mercoledì 28 ottobre 2020

"Fairy Oak Blogtour": Cosa dobbiamo aspettarci dalla storia


Ricordo come se fosse ieri l'uscita del terzo libro di Fairy Oak. 
Era il 2007, avevo undici anni. 
Io e un gruppo di amiche appassionate avevamo letto e riletto i primi due volumi - animate da quella passione ardente che muove solo il cuore dei bambini - e con trepidazione aspettavamo "Il potere della luce". 
La prima ad acquistarlo fu mia cugina, ed io ero curiosissima di conoscere la storia, anche se non volevo porle qualche domanda la cui risposta mi rovinasse la sorpresa. 
Cosa devo aspettarmi? Non riuscii a fare a meno di chiederle. 
Lei, con lo sguardo compiaciuto di chi custodisce un segreto ignoto al suo interlocutore, mi guardò e disse: "Sappi che in questo romanzo non vedrai molto spesso Pervinca". 
Non aveva esattamente risposto alla mia domanda, ma con quella frase era consapevole di avermi spiazzata, perché sapeva che Pervinca era il mio personaggio preferito (lei, invece, adorava la dolce Vaniglia.) 
Inutile dire che le sue parole sibilline mi stupirono (Come sarebbe? Non c'è Pervinca? Mi prendi in giro, vero? Perché?) e mi incurisirono moltissimo. Ricordo di aver trascorso molti giorni a domandarmi come sarebbe proseguita la storia, e mi struggevo mentre la mia copia non arrivava. Non saprei dire se le poste fossero lente o se, nella mia mente di bambina, il tempo dell'attesa fosse semplicemente dilatato. Fatto sta che mi sembrava di attendere da un'eternità. 
Quando finalmente ricevetti il libro, iniziai a leggerlo subito. Scoprii perché non c'era Pervinca nella storia, appresi le ragioni della sua fuga, ne ammirai il coraggio. Lessi quasi col fiato trattenuto gli ultimi capitoli, avevo gli occhi pieni di stelle dopo aver concluso il libro. 

Nel corso degli anni, avrei ripreso tra le mani i romanzi di Fairy Oak molte volte, per rileggerli. Ed ogni volta avrei trovato i frammenti di infanzia che avevo lasciato tra quelle pagine - la piccola bambina che non ero più - lì ad aspettarmi, a ricordarmi chi ero e chi amavo essere. 
Quando ho saputo, all'inizio dell'anno, che l'autrice stava per pubblicare un nuovo capitolo della saga, mi sono posta la stessa domanda che posi a mia cugina tanti anni fa: 
Cosa devo aspettarmi dalla storia? Quale nuova avventura ha da raccontarci Elisabetta Gnone? 

Leggendo l'ultimo romanzo, posso assicurarvi che il mondo di Fairy Oak si conferma come una fonte inesauribile di sogni e avventure.
"La storia perduta" non è il libro che mi aspettavo. No.
È meglio. 
Fairy Oak è un universo narrativo che ha ancora tanto da dire - e da dare - ai suoi affezionati lettori.

martedì 27 ottobre 2020

Review Party: "Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes"



"Una volta eliminato l'impossibile quel che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità"

Questa la citazione più famosa del detective Sherlock Holmes, nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, personaggio al quale ha dedicato numerosi racconti e romanzi, che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. 
Questa la citazione più famosa del detective Sherlock Holmes, nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, che a lui ha dedicato numerosi racconti e romanzi, che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. 
Uomo dall'intelletto brillante e dotato di una capacità di osservazione fuori dal comune, Sherlock è capace di notare dettagli apparentemente insignificanti. Il suo fedele amico, il Dottor Watson, nonché narratore delle avventure di Sherlock, resta ogni volta sbalordito dalle sue deduzioni. Nonostante la sua ampia cultura, a Sherlock sfuggono nozioni importanti: ad esempio ignora che la Terra ruoti intorno al Sole. Non soffre particolarmente di queste carenze che possono apparire insolite, perché ritiene che simili informazioni non possano risultargli utili in nessun modo. Nessuna donna riesce ad attirare mai il suo interesse eccetto una, Irene Adler, l'unica che sia anche riuscita a prenderlo in giro. Ogni volta che viene menzionata, Irene è ricordata come "la donna": la sola per cui Sherlock provi una sincera ammirazione. 
Sherlock ha molti nemici ma uno è il suo principale antagonista: il professor James Moriarty, un insegnante di matematica che possiede un intelletto capace di eguagliarlo. Tuttavia, Moriarty pone questo suo genio al servizio del male. Compare poche volte nelle opere di Conan Doyle, e Watson non lo vede mai di persona. 


Di piacevole lettura, scorrevoli e brillanti, i racconti e i romanzi di Sherlock Holmes rappresentano senza dubbio un'eccellenza della letteratura gialla. Sono brevi, geniali e riescono ad aprire la mente del lettore, coinvolgendolo nelle indagini e sorprendendolo con le soluzioni finali dei vari misteri. 
La figura di Sherlock Holmes è radicata così profondamente nell'immaginario comune che numerosi autori hanno voluto onorare la memoria del grande detective britannico con un racconto -una fanfiction, si direbbe oggi- che vede come protagonisti lui e gli altri personaggi che fanno parte del suo universo letterario.
Il nuovo drago Mondadori "Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes" non racchiude infatti le opere dell'autore (che potete trovare in un altro imperdibile drago: "Sherlock Holmes~Tutti i romanzi e tutti i racconti") bensì tantissimi racconti brevi dai toni umoristici dedicati a Sherlock Holmes, ad opera di vari scrittori. 
Perché così tanti hanno avvertito il bisogno di scrivere una storia per omaggiare il personaggio di un altro autore? Perché è l'immortale protagonista di opere senza tempo, che non perde mai il suo fascino. 

«Il pubblico» commentò Holmes «preferisce sempre una storia che già conosce.»

Il libro inizia presentando al lettore due racconti dello stesso Doyle: neanche lui, infatti, ha resistito alla tentazione di scrivere delle parodie per i suoi personaggi. 
Ciò che accomuna le tante, tantissime storie presenti in questo volume è infatti la frizzante ironia caricaturale ai danni di Sherlock Holmes e degli altri personaggi. 
Scrivere una parodia non significa svilire il modello, quanto invece riconoscerne il valore letterario. Ed è proprio ciò che hanno fatto gli autori dei vari racconti. 
Queste brevi storie vedono Sherlock protagonista delle più bizzarre avventure,  a volte catapultato in un universo completamente diverso dal suo, il che crea un superbo contrasto letterario - come ne "I patriarchi scomparsi" di Logan Clendening che lo vede impegnato in un'indagine post mortem, una simpaticissima collaborazione con San Pietro in paradiso - oppure intento in indagini di discutibili utilità, come la deduzione sul colpevole della fiaba di "Cappuccetto rosso" nel racconto di Anthony Boucher "Lo spirito del lupo": 


«Come sono stupidi gli uomini!» proruppe Holmes tra sé e sé. «Ripetere quella storia  per intere generazioni e non capirne il vero significato! Eppure la verità sta nelle stesse  parole di questo bambino. Lupo babau… Ha capito, Watson, vero?» «Capito cosa?» balbettai.
«Ci sono due punti essenziali. Vi concentri la mente, Watson. Primo, Cappuccetto Rosso si accorge solo per gradi che la “nonna” ha in realtà un aspetto da lupo, cogliendone  i tratti uno alla volta. Secondo, dopo che il lupo viene ucciso, la nonna ritorna.» «Ma, caro Holmes…» «Ancora non capisce? Allora ascolti.» Lo sguardo gli si accese. «Era proprio un lupo  babau, un lupo dallo spirito maligno, un lupo mannaro, un lupo che assume solo la forma  lupesca di un essere umano antropofago. E l’essere umano in questione era… la nonna!
«È perfettamente chiaro. Cappuccetto Rosso non si accorse subito che la figura sul letto era quella di un lupo. No, lei si avvide delle caratteristiche da lupo un po’ alla volta. È  chiaro che stava osservando il lupo mannaro che si trasformava da essere umano in lupo.
«Poi, quando quest’ultimo fu ucciso, ricomparve la nonna. Ma non balzando fuori  dallo stomaco della belva: quella è una razionalizzazione successiva, del tutto impossibile persino per i canoni delle fiabe. Invece la nonna era distesa sul pavimento, abbattuta dal colpo di ascia del tagliaboschi. Questo perché, una volta ucciso, il lupo mannaro  riacquista la sua forma umana.» «Holmes,» dissi senza fiato «lei ha proprio ragione. Dev’essere questa la verità. Così  semplice e così sconvolgente. Dopo tutti questi secoli, soltanto lei…»

Non perdete questa raccolta di racconti strambi, assurdi e divertenti, in cui potrete leggere inediti lati di Sherlock Holmes, indagati da scrittori che si sono divertiti ad ironizzare su un personaggio unico ed indimenticabile che lascerà un segno indelebile nella vostra memoria perché, come scrive Barry Day nel racconto "Il canarino curioso":

"Signor Sherlock Holmes, il mondo è un posto migliore grazie  alla sua presenza.»

lunedì 26 ottobre 2020

"Le luci di Anemone": un poetico libro di Ylenia Bravo


"Quando accende il suo lampione, è come se facesse nascere una stella in più, o un fiore. Quando lo spegne addormenta il fiore o la stella. È una bellissima occupazione, ed è veramente utile."


Con queste parole Antoine De Saint-Exupéry, attraverso la voce del suo Piccolo Principe, descriveva il mestiere del lampionaio, una figura evocativa, personaggio abnegante, simbolo di colui che si sacrifica per diventare un portatore di luce.
Ylenia Bravo, autrice del romanzo "Le luci di Anemone" riprende il personaggio del lampionaio per regalare ai lettori un racconto intenso e profondamente metaforico, capace di appassionare i bambini e farsi apprezzare dai lettori più adulti, in grado di coglierne le sottigliezze. 


L'autrice immagina che i lampionai siano uomini leggendari, e che vivano "oltre il cielo, su su in alto, in un piccolo paesino fluttuante chiamato Paese dei Lampionai". 
È un paese speciale, dove ogni cosa è coperta d'oro,  persino i capelli dei lampionai sono dorati. 
Almeno finché non nascono due gemelli, e uno dei due bambini ha i capelli neri. 

"I due gemelli erano quasi identici, eppure diversissimi. Se non li aveste visti vicini non avreste mai detto che erano parenti!
Avevano gli stessi occhi, sì, e le stesse mani, ma i capelli... quelli non avrebbero potuto essere più diversi.
Il primogenito, Malamalama, aveva i capelli dorati, come tutti i Lampionai, ma il secondogenito, Bratene, aveva folti capelli di un colore mai visto in Paese, un colore strano, insolito, orribile... 
Un colore a cui nessuno osava dare nome. 
Quel colore era il nero. Come il buio."


Non è diverso dagli altri bambini solo per il colore dei capelli, ma anche perché non riesce a svolgere le più semplici mansioni di futuro lampionaio. Quando giunge per lui il giorno del Lumen, l'esame che deve sostenere per diventare un lampionaio, invece di sostenerlo fugge, temendo di fallirlo. 
Alcuni anni dopo, nella città di Farola, accade un evento inspiegabile: i lampioni, che puntualmente ogni sera vengono accesi dai lampionai, restano misteriosamente spenti. Quando sopraggiungono le tenebre, nessuno riesce ad uscire di casa, restano tutti bloccati dalle ombre che impediscono loro di uscire. Solo Anemone, una bambina uscita per cercare Mina, la sua gatta, si trova fuori casa. 
Quindi solo lei può scoprire cosa ha causato l'avvento del buio e perché i lampionai non sono riusciti a fermarlo. 
Ci riuscirà?

"In un istante Anemone capì ogni cosa: il Buio voleva dividerli, separarli, renderli più fragili, più vulnerabili. Annientabili..."

Ho trovato alcuni piacevoli parallelismi tra questo libro e Coraline di Neil Gaiman. Non solo sono presenti riferimenti, come l'ambientazione del teatro vuoto in cui Anemone si rifugia ma, proprio come Coraline, Anemone è una bamabina coraggiosa che deve salvare i propri genitori, rimasti bloccati nella loro abitazione, circondati dalle opprimenti tenebre. Per farlo dovrà cercare la luce dietro il buio, la verità dietro le illusioni, senza lasciare che queste ultime confondano la sua ricerca.

La difficile ricerca di Anemone si intreccia con il dramma dei gemelli lampionai.
Bratene è diverso dal fratello Malamalama e da tutti gli altri lampionai, e questa diversità lo ha sempre fatto soffrire. È qualcosa che lo determina nell'aspetto e nel carattere. I capelli neri, in confronto a quelli di tutti gli altri, che sono dorati e splendono come la luce, appaiono così fuori luogo da sembrare sbagliati. Anche negli studi Bratene sembra essere destinato a fallire in ogni materia. La scuola dei lampionai, infatti, prevede discipline apposite per loro, e non è pronta ad accogliere studenti con abilità differenti.
Nessuno sembra apprezzare i suoi sforzi e lo stesso Bratene si detesta perché non riesce ad essere come gli altri.

"La sua solitudine, la sua rabbia, la sua paura avevano fatto il resto, e un semplice gesto aveva innescato una catastrofe. Aveva alimentato il buio e i suoi mostri."


Impegnandosi per cambiare - sebbene ogni suo tentativo sia fallimentare - non valorizza le proprie particolarità. 
Non comprende che egli possiede l'unica abilità che manca ai lampionai: può sottomettere e addomesticare le ombre che si nascondono nel Buio, perché non le teme. I lampionai invece non sanno sconfiggere il buio, perciò, se la loro luce si spegne, non sanno reagire. 

Malamalama, giovane e perfetto lampionaio, vuole molto bene al fratello, ma anche per lui è difficile accettarlo perché è condizionato dai pregiudizi della comunità e influenzato dal parere negativo degli altri, i quali lo hanno indotto a pensare che effettivamente Bratene possa essere nato diverso, a causa di un avverso fato che ha influito sulla sua nascita, donandogli una chioma nera e abilità distorte.
Parlando con lui Anemone, che è figlia unica, e si è sempre sentita molto sola, capisce quanto sia difficile relazionarsi con un fratello. 


"Anemone capì che avere un fratello era qualcosa di bellissimo ma in qualche modo implicava anche una responsabilità. Significava amarlo e proteggerlo, a qualunque costo. E forse Malamalama non era sempre stato in grado di farlo nel modo in cui avrebbe dovuto."


Conoscendo entrambi i ragazzi comprende che la vera luce capace di scacciare il buio è quella dell'unione, poiché "le tenebre hanno paura di chi è insieme": un modo poetico per spiegare che le paure possono aggredire qualcuno solo quando è solo, poiché soltanto nella solitudine la mente viene assalita da incubi e paranoie, che scompaiono come acqua che evapora al sole quando si è in compagnia. 

Questo libro, interamente stampato con originali caratteri azzurri e arricchito dalle tenerissime illustrazioni di Carla Manea, è un tesoro da tenere in libreria e soprattutto è un forziere ricolmo di perle letterarie, che vi faranno riflettere sulle vostre paure. 
Un libro consigliatissimo a chiunque si trovi in un momento di stallo, e stia cercando di capire come andare avanti, come accendere una candela per illuminare la strada quando questa sembra invisibile, avvolta dalle tenebre più fitte.


Il Buio ha paura se Tu non hai paura. 
Se non tremi il Buio rimpicciolisce e chiama a raccolta i suoi mostri, e scappa via, veloce veloce.

sabato 24 ottobre 2020

Review Party: "Ragazzi della Tempesta" di Elle Cosimano



E se il mutamento delle stagioni nelle varie zone della Terra non fosse semplicemente provocato dal moto di rivoluzione terrestre, bensì da ragazzi incaricati di portare i cambiamenti atmosferici? 
E' ciò che immagina Elle Cosimano, nel su romanzo fantasy Seasons of the Storm, pubblicato in Italia dalla casa editrice Rizzoli con il titolo "Ragazzi in tempesta". 
Una misteriosa donna, Gaia, si presenta al cospetto di giovani in punto di morte, proponendogli un' alternativa al sonno eterno. Non spiega loro quale sia "l'alternativa che andranno ad abbracciare, e non concede loro molto tempo per riflettere. 
Jacob Matthew Sullivan è uno dei ragazzi che ha accettato la sua proposta. Ha assunto così il nome Jack Sommers, ed è diventato un "inverno", acquisendo il potere di portare freddo e gelo al suo passaggio.

"Sono un inverno. Una stagione.
Mi sento vecchio e stanco, ma allo stesso tempo non mi sembra di essere cresciuto di un giorno rispetto alla notte in cui sono morto."

Per provocare l'avvicendamento delle stagioni, ogni ragazzo deve uccidere chi incarna la predente.

"Sono eoni che le stagioni si ammazzano a vicenda, fin da prima che esistessero le trasmittenti e camere di stasi. Il tempo è fisso. La morte è inevitabile. Tutto il resto è solo un'illusione per farci credere di avere il controllo della situazione."

Non si tratta di morti definitive perché, dopo alcuni mesi, si risvegliano, pronti ad allenarsi e combattere ancora. 
Tuttavia, se una stagione attende troppo tempo per uccidere la precedente, diventa debole e va incontro all'eliminazione definitiva. E' il destino che rischia Fleur, primavera innamorata di Jack. Ai ragazzi è proibito incontrarsi, quindi le sole occasioni che hanno per vedersi è durante i giorni in cui si combattono. Perciò Fleur attende sempre l'ultimo momento possibile per uccidere Jack, e questo comportamento ne ha indebolito i poteri.

"A Fleur resta solo una stagione. Una sola chance di risalire al di sopra della linea rossa e salvarsi. Per farlo, dovrà fare meglio di tutti quelli quelli che si trovano sotto quella stessa linea. Dovrà essere dira e rapida con me e porre fine alla mia stagione... ma lo farà? Ed io, rimarrò fermo abbastanza a lungo da permetterglielo, sapendo che è l'ultima volta che la vedrò?"

Durante il loro ultimo incontro, però, Jack e Fleur hanno fatto qualcosa che non avevano mai fatto prima: si sono sfiorati. E durante quel breve contatto Jack ha percepito le sue membra percorse da un'intensa energia. 
Allora nasce in lui il sospetto che il divieto di incontrarsi e toccarsi abbia il solo scopo di impedirgli di capire quanto siano forti i loro poteri, se uniti.

"Forse quello che dobbiamo fare è trovarci a vicenda. Creare uno spazio gli uni per gli altri e darci a vicenda lo spazio per essere forti. Sostenerci a vicenda quando forti non siamo, e affrontare l'occasionale tempesta."

Jack, che desidera salvare Fleur, riesce a convincere lei e le altre due stagioni della loro zona (Amber, autunno, e Julio, estate, anch'essi innamorati l'uno dell'altra) a tentare insieme una fuga. 
Riusciranno a scappare e a cambiare il loro crudele destino?

"Sappiamo come la storia dovrebbe finire. Ma se potesse andare anche in un altro modo? "

Ragazzi in tempesta è un romanzo ben scritto, in cui la narrazione in prima persona, con i punti di vista alternati di Jack e Fleur, innamorati sfortunati, risulta coinvolgente, sebbene a volte indugi troppo a lungo in descrizioni superflue o infiniti combattimenti e La prima parte del libro  risulta un pò lenta e ripetitiva.Mi è piaciuta di più la seconda parte del libro, costituita dalla fuga dei quattro protagonisti, che assume i contorni di un interessante viaggio "on the road".

I personaggi, ben descritti fisicamente, sono molto meno costruiti caratterialmente. Fleur, per la maggior parte della storia, è una banderuola in balìa degli eventi, Jack è il tipico protagonista dall'aria imbronciata e malinconica. 
Più intriganti sono invece la focosa Amber e lo spavaldo Julio, i quali però, nella seconda parte del romanzo perdono parte della  loro personalità.

Avrei preferito un maggiore approfondimento sulle regole della parte fantastica del romanzo, ma l'autrice non vi si sofferma troppo, preferendo concentrarsi eccessivamente sugli intrecci amorosi fra i personaggi. Nonostante ciò le storie d'amore, sebbene occupino gran parte del romanzo, non risultano molto coinvolgenti. Nessun sentimento sboccia fra le pagine del libro: tutti i personaggi si sono innamorati in un momento antecedente alle vicende narrate. 
La parte più bella di una storia d'amore è proprio quella costituita dai momenti in cui i protagonisti si scambiano i primi sorrisi, sorpresi di scoprirsi interessati all'altro, cercando di capire il nuovo sentimento che provano. 
Nel libro purtroppo questa parte manca del tutto, decurtata a favore di sguardi traboccanti di desiderio fisico e contatti molto passionali, in alcuni momenti persino fuori luogo (fare una sosta per baciarsi durante una fuga non è una scelta particolarmente saggia, ad esempio).

È sicuramente meno adatto ad un pubblico adulto ed esigente, ma certamente può intrattenere piacevolmente lettori più giovani.

venerdì 23 ottobre 2020

"La terra degli incubi" di Giovanni Eccher

Come può essere pericoloso un libro, professore?»
Una luce sinistra brillò negli occhi di Ward. «Chiedi come può essere pericoloso un libro? Semmai sarebbe da sciocchi sottovalutarne la potenza.》"


Howard Phillips Lovecraft: il nome di questo scrittore evoca immediatamente in ogni lettore i più cupi scenari, partoriti dalla mente folle di un autore che ha dato vita sulla carta ai propri incubi più tremendi, facendoli diventare universali. 
La materia narrativa di Lovecraft è così dettagliata che qualcuno è arrivato persino ad insinuare che non tutto fosse mera finzione, ma che egli avesse veramente scorto qualche inquietante mondo al di là del nostro. 
Lovercraft ha scritto tantissimi romanzi e racconti dell'orrore, di cui il più famoso è certamente il Necromicon, una sorta di "bibbia" di magia nera. 
Nel tempo, i suoi testi hanno affascinato -o meglio terrorizzato- numerosi lettori, e hanno dunque avuto un'influenza nell'immaginario comune. In numerose opere -libri, fumetti, film- è possibile riscontrare riferimenti e ammiccamenti più o meno palesi alle sue opere, citazioni dirette o indirette, omaggi al grande autore del macabro.


Giovanni Eccher, con "La terra degli incubi", il suo primo romanzo, un'interessante opera per ragazzi, ha scritto una storia a lui ispirata e dedicata, per far conoscere ai giovani questo famoso autore: uno dei personaggi, infatti, è proprio un giovanissimo Howard Lovecraft. 


Il libro è ambientato negli Stati Uniti, nei primi anni del Novecento, a Providence. La storia inizia quando una notte un grande vascello nero attracca al porto. La misteriosa imbarcazione stuzzica la curiosità dei marinai, avventori della locanda vicina al porto, lo Swearing Parrot. Anche Julius, il giovane figlio della cameriera che vi lavora, ascolta le loro chiacchiere e si incuriosisce, perciò insieme all'amica Vicky cerca di indagare.
Ma le sue ingenue indagini non possono occupargli tanto tempo perché, grazie ai sacrifici della mamma, è riuscito ad iscriversi alla prestigiosa scuola di College Hill. 
Lì incontra alcuni ragazzi benestanti e spocchiosi, che si mostrano ostili nei confronti di chi è più debole. In particolare hanno preso di mira Howard, un ragazzino gracile. Julius, che non sopporta le ingiustizie, quando li sorprende si intromette per difenderlo, diventando così un altro bersaglio delle loro prepotenze. Ma il suo gesto lusinga Howard, il quale lo include nella cerchia dei suoi più fidati amici. 
Howard è appassionato di fenomeni paranormali, sogna di aprire un'agenzia investigativa e, insieme ai suoi compagni, trascorre il tempo sorvegliando individui sospetti. In particolare sembra ossessionato dalla pericolosità di quello che ha soprannominato "Il vecchio terribile", un uomo dall'aria losca che abita in una sfortunata casa, che in passato è stata scenario di inquietanti incidenti e per questo il proprietario ha faticato non poco per trovare degli inquilini. 
Julius, affascinato dalla forte personalità di Howard, si lascia coinvolgere nelle più pericolose avventure. 
Sapranno distinguere i buoni dai cattivi, e gli incubi dalla realtà?

Ho trovato questo romanzo incalzante e coinvolgente. I capitoli brevi rendono particolarmente spedita la lettura, avvincendo il lettore in una storia interessante e ben scritta, in cui ogni metafora è una perla preziosa, ogni paragrafo un filo perfetto che si intreccia nel tessuto del racconto. 
I personaggi sono ben costruiti: la ribelle Vicky, ragazza forte con una vita familiare complicata, i timidi fratelli Chester e Harold, l'ombroso e avventato Howard, personaggio più importante del romanzo, e l'impulsivo e leale Julius, di cui ho apprezzato l'approfondimento.
Egli proviene da una realtà umile -abita infatti nei quartieri più poveri della città - e deve inserirsi forzatamente nel microcosmo della prestigiosa College Hill, un ambiente che si mostra ostile nei suoi confronti, in cui il rispetto dei professori purtroppo dipende dal prestigio sociale della famiglia di provenienza. 

"«L’uomo vive su un piccolo pianeta, infinitamente piccolo rispetto alla vastità dell’Universo. Allo stesso modo, la mente umana vive su una piccola e placida isola di ignoranza, nel mezzo del nero mare dell’Infinito. Non è destino che essa navighi lontano, ed è per pura misericordia che non le è data la capacità di mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Se dovesse accadere e la specie umana dovesse essere messa al corrente della realtà, e della spaventosa posizione che in essa occupa, sono certo che diventerà pazza per la rivelazione, oppure fuggirà da quella luce insopportabile e si rifugerà nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo.»"

Abituato ad essere spesso discriminato, per Julius sarà difficile credere alla sincera amicizia di Howard. 

"La terra degli incubi" è un romanzo che gioca sulle paure più profonde che ciascuno custodisce nel cuore, quei timori segreti che spesso influenzano il nostro sguardo sul mondo. È un libro che riesce a regalare brividi, una lettura avvincente, che è impossibile interrompere prima dell'adrenalinico finale. 



«L’uomo vive su un piccolo pianeta, infinitamente piccolo rispetto alla vastità dell’Universo. Allo stesso modo, la mente umana vive su una piccola e placida isola di ignoranza, nel mezzo del nero mare dell’Infinito. Non è destino che essa navighi lontano, ed è per pura misericordia che non le è data la capacità di mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Se dovesse accadere e la specie umana dovesse essere messa al corrente della realtà, e della spaventosa posizione che in essa occupa, sono certo che diventerà pazza per la rivelazione, oppure fuggirà da quella luce insopportabile e si rifugerà nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo.»

mercoledì 21 ottobre 2020

Review Party: "Le diecimila porte di January" di Alex E. Harrow



"Le diecimila porte di January" è un romanzo fantasy di Alex E. Harrow, autrice americana di successo, recentemente pubblicato dalla casa editrice Mondadori nella collana Oscar Vault.

La storia è ambientata nei primi anni del Novecento. January, la protagonista è una "ragazza mezzosangue", come l'avrebbe definita Neal Coward, poiché figlia di madre bianca e padre di colore. Vive nel Vermount, suo padre un archeologo sempre in viaggio per il mondo, alla ricerca di reperti storici di valore, la affida alle cure del facoltoso signor Locke, nonché suo datore di lavoro, che la ospita con ogni riguardo nella sua grande e lussuosa dimora. Materialmente non le fa mancare nulla, ma January ha l'impressione di vivere in una soffocante gabbia. 
A sette anni,  trova una porta in un giardino. Non una porta come tutte le altre, ma un varco verso un altro mondo. Quando lo racconta al signor Locke egli attribuisce quell' esperienza alla sua fervida immaginazione, proibendole da quel momento di leggere i libri d'avventura che lei ama molto, i quali a suo dire le rirempirebbero la testa di sciocchezze. 
Alcuni anni dopo, suo padre non fa più ritorno e viene dichiarato morto. Il signor Locke, tuttavia, continua a prendersi cura di  lei. 
A diciassette anni January trova in una scatola - dono di suo padre- un libro particolare, "Le diecimila porte": chi glielo ha lasciato? Di sicuro non il signor Locke, dal momento che odia tanto i libri. Ben presto January scopre che è un dono di suo padre, il quale forse non è morto, e vuole lasciarle un messaggio. si rende conto di non poter più restare a casa e comportarsi da ragazza silenziosa e beneducata. Decide di partire e seguire la traccia che le ha lasciato suo padre per ritrovarlo. Ci riuscirà? Inoltre, scopre  anche di possedere dei "poteri particolari". Scoprirà l'origine delle sue misteriose abilità? E saprà sfruttarle al meglio?

January Scaller è una ragazza sbagliata nel posto sbagliato. E' un'adolescente in un mondo di adulti, una donna in mezzo a troppi uomini, ha la pelle scura in un popolo di bianchi. 
Con l'intento di proteggerla suo padre l'ha affidata alla protezione del signor Locke, il quale, con la scusa di tutelarla, la tiene segregata in casa, con  poca libertà di parola e di azione, tentando di soffocare ogni suo pensiero scomodo. 
Convinta che sia giusto compiacerlo, January cerca di disfarsi dei sogni e delle speranze di mondi fantastici, ma scoprirà che non ha senso imbrigliare la sua mente soltanto perché secondo gli altri questo è giusto. 
January è un personaggio indipendente e forte, una ragazza determinata che non si perde in sentimentalismi, e non si abbandona all'amore finché non ha compiuto la missione che si è prefissata, a cui attribuisce la priorità assoluta. 
Sceglie di allontanarsi da tutto ciò che le è familiare e dall'unico ambiente nel quale, in una realtà estremamente discriminatoria, può vivere come una persona abbiente.

E' January stessa a raccontare la sua storia, con una prosa curatissima e deliziosamente "metanarrativa" che è un elogio alla narrazione. Non ho potuto evitare di cogliere piacevoli similitudini con un libro che ho amato molto: "Il mare senza stelle", a cui "Le diecimila porte" assomiglia anche nell'ambientazione e nella simbologia. Il simbolo più importante del romanzo è quello che richiama il titolo stesso: la porta.

La porta è da sempre un elemento importante e un simbolo imprescindibile nella cultura fantasy, veicolo di plurimi significati.

Una porta rappresenta il passaggio da un luogo ad un altro, uno spostamento non necessariamente fisico. 
Oltrepassare una soglia è uno stratagemma letterario che rappresenta un passo verso un gradino diverso della propria coscienza - una discesa nel subconscio o una salita verso una nuova consapevolezza. 
Una porta può diventare un varco su tutto quello che non osiamo desiderare. Ad esempio, in "Coraline", celebre romanzo di Neil Gaiman, la porta magica conduce la protagonista in una realtà alternativa dove ha un'altra madre e un altro padre, che al contrario dei suoi veri genitori non la trascurano e trascorrono del tempo con lei. E' un mondo che si rivelerà inquietante perché falso, un luogo terribile nel quale trovare rifugio è pericoloso. La porta di Coraline rappresenta un mondo fantastico che può condurre chi vi entra alla pazzia, per questo è necessario scappare, ma la porta è chiusa: si riaprirà soltanto se la protagonsita saprà dimostrare forza d'animo, maturità e desiderio di affrontare la realtà.

Infatti non sempre - quasi mai - le porte, nel fantasy, seguono le stesse regole per aprirsi e richiudersi. 
Come dimenticare la porta segreta che in "Harry Potter e la camera dei segreti" conduce il giovane mago a fronteggiare il titanico basilisco? 
Una porta difficile da aprire, dietro la quale lo attende una sfida ancora più terribile - il confronto con un mostro, che si può parafrasare nello scontro con la parte oscura di sé stesso. 
Insomma: le porte, per la loro stessa funzione, non sono sinonimo di stabilità bensì di mutamento, strade che conducono altrove. Il simbolo della porta è legato ai riti di passaggio. Innumerevoli, nella letteratura, sono anche le porte che separano il regno dei vivi da quello dei morti, soglie spesso protette da guardiani, da cui non sempre si può tornare indietro.

Le porte rappresentano le possibilità, perché si possono scegliere, aprire, richiudere o lasciare chiuse. Uniscono e separano, possono essere motivate da fughe o necessità di cambiamento. Chiudere e aprire le porte può diventare, in base alle circostanze, un atto di coraggio o codardia. Ogni soglia è diversa, ogni porta ha le sue regole. 

Il romanzo di Alex E. Harrow gioca con le regole delle porte nella tradizione fantastica, arricchendo il simbolo della porta di una forte componente metaletteraria. La porta, infatti, oltre ad essere un elemento rivestito di simbologie e metafore, diventa anche uno strumento per parlare di scrittura creativa e narrazione: le porte rappresentano tutte le svolte narrative possibili, durante la stesura di un romanzo, le infinite alternative probabili che un autore può scegliere per la propria storia.

January scopre l'immenso potere della parola - un potere infinito, come ben sa qualsiasi romanziere - il potere di aprire e chiudere, di creare e distruggere, di costruire nuovi mondi e nuove strade con la sola forza dell'immaginazione. 
La potenza che concediamo nella nostra mente alle parole è fondamentale: le parole che predominano in noi determinano il nostro comportamento.

January infatti non riesce ad usare il proprio potere finché non crede profondamente di essere in grado di usarlo: essere incalzata da terzi che si dichiarano sicuri che lei abbia il potere non la aiuta.  Solo la sua stessa convinzione  riesce a darle la forza di diventare chi vuole essere. 
E' un posso dunque sono: in base a ciò che credo di poter fare, so chi sono, determino la mia identità. Decido chi voglio essere e lo divento, oltrepasso la porta che mi permetterà di diventare quella persona.

In un mondo in cui esistono diecimila porte, bisogna essere guidati da un'unica stella, una sola idea, per dirigersi senza esitazioni verso quella giusta. 

Il libro vi rivolge una sfida: troverete la vostra? 


Review Party: "Pumpkinheads" di Rainbow Rowell


Pumpkinheads è una graphic novel illustrata da Faith Erin Hiks e sceneggiata da Rainbow Rowell, già famosa per aver pubblicato numerosi libri di successo, tra cui Fangirl e Carry On. 


Deja e Josiah sono un ragazzo e una ragazza che stanno per iniziare il College, entrambi malinconici perché, negli ultimi anni, ogni autunno hanno lavorato nella locale fiera delle zucche. Quando saranno all'università invece non potranno lavorarvi, e sono certi che quel periodo per loro sarà privo della consueta magia. 


Inoltre Josiah non avrà più la possibiltà di dichiararsi alla ragazza del banco dei dolci, di cui è infatuato e alla quale non ha mai avuto il coraggio di rivolgere la parola. 
Deja decide di aiutare l'amico a parlare con lei, ma ogni tentativo di trovarla sembra andare storto. Ostacolato da numerosi quanto improbabili e comici imprevisti, riuscirà Josiah a incontrarla e trasformare il suo desiderio in realtà?


Le illustrazioni sono curatissime, le tavole interamente a colori. Deja e Josiah sono figure che sembrano emergere dai colori caldi del tramonto. La fiera delle zucche in cui si muovono, una sorta di parco a tema, diventa il poetico scenario della storia, metafora di un dolcissimo microcosmo interiore, lontano dalla realtà. 


I protagonisti, sono due personaggi molto diversi. Lui è timido e riservato, lei ribelle, estroversa e socievole. Nei vari anni di lavoro stagionale, infatti, Deja ha fatto amicizia con ragazzi e ragazze intrecciando anche numerose relazioni amorose, poi interrotte perché non ha mai trovato la persona giusta. 
Deja è bisessuale, un pò sovrappeso ed è alta quanto Josiah, l'autrice le ha attribuito tali caratteristiche per schierarsi contro gli stereotipi di genere. 
Josiah, sebbene sia un ragazzo carino dai grandi occhi blu, è completmente inconsapevole della sua bellezza, e non ha mai avuto nessuna fidanzata, preferendo idolatrare nella sua mente colei che considera la ragazza dei suoi sogni, figura mitica che rappresenta un sogno vago, perfetto e irraggiungibile, contrastato dal destino.
Deja non crede nel destino, è convinta che quel che accade dipenda più dalle decisioni personali  che dal caso, e convince l'amico a cercarla per parlarle e renderla reale. 


Intraprendono perciò una ricerca durante la quale hanno modo di parlarsi e confidarsi, esaminando le differenze del loro carattere e scoprendo che ricordano tutti i dettagli dei loro precedenti incontri, sebbene la loro conoscenza sia sempre stata limitata al lavoro stagionale della fiera. 
Pur essendo estremamente diversi sono uniti dall'amore per la magia dell'autunno e dall'atmosfera sognante della fiera e del campo di zucche che la circonda, culla dei loro pensieri. 
L'opera,  si rivolge ad un pubblico giovane e  presenta una narrazione che si contraddistingue per la disarmante dolcezza e fluidità, resa anche grazie all'uso di un lunguaggio vicino ai ragazzi ma mai volgare. 
Il titolo dell'opera, Pumpkin head, teste di zucca, non allude solo al campo di zucche che fa da scenario ma anche ai protagonisti che, con un gioco di parole, sono un pò "zucconi" fino all'ingenuità.


Questa graphic novel, imperdibile per i fan di Rainbow Rowell, sarà sicuramente amata da tutti i lettori che cercano una tenera storia d'amore, perfetta per questi mesi autunnali, magari da leggere davanti al camino, immaginando sentieri invasi da foglie appena cadute, che ancora volano come sogni sospesi nella sera. 



martedì 20 ottobre 2020

"Barrage 2" edito da Starcomics



BARRAGE 2 è il secondo ed ultimo volume della serie "Barrage" di Kohei Horikoshi, autore famoso per la serie "My hero Academia", manga di grande successo tuttora in corso. 

La storia è ambientata in un ipotetico futuro, sul pianeta Industria. 
Astro, dopo essere stato scambiato per errore dalla guardie reali per il principe Barrage a cui assomiglia moltissimo, viene condotto a palazzo. Lì il sovrano capisce subito che Astro non è suo figlio ma, in virtù della bontà d'animo del ragazzo, certificata dallo "strumento reale" - uno scettro magico che reagisce diventando una spada se riconosce in chi lo impugna uno spirito nobile - gli offre la possibilità di assumere il ruolo di nuovo principe planetario.


Inizialmente perplesso, Astro accetta in cambio della possibilità di garantire un futuro tranquillo ai bambini di cui si prendeva cura, i quali vengono condotti al castello e trattati con ogni riguardo. 

Tiamat, vicecomandante del primo squadrone della polizia planetaria, viene incaricato di accompagnarlo nel lungo viaggio per visitare le città di Industria invase dagli alieni e combattere per liberarle.
Astro, sebbene sia molto giovane e inesperto, è pieno di entusiasmo e altruismo, quindi parte volentieri per la difficile missione insieme a Tiamat. I due, scoprono però che in alcune città gli alieni sono stati favoriti da poliziotti planetari corrotti. Si troveranno inoltre costretti a fronteggiare un nemico in possesso di un potere inaspettato, di fronte al quale persino lo "Strumento Reale" sembra in difficoltà. 
Inoltre, Astro incontrerà qualcuno che sembra conoscere segrete informazioni riguardo il suo passato e le sue origini. 
Scoprirà chi è davvero? E libererà Industria dagli invasori?


In questo secondo tankobon il mangaka, con le sue inconfondibili illustrazioni caotiche e coinvolgenti, trasporta ancora una volta il lettore in un universo dove azione e umorismo si tengono per mano, creando tavole dinamiche e accattivanti.
Durante la storia vengono analizzate le personalità dei vari personaggi.
Si evolve profondamente il rapporto tra Astro e Tiamat: i due non sono più solo compagni di un casuale viaggio, ma si instaura fra loro un profondo legame di stima e amicizia. 
Tiamat infatti impara a fidarsi di Astro, rispettandone il coraggio e le decisioni.
Astro, a sua volta, inizia a considerare Tiamat come una persona con cui aprirsi, facendogli anche delle confidenze importanti. Gli racconta persino di Black, l'unica persona che abbia costituito, nella sua vita, una figura genitoriale. Lo ricorda con affetto. Era un uomo strano, aveva occhi neri come la pece e insolite corna sulla fronte. Il suo aspetto non ispirava fiducia, ma era stato gentile e gli aveva insegnato come sopravvivere, per mantenere sé stesso e i bambini di cui si prendeva cura. 

Aveva aperto la sua mente, rivelandogli di vedere in lui un animo retto e buono che non doveva assolutamente perdere, anche se tutto il mondo appariva distorto e sbagliato.

Durante il viaggio con Tiamat, Astro ha modo di incontrarlo di nuovo. Ma Black è davvero l'uomo buono che egli ricorda? 



Viene introdotto anche un altro personaggio, Tico, una giovane guerriera. 
Astro e Tiamat sono molto affascinati da lei, una ragazza che combatte strenuamente per la difesa della città e per vendicare la morte della madre adottiva, causata dagli alieni malvagi. 
Inizialmente li aggredisce, convinta che anch'essi siano nemici. Però quando comprende che combattono la sua medesima causa si schiera dalla loro parte, dimostrandosi una valida alleata. Insieme riusciranno a scacciare gli alieni? 


Con questo secondo volume Barrage si conferma una miniserie molto avvincente. 
Pur nella sua brevità riesce a coinvolgere il lettore, sottolineando l'importanza di valori nobili quali la famiglia, il coraggio e l'amicizia.
Vi consiglio di non perdere Barrage: lasciatevi conquistare dalla rettitudine e dalla nobiltà d'animo di "Astro del pianeta in guerra."

lunedì 19 ottobre 2020

BlogTour Fairy Oak: "Il legame tra Vaniglia e Pervinca"


Vaniglia e Pervinca sono protagoniste di "Fairy Oak", una serie di libri per ragazzi scritta da Elisabetta Gnone. 



Sono gemelle, profondamente legate eppure destinate ad essere diverse. Infatti Vaniglia è una strega della luce e Pervinca una strega del buio. 
Vaniglia è docile, gioviale, sempre allegra. Pervinca invece ama la solitudine, è riservata, spesso inquieta e silenziosa. 
Tranne qualche screzio le due ragazze vanno d'accordo, e riescono a superare qualsiasi contrasto.
Inoltre, Vaniglia e Pervinca sono in profonda connessione fra loro. Ciò che sente una lo percepisce anche l'altra: sono due facce di una stessa medaglia, due metà che formano un intero.
La loro zia, Lalla Tomelilla, teme soprattutto per Pervinca: essendo in possesso dei poteri della notte, è la più fragile e la più vulnerabile nei confronti del richiamo del nemico. 


"La vista degli eserciti che avanzavano avrebbe dovuto farle fare rapidamente 
marcia indietro. Lei invece si era solo fermata, come se una voce avesse chiamato forte il suo nome, o qualcuno, o qualcosa, l’avesse trattenuta. Per un lungo istante 
aveva guardato gli eserciti neri, e ne aveva subito l’incanto. Quale prodigio poteva unire un numero così considerevole di Magici del buio? Incontro a quale sogno 
stavano marciando compatti come un solo uomo? 
Perché di un questo doveva trattarsi, Pervinca ne era certa. Cos’altro poteva 
spingere quelle creature terrificanti ad agire con tanta determinazione se non il 
desiderio di un sogno realizzato? E quale immensa potenza poteva dirigere un esercito tanto vasto... da quale mente prodigiosa era uscito un sogno così... grande? 
Era una visione straordinaria e la giovane strega si perse in essa, incapace di muoversi e di ricordare a quale mondo lei appartenesse davvero." 


Solo Vaniglia, che nel cuore custodisce la luce, può trattenere sua sorella dal mondo oscuro che la chiama per nome. Perché è più forte a quel richiamo, e può riportarla indietro, darle la forza di resistere. 
Pervinca però non è debole come alcuni temono, e per sua sorella sarebbe pronta a camminare nel fuoco, a creare spazi che non esistono, a cercare una soluzione che sembra impossibile. Vaniglia è la luce di Pervinca, e per lei Pervinca cercherà un compromesso tra le tenebre e la luce. Ci riuscirà? O il richiamo della notte avrà la meglio su di lei? 

"— È vero e infatti conto molto sull’amore che le gemelle provano l’una per l’altra. 
Soprattutto, conto su Vaniglia: lei è l’unica che può trattenere Pervinca dall’incanto 
del buio."



Da bambina ho sempre desiderato avere una gemella, dono che purtroppo la vita non mi ha concesso. Ma la storia di Vaniglia e Pervinca mi ha dato la speranza che la notte del cuore possa essere sempre illuminata dalla luce. Ed è questo l'insegnamento profondo di Elisabetta Gnone: in ogni situazione, biasgna cercare la luce. 
Per Vaniglia e Pervinca, quella luce era il loro legame. 
E tu? Hai già scoperto quale luce può illuminare il tuo buio? 


sabato 17 ottobre 2020

Blog Tour: "Fairy Oak~ Il segreto delle gemelle" di Elisabetta Gnone



"Il segreto delle gemelle" è il primo volume di Fairy Oak, saga fantasy di Elisabetta Gnone, scrittrice italiana già famosa in tutto il mondo fantasy per aver ideato la saga delle W.i.t.c.h.
Dopo aver regalato ai lettori le storie delle cinque magiche liceali, con Fairy Oak Elisabbe Gnone è tornata ad aprire le porte della sua magica mente per permettere ai lettori di varcare gli ampi cancelli di un universo fantastico ed indimenticabile, quello del villaggio della quercia fatata. 
Un luogo unico, dove vivono in pace magici -ossia fate, e streghe e maghi che hanno i poteri del buio o della luce - e non magici, ossia persone non dotate di poteri.
I figli dei magici di solito vengono sorvegliati da balie molto speciali: piccole fate. Proprio una di loro, Sefeliceleisaràdircelovorrà, detta Felì, è la narratrice della storia. Viene assunta da Lalla Tomelilla, una strega della luce, per vegliare sulle figlie della sorella Dalia, le gemelle Pervinca e Vaniglia. Crescendo, le due bambine si rivelano una strega del buio e l'altra della luce. 
Secondo le leggende, è impossibile che in una famiglia nascano sorelle o fratelli con poteri di tipo diverso.
Pervinca e Vaniglia costituiscono le prime eccezioni alla regola, unite e divise fin dalla nascita, diverse non solo per i poteri ma soprattutto per il carattere, eppure estremamente legate l'una all'altra. 
Fairy Oak è un paese tranquillo, però minacciato da un nemico senza volto, che incarna l'oscurità ed il male assoluto. Gli abitanti del paesino lo chiamano "Terribile 21" perché proprio in quel giorno del mese di giugno si presentava, e tutti lo temono molto. Tuttavia, molti anni prima dell'arrivo di Felì, numerosi maghi si unirono e si allontanarono con un inganno. Perciò la fatina immagina di non doversi preoccupare. Ma il Nemico ritorna ad attaccare proprio il 21 giugno, nell'anno in cui le sue bambine compiono undici anni. Tuttavia prima prendeva di mira soprattutto i magici del buio, per farne i suoi schiavi e avere un esercito al proprio servizio, ora invece attacca anche i magici della luce.
In particolare, egli sembra aver preso di mira le gemelle, poiché condividono un potere senza eguali di cui desidera appropriarsi.

Il nemico sa bene che la sua oscurità ha influenza specialmente su Pervinca, ed è su di lei che concentra i suoi attacchi, tentando di rapirla o di convincerla a passare dalla sua parte. 
Pervinca è una strega particolare, è a suo agio al buio e la notte è il suo mantello. È più sensibile alle sottili percezioni del mondo notturno, e nei suoi occhi brilla una scintilla di inquietudine. 
I suoi genitori, la zia e persino Felì hanno paura per lei, temono che si lasci affascinare dall'incanto del buio.
Solo Vaniglia potrebbe trattenerla, ma saprà convincerla a restare dalla parte giusta? 
Riusciranno le gemelle, sebbene siano tanto diverse, a restare unite senza lasciarsi separare dalle difficoltà e dalle naturali gelosie che minano il loro rapporto?


Vaniglia e Pervinca sono le protagoniste ma il libro presenta numerosi personaggi interessanti. Come il gentilissimo Grisam, la spumeggiante e sbadata Flox, la misteriosa e stramba Shirley Poppy. Ciascuno di essi è indimenticabile e particolare.

Nel mondo di Fairy Oak grande importanza oltre ai personaggi hanno anche i luoghi, estremamente significativi, perché la natura ha grande rilevanza nella narrazione. Come dimenticare il faro di Aberdur? I boschi in cui le fronde degli alberi scintillano alla luce del tramonto, gli ampi campi, le onde del mare che si infrangono poeticamente lungo le coste? 
Ancora adesso, a distanza di tanti anni, rileggendo questo libro sono riaffiorante prepotentemente in me immagini degli scenari fiabeschi descritti dall'autrice, mai del tutto sopiti, che probabilmente a livello inconscio si sono radicati nella mia mente con l'intensità di un sogno sfuggente.

Nel villaggio di Fairy Oak convivono due popoli differenti, riuscendo a convivere pacificamente. È un paese piccolo, dove tutti si conoscono, un luogo quieto nel quale la difficoltà della convivenza non è data dalla barriera della magia, che separa magici e non magici, ma solo dalla naturale invidia che da sempre divide gli individui. E quando nascono tali contrasti, non basta la magia a risolverli. La riconciliazione si rivela necessaria attraverso l'umanità delle persone, e la magia si presenta quindi come uno strumento il più che permette al contenuto del cuore dell'uomo di manifestarsi.

Da bambina amavo i libri perché mi consentivano di visitare altri mondi, e Fairy Oak durante la mia infanzia ha rappresentato una presenza costante: rileggere la saga -cosa che facevo periodicamente- mi permetteva di immergermi in una realtà in cui avrei desiderato vivere.

Pervinca,Vaniglia, Flox e Shirley non sono stati per me solo personaggi di carta e inchiostro. Erano molto di più, erano amiche quasi reali, che nutrivano paure e speranze come le mie, che avevano qualcosa di speciale e mi convincevano che potessi avere anche io, qualcosa di speciale, nel cuore.


Il mondo di Fairy Oak per me è diventato un'oasi pacifica, un magico rifugio a cui fare ritorno, e sono sicura che potrà diventarlo anche per molti altri giovani lettori.




venerdì 16 ottobre 2020

"Notte Stellata" di Elisa Verniaghi


Notte Stellata
è un libro di Elisa Verniaghi, del 2015, arricchito da bellissime illustrazioni digitali a colori, che permettono un maggiore coinvolgimento nella storia.

La protagonista è una giovane donna dai folti capelli rossi, di nome… no, non ha un nome, e neppure un passato.
Ha una particolarità: due grandi occhi blu, che racchiudono una stupenda notte stellata. La sua vita procede di giorno in giorno sempre uguale.
Un giorno la sua mano sinistra inizia a sbiadire: è questo bizzarro avvenimento a dare inizio alle sue avventure, il momento che mette il moto la narrazione, quando inizia a porsi domande sulla propria identià, assalita dal terrore di non averne nessuna.
Si reca perciò dall’Anziano, che a detta di tutti potrebbe darle delle risposte. 
Questo strano personaggio le rivela una verità sconcertante: il mondo in cui si trova non è che un insieme di luoghi nati dalla mente di qualcuno, ed ora lei sta sbiadendo perché il suo ricordo sta scomparendo .
Se vuole arrestare il processo di trasformazione  deve intraprendere un lungo viaggio fino all’inconscio della sua creatrice, che solo in questo modo si ricorderà di averle dato vita e non la dimenticherà, inserendola in un racconto.



《Noi tutti viviamo nel mondo della scrittrice. Potremmo anche dire che viviamo nella mente della scrittrice, perché lei chi ci ha immaginati. Tu non hai ricordi perché sei stata immaginata da subito così come sei e non hai nome perché quasi nessuno ha nome qui. Pensaci un attimo: quante persone conosci per nome nel tuo paese? 》
La ragazza si sentiva svuotata. Rispose con un filo di voce: 《Nessuno》 l'anziano continuò. 《È normale. Mi hai detto che vieni da un paese circondato dal granturco con un pozzo in piazza. lo chiamo "Il Paese delle Comparse" perché tutti hanno un ruolo ben definito, ma nessuno ha un nome. Hai detto che sei stata mandata qui da un medico; sai il suo nome? No? Ignorerai anche quello del panettiere, del contadino o della sarta. Inoltre avrai notato che tutto è sempre uguale lì: il granturco è sempre alto e rigoglioso, ad esempio, il medico è sempre vecchio, il panettiere porta sempre lo stesso grembiule...》《...la vedova sempre incinta》 sussurrò lei più rivolta a se stessa che all'Anziano.
Poi, a voce udibile, continuò: 《Com'è possibile?》
《 È semplice》 riprese l'ombra: 《qualcuno ogni tanto sparisce e viene sostituito. Quando la scrittrice scrive attinge spesso al Paese delle Comparse: i personaggi sono punti fissi nella sua mente, stereotipi, se preferisci, quindi li puoi inserire in ogni racconto. Nel tuo paese non ci sono sempre le stesse persone, ma sono sempre uguali: ad esempio se il panettiere scompare viene sostituito da un altro panettiere uguale al precedente. Quando qualcuno di noi viene inserito in uno scritto, scompare da questo mondo per vivere nel racconto o nel libro.》 [...]
《Non può essere. Non accetto di rassegnarmi a pensare che la mia vita dipenda da qualcuno che mi ha creata e si è poi dimenticato di me. Non può esistere un essere del genere. Non posso essere solo frutto della sua immaginazione. Quello che dici significherebbe in pratica che non esisto veramente, che non sono niente. Ma io parlo, ragiono, mi muovo.》





Dopo un primo momento di esitazione, decide di credere alla sua strana storia e avere fede nella scrittrice, mossa dalla speranza di non essere dimenticata, decide di partire. 

Riuscirà a giungere alla meta? 


Nel viaggio deve procedere sempre  avanti,  quando giunge in un nuovo paese la strada alle sue spalle si chiude, impedendole di tornare indietro. La strada è metafora della vita, strutturata come un percorso obbligato in cui è impossibile tornare sui propri passi e porre rimedio agli errori commessi, né tantomeno recuperare qualcosa che è stato lasciato indietro. Da ogni paese porta con sé qualcosa, solo dal paese d' Ombra la protagonista sceglie di non prendere nessun ricordo, come se volesse lasciar intendere che, quando si lasciano alcuni luoghi attraversati per errore, è meglio non portare con sé niente.


"-Dal paese d’Ombra non hai preso nessun oggetto- le ricordò la volpe.
-Lo so, ma non c’era più niente da raccogliere.
–"

Durante il cammino la ragazza incontra un animale, che diventa a tratti un gatto, a tratti una volpe: forse la mente che le ha dato vita non aveva deciso per lei una forma precisa. I due diventano subito amici e proseguono insieme il viaggio. Neanche il gatto – volpe ha un nome, perciò i due amici si battezzano a vicenda: lei diventa “Notte Stellata” e l’animale prende il nome “Pepe”.
Questo è significativo perché sono le persone a cui permettiamo di entrare nella nostra vita a definire chi siamo.
Lungo la via si unisce a loro anche cavallo: silenzioso e docile, rappresenta la fedeltà, che non ha bisogno di molte parole.

Ogni personaggio ha molto da dire e ogni elemento è importante in questo racconto bellissimo, un nuovo Piccolo Principe.


Il libro si presenta come un fantasy per ragazzi, poiché con la sua copertina ne attira l’immediata attenzione, ma è sicuramente un libro che possono leggere anche i bambini e i lettori più adulti, per la prosa semplice ma ricercata e per i contenuti estremamente metaforici.


"Notte Stellata" è una storia unica e magnetica, che gioca molto con il suo aspetto metaletterario.
Consiglio a tutti di leggerlo, perché apre la mente. Gli occhi stellati della protagonista, in copertina, riusciranno a scrutare gli anfratti più bui delle vostre anime.



mercoledì 14 ottobre 2020

Review Party: "Thunderhead" di Neal Shusterman

 





Thunderhead è il secondo capitolo della saga distopica "Falce" di Neal Shusterman, pubblicato dalla casa editrice Mondadori nella collana OscarVault.


Rowan, che dopo aver ucciso Maestro Goddard si è impossessato del suo anello, si è imposto come missione l'eliminazione delle falci che reputa indegne del compito. Si è attribuito il nome di Maestro Lucifero, indossa una veste nera e cerca le sue vittime per poi dare loro fuoco, l'unica morte da cui sia impossibile rianimare qualcuno.
Il nome che sceglie Rowan è caratteristico, perché è il nome di un demone ma anche il nome di colui che un tempo era un angelo.
 
Rowan crede di portare, con la sue azioni, il lume di una nuova era. Secondo Citra, invece, il male porterà altro male, la tenebra altra tenebra.

«E saresti tu questa oscurità necessaria?»
Invece di rispondere alla domanda, disse: «Ho scelto il nome “Lucifero” perché significa “portatore di luce”».
«È lo stesso nome con cui un tempo i mortali chiamavano il diavolo»
sottolineò lei.
Rowan alzò le spalle. «Immagino che sia colui che porta la torcia a proiettare le ombre più oscure.»


Citra, divenuta Falce, ha scelto per le spigolature una procedura che le sembra più clemente: avvisa i soggetti scelti di avere un ultimo mese di vita a disposizione, e chiede loro di decidere come desiderano morire.
Maestra Marie Curie approva, ma molte altre falci non sono dello stesso avviso, e vedono in lei la potenziale minaccia di un comportamento compassionevole che volevano lasciarsi alle spalle. Per questo, qualcuno attenta più volte alla loro vita.
Riusciranno a scoprire di chi si tratta e salvarsi?
E come si evolverà il dramma morale che divide Citra e Rowan?
Ha ragione Rowan, a schierarsi così fermamente contro un sistema che ritiene sbagliato? Oppure è Citra a fare la scelta giusta, cercando "il modo migliore per fare qualcosa che resta in ogni caso sbagliato?"
Chi dei due ha compreso meglio l'essenza del loro mondo?



Citra e Rowan hanno condiviso il medesimo apprendistato, anche se da prospettive diverse: lei guidata dalla saggia e pacata Maestra Maria Curie, lui irretito dal perverso ed eccentrico Goddard. 
Ciò che hanno vissuto non poteva non cambiarli profondamente. Hanno imparato come dare la morte ad un altro individuo in tanti modi differenti, una morte da cui non c'è ritorno e tutto quello che è stato loro insegnato ha avuto un'influenza su ciò che sono diventati. 
Emergerere dalla brutale realtà che li ha visti rivali non è stato facile, ma ora che Citra è diventata una falce, la distanza che la separa da Rowan è diventata, se possibile, ancora più larga: i due non sono divisi soltanto dal divieto delle Falci di avere una relazione amorosa, ma anche dall'aver maturato modi di pensare completamente differenti. Mentre Citra ha scelto la strada della clemenza che le permette di sentirsi in pace con la coscienza, Rowan invece è avvelenato dalla rabbia e dedica la sua esistenza a uccidere le falci che ritiene indegne del mestiere poiché, dopo lunghe ricerche, scopre che le loro spigolature sono spesso mosse da ragioni personali e non aleatorie, come dovrebbero essere. 
Tuttavia, dopo aver spigolato una falce che sembrava voler eliminare, con le sue spigolature un'intera minoranza etnica, scopre che quell'uomo era mosso dal risentimento di un amore che non aveva potuto vivere: non certamente un buon comportamento, ma causato da ragioni che Rowan non poteva conoscere. 

Il ragazzo inizia a porsi delle domande: è giusto giudicare qualcuno buono o cattivo in base alle proprie azioni, per quanto terribili? Oppure senza conoscere tutto il cammino che ha condotto una persona ad intraprendere determinate scelte, per quanto sbagliate, un giudizio è impossibile, e quindi anche il suo comportamento è inaccettabile?

L'amore tra Citra e Rowan, già nato sotto una difficile stella, sembra impossibile da vivere. 

"Come avrebbero potuto lei e Rowan avere un qualsiasi tipo di relazione quando erano obbligati a essere nemici fino alla morte? Anche ora che lui era perseguitato e lei portava il peso delle sue responsabilità di falce, come avrebbe potuto esserci qualcosa tra loro se non una disperata nostalgia?"

Rowan è un fuorilegge e Citra una falce, non dovrebbero nemmeno potersi incontrare. Inoltre, Citra non apprezza ciò che Rowan fa per vendicarsi del male che ha subito e che ha visto ingiustamente infliggere. 
Tuttavia, sebbene i due giovani si sforzino di stare lontani, il sentimento che li lega è intenso e impossibile da ignorare.

Viene introdotto un nuovo personaggio, Greyson, un ragazzo che desidera diventare un agente Ninbus, ossia un dipendente al servizio del Thunderhead, intelligenza artificiale che domina il nuovo mondo immaginato dall'autore. 
Essa vede in lui qualcosa di speciale, un cuore buono ed altruista, perciò lo recluta inaspettatamente per una missione importante. Saprà il ragazzo mostrarsi all'altezza del compito? 
Greyson ha sempre nutrito innata fiducia nei confronti del Thunderhead, che considera una vera e propria coscienza capace di confortarlo e aiutarlo in ogni momento, più umana e amorevole di ogni creatura umana. Per questo, Greyson vorrebbe servirla per ricambiare.

Gran parte di questo secondo romanzo si concentra sul Thunderhead: infatti, dopo ogni capitolo, si trova un paragrafo in cui esso parla in prima persona, spiegando che ama gli umani così tanto da cercare una comunicazione con loro e usare ogni strumento possibile per permettergli di essere felici.
Ad ogni individuo viene fornito un reddito e ogni necessario mezzo di sostentamento, anche se così facendo molti si trovano privi della motivazione di scegliere un percorso lavorativo che permetta loro di mantenersi e realizzarsi. 



"Gli umani, tuttavia, hanno una necessità di base oltre al semplice salario. Hanno la necessità di sentirsi utili, produttivi o almeno occupati, anche se il lavoro non porta nulla alla società.
Di conseguenza, sotto la mia guida benevola, chiunque voglia un lavoro può averlo, e con un salario superiore al RMG, in maniera che ci siano un incentivo da raggiungere e un metodo di valutazione dei progressi. Aiuto ogni cittadino a trovare un lavoro che lo soddisfi. Certo, pochissime di queste occupazioni sono necessarie, in quanto potrebbero essere tutte svolte da macchine, ma l’illusione di avere uno scopo è essenziale per garantire il buon equilibrio della popolazione."

In questo universo apparentemente perfetto, si inserisce la riflessione sulla criminalità. In questo mondo perfetto non ce n'è più bisogno, eppure il Thunderhead ha creato un sistema che possa permettere, a chi lo desidera, di ribellarsi e intraprendere una carriera criminale, diventando "un losco" e avvicinandosi ad altre persone con le stesse inclinazioni. 


"Eppure, i disordini persistevano. Ho cominciato a riconoscere nell’umanità qualcosa di fugace e difficilmente quantificabile, ma ben presente. In poche parole, gli uomini hanno bisogno di fare il male. Non tutti, certo, ma ho calcolato che per il 3 per cento della popolazione il senso della vita era tutto nella ribellione. Anche se nel mondo le ingiustizie erano state debellate, sentivano un bisogno insopprimibile di rivoltarsi contro qualcosa. Qualsiasi cosa."

Anche in un mondo perfetto, dunque, è impossibile chiedere all'uomo di essere perfetto? È giusto lasciargli la scelta -anche se illusoria- di percorrere strade sbagliate? 

Inotre, il Thunderhead non dovrebbe intervenire, ma riuscirà davvero a non cercare di aggirare le sue stesse regole, pur di aiutare gli uomini e servire quella che ritiene essere una giusta causa?
Ma gli uomini sono corrotti e tradiscono la sua immensa benevolenza. Come reagirà il Thunderhead, scoprendo che l'umanità che tanto ama lo ha preso in giro dall'inizio, creando zone che sfuggono al suo controllo?


Se avete amato il primo volume della saga di Falce, non potrete che essere conquistati da Thunderhead, che si rivela ancora più incalzante del precedente, con una narrazione che procede a ritmo serrato, proponendo nuove intriganti sfide morali.