ayesha L. Rubio, che impreziosiscono ogni capitolo del romanzo. 

I cinque orfani, rappresentano gli ultimi, gli individui che vengono spesso umiliati e privati di ogni diritto. 
Il sopruso dei potenti sugli umili, che con il denaro pensano di poter comprare vite umane, costituisce ancora oggi il lato estremamente vergognoso di un'umanità aberrante. 
Un esempio fulgido è la direttrice dell'orfanotrofio, donna spietata e senza scrupoli che sfrutta il dolore dei bambini per intascare denaro illegalmente, senza neppure preoccuparsi di prendersi decentemente cura di loro. 

L'autrice sottolinea inoltre la diversità, la discriminazione che subisce chi non è perfettamente conforme ai canoni dettati dalla società. Come Oval, discriminato per i lineamenti che ne rivelano le origini straniere; Dita, nata con sei ditine per mano, per le quali nessuno vuole adottarla; Sam, allampanato e magrolino, sgraziato e dalle orecchie grosse; Finny, molto dolce ma che spesso non riesce a parlare e viene scambiata per muta. Infine la ribelle Milou, dai lunghi capelli scuri e l'espressione selvaggia. 

I protagonisti si distinguono agli occhi del lettore non solo per le loro caratteristiche fisiche ma anche per peculiarità caratteriali. Ciasuno di essi ha un talento particolare, che lo determina e costituisce il suo punto di forza. 
Oval per esempio sa disegnare benissimo, Dita ha un intelletto prodigioso e la mente sveglia, Sam è abilissimo a cucire, Finny è estremamente compassionevole e amante degli animali.

Fra tutti spicca il carattere della piccola Milou, appassionata e convincente cantastorie. 
Al contrario degli altri bambini, Milou è stata portata all'orfanotrofio con tantissimi indizi che ne suggeriscono la provenienza, dettagli grazie ai quali si è convinta che i genitori prima o poi torneranno a prenderla, ed è disposta a tutto pur di ritrovarli. 

"La quinta e ultima bambina arrivò in una notte di luna piena, a dicembre, mentre le costellazioni brillavano sopra il profilo della città.
Elinora Gassbeek aveva mandato uno degli orfani a controllare il tetto dopo aver sentito un rumore. Incastrata dietro il comignolo, dentro un cesto oblungo che somigliava a una bara, c’era una neonata che gorgogliava con soddisfazione sotto il cielo stellato. Aveva capelli scuri come la mezzanotte e occhi quasi neri."

Il suo talento per le storie l'ha nutrita di speranze. Conoscendo e comprendendo il grande valore del conforto che può donare un racconto, spesso narra storie ai suoi amici, che la ascoltano con piacere, avidi e attenti. 
Milou ha anche tutta una serie di teorie sui suoi genitori, e numerose idee su come torneranno a prenderla per portarla con loro; le riporta dettagliatamente in un quadernetto, di cui è possibile leggere le pagine fra i vari capitoli del romanzo.

I protagonisti sono molto legati fra loro e col tempo costruiscono un legame solido. Seppure non abbiano parenti effettivi, decidono di diventare essi stessi una piccola famiglia, proteggendosi a vicenda e prendendosi sempre cura gli uni degli altri. 
L'amore che li lega è talmente forte da spingerli a vincere i propri piccoli egoismi a favore del bene degli altri. 

"Era questo che si provava ad amare un fratello? Forse. Ma in quel momento l’unica cosa che Milou sapeva era che avrebbe messo il mondo a ferro e fuoco se fosse servito a riavere Oval."

In una suggestiva ed ottocentesca Edimburgo gelida ed innevata, i personaggi si fanno strada con tenacia attraverso le difficoltà, affrontando il mondo fuori dall'orfanotrofio, a loro ostile, uniti e compatti come se fossero le dita di un'unica mano. 

"Gli inadottabili" è un imperdibile libro per ragazzi che unisce speranza, tensione e un pò di mistero e costruisce un'avvincente e commovente storia di formazione, che esalta il valore dell'amicizia, dell'amore e del coraggio. Vi resterà nel cuore, lasciando un'impronta indimenticabile. 

sabato 5 dicembre 2020

"Momo": una bellissima graphic novel Tunué


Momo è una graphic novel pubblicata da Tunué, sceneggiata da Jonathan Garnier e illustrata da Rony Hotin.

Momo è una bambina curiosa e dal carattere difficile: la mamma è morta e suo padre lavora spesso per mare, quindi trascorre gran parte del tempo con l'anziana ed amatissima nonna. La donna la cresce come può, ma Momo è ribelle e spesso sfugge al suo controllo. 


Non è cattiva ma si sente molto sola. All'inizio della storia il padre è appena partito per un lungo viaggio di tre settimane, e spesso nei momenti di sconforto Momo corre al porto per controllare se la nave è attraccata: dentro di sé, infatti, teme che il padre possa non tornare. 


Un giorno conosce una ragazza adolescente che abita poco lontano da casa di sua nonna. La giovane, fumatrice, pigra e indolente, è incuriosita dalla tenerezza della bambina e fa amicizia con lei, anche un pò impietosita dalla sua triste situazione familiare.


Fra le due nascerà un'intensa e profonda amicizia, che le porterà a confrontarsi e scoprirsi, usando come lenti gli occhi dell'altra.
Quali esperienze segneranno la vita di Momo, portandola alla crescita?



La forza di questa graphic novel risiede soprattutto nella comunicazione potente attraverso le espressioni dei personaggi. Intere pagine sono prive di dialoghi, eppure cariche di un'intensità fortissima e disarmante.

Momo è una protagonista a cui il lettore si affezionerà subito: è tenerissima, innocente e ingenua ma non stupida, una bambina acuta dal carattere spumeggiante. Le sue espressioni, particolarmente buffe, riescono a strappare più di un sorriso. 

Vengono messi a confronto personaggi di età diverse, bambini, adolescenti, adulti ed anziani, che affrontano la quotidianità guardando il mondo con occhi diversi, con diverse comprensioni e punti di vista.

Attraverso i disegni orientaleggianti, che strizzano l'occhio ai più bei film dello studio Ghibli, gli autori hanno saputo esprimere al meglio la curiosità di Momo, la noia esistenziale dei giovani e la saggezza distaccata degli anziani, che ormai hanno capito ciò che conta davvero e riescono a contemplare la vita con sguardo leggero, già travolti dalla nostalgia di qualcosa che sanno di perdere presto. 

Il fumetto riesce a creare un interessante contrasto fra eventi luttuosi e gioiosi, mostrando al lettore,con poesia e delicatezza, luci ed ombre della vita: si assiste allo sbocciare di un nuovo amore fra due adolescenti e allo spegnersi di una lunga vita piena di gioie e dolori.



Vengono affrontati con estrema delicatezza temi difficili come l'accettazione e l'elaborazione del lutto, la paura dell'abbandono e l'incertezza del futuro. 

"Momo" è un'opera struggente e toccante che fa tremare il cuore con ogni singola vignetta. Una graphic novel indimenticabile, che celebra l'insopprimibile capacità dell'uomo di andare avanti e sopravvivere alle difficoltà.

venerdì 4 dicembre 2020

"L'Ickabóg": una fiaba di J.K. Rowling


J. K. Rowling, famosa autrice della saga Di Harry Potter, ci regala una nuova opera: L'Ickabog, i cui colori della copertina ammiccano proprio alle cover della primissima edizione di Harry Potter. 
Il libro, uscito in contemporanea mondiale il 10 novembre, ha una particolarità, che lo rende diverso in ogni Paese: ciascuna edizione infatti contiene illustrazioni differenti, disegnate dai bambini di quella determinata nazione, che hanno partecipato al "torneo delle illustrazioni" e vinto le selezioni.
Il romanzo, presentato a puntate durante il lockdown, è pubblicato in Italia da Salani. Il ricavato dalla vendita sarà devoluto ad associazioni di beneficenza: l'autrice ha infatti donato tutti i diritti d'autore per aiutare gli ammalati di coronavirus in Inghilterra e nel mondo. 

La ridente nazione di Cornucopia, governata dal sovrano Re Teo, è sempre stata una terra pacifica, facile da governare, in cui nessuno si è mai lamentato del sovrano. Eppure, quando la sua sarta personale muore a causa di un lavoro troppo impegnativo che l'ha spossata, il marito e la figlia si schierano apertamente contro di lui. 

«Se non avesse fatto lavorare mia madre così tanto, lei sarebbe ancora viva».
Ora che l’aveva detto a voce alta, si rendeva conto che avrebbe voluto farlo da tanto tempo.
Ci fu un’esclamazione soffocata da parte di tutti i bambini e la figlia di una delle cameriere addirittura gridò, terrorizzata.
«È il miglior re che Cornucopia abbia mai avuto» disse Robi, che l’aveva sentito ripetere tante volte da sua madre.
«No, non è vero» ribatté Margherita, a gran voce. «È egoista, vanitoso e crudele!» 

"Egoista, vanitoso e crudele!" Queste le parole che Margherita di Maggio, la figlia della sarta deceduta, rivolge al re. 
È la prima volta che gli viene mossa un'accusa. Il suo massimo desidero è essere un sovrano amato e stimato. L'idea che qualcuno possa avere un'opinione negativa del suo operato lo devasta, per questo decide di dedicare più tempo all'ascolto delle richieste dei suoi sudditi. Durante una giornata delle udienze, però, un uomo che proviene dalle lontane terre delle Paludi informa il re che il suo cane è stato mangiato dall'Ickabog, un mostro di cui si vocifera solo nelle leggende, ma che nessuno ha mai visto. Per fare una buona impressione sul popolo, re Teo decide di partire per dare la caccia al terribile Ickabog.
Parte con i suoi inseparabili amici Lord Flappone e Lord Scaracchino, e un manipolo di soldati tra cui il maggiore Raggianti. 
Durante la spedizione, però, qualcosa va storto, e per errore Lord Flappone usa il suo archibugio e colpisce a morte il maggiore Raggianti. 
Lord Scaracchino, abituato a trarre profitto da ogni situazione, anche dalla più spiacevole, non esita a mentire per nascondere l'accaduto. 

Al ritorno a palazzo, dice dunque a tutti che il sovrano aveva visto il mostro e aveva tentato di colpirlo. Ma, poiché la spada del sovrano, fatta prontamente sparire,non era servita a fermarlo, il maggiore Raggianti, con coraggio, per difendere il suo re era stato vittima dell'Ickabog.
È solo la prima di una lunga serie di menzogne e omicidi che Lord Scaracchino, tramando alle spalle del re, racconta al popolo e al sovrano stesso, costruendo un altissimo e terrificante castello di bugie, riuscendo così a diventare Primo consigliere.
Chiunque osi schierarsi contro di lui o anche solo fare qualche insinuazione, va incontro ad un terribile destino.
Cornucopia tornerà mai la terra felice di un tempo? 

Lo stile dell'autrice si adegua perfettamente a quello di una fiaba, con una narrazione semplice, numerosi richiami al lettore e una prosa frizzante e curata che rende la storia particolarmente incisiva, anche grazie a personaggi delineati con descrizioni efficaci, capaci di dare forma ad immagini vivide nella mente di chi legge
Ho ritrovato, inoltre, la sottile ironia che caratterizzava anche la saga di Harry Potter. Con la quale l'autrice ha abituato i suoi lettori a giochi di parole con i nomi dei protagonisti, veri e propri "nomen omen". Questa caratteristica che inevitabilmente un pò si perde nelle traduzioni, viene resa egregiamente dalla traduzione italiana.

Scaracchino e Flappone sono due uomini crudeli, pronti a tutto pur di raggiungere i loro scopi e arricchirsi alle spalle del sovrano Teo, che giudicano stupido e che, con astuzia e complicità, manovrano come un fantoccio. 

"Entrambi i nobili erano adulatori esperti e si fingevano meravigliati di quanto Teo fosse bravo in tutto, dall’andare a cavallo a giocare alle pulci. Se Scaracchino aveva un talento particolare, era quello di persuadere il re a far cose che convenivano a lui; e se Flappone aveva un dono, era quello di saper convincere il re che al mondo non c’era nessuno che gli fosse più fedele dei suoi due migliori amici."

Scaracchino, vero antagonista del romanzo, ha una mente crudele. Prova piacere sentendosi potente, sapendo di avere la vita degli altri tra le sue mani e un perverso compiacimento nell'identificare il punto debole di ogni persona che ricatta. Farebbe qualsiasi cosa pur di raggiungere i suoi scopi.
Dopo aver imbastito la prima bugia, si rende conto di non poter più tornare indietro. E di non volerlo neppure, poiché trae un sottile divertimento dalla facilità con cui il sovrano crede alle sue parole.

Se possibile, Lord Flappone è un uomo persino più abietto di Lord Scaracchino: egli infatti di solito non prende particolari iniziative, ma accoglie le cattiverie del compagno con disinteresse e freddo distacco, quasi con indifferenza, preoccuppandosi unicamente del proprio benessere. Inoltre, sebbene abbia ucciso il maggiore Raggianti, non mostra mai alcun segno di pentimento. 

Re Teo appare al lettore da subito come una figura ridicola: si lascia abbindolare da tutti e crede a qualsiasi storia palesemente falsa pur di restare nascosto nel proprio angolo di sicurezze, poiché lo preserva dalla sofferenza che proverebbe se si rendesse conto di essere un inetto. 

"Ai tempi della nostra storia il re si chiamava Teo il Temerario. "Temerario" l’aveva aggiunto lui la mattina dell’incoronazione, in parte perché stava bene con ‘Teo’, ma anche perché una volta era riuscito a catturare e uccidere una vespa tutto da solo, se non contiamo i cinque valletti e il lustrascarpe."

Le accuse di Margherita di Maggio lo feriscono profondamente perché, in fondo al suo cuore, le riconosce come vere. 

Il male, scrive Stefano Benni, non può essere chiamato con altri nomi, eppure è proprio questo che cerca di fare Lord Scaracchino: attribuisce al male un nome e disegna perfino un suo volto, costruisce per lui delle false fattezze, vuole dare una forma agli incubi che inquietano il sonno del popolo. 
L'Ickabóg, la creatura leggendaria attorno a cui si costruisce l'intera vicenda, rappresenta l'indifeso, l'estraneo, il nemico senza volto, capro espiatorio di ogni ingiustizia di cui non si conosce il colpevole, gli viene attribuito un male di cui i veri colpevoli sono gli uomini. 

"Margherita si rannicchiò sotto la coperta nel tentativo di scaldarsi. In tutti quegli anni, non era mai riuscita a convincere Marta che l’Ickabog non esisteva. Quella sera però avrebbe voluto credere anche lei nel mostro, invece che nella malvagità umana che aveva visto negli occhi di Lord Scaracchino." 

L'Ickabog è un romanzo potente, intenso, che mostra in chiave fiabesca la cattiveria umana in maniera quasi brutale. 
Un'opera per bambini, ma che anche - e soprattutto- gli adulti possono leggere e capire, perché conoscono la crudeltà del mondo, e sapranno individuare e apprezzare ogni amara sfumatura del libro.