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lunedì 27 novembre 2023

"Un patto con il Re degli Elfi" l'atteso romanzo di Elise Kova


"Ci sono solo due motivi per cui gli Elfi arrivano nel nostro mondo: la guerra e le mogli. In entrambi i casi essi portano morte. E oggi arriveranno."



Una copertina accattivante, colori sgargianti e pagine colorate: il contenuto sarà all'altezza dell'elegante edizione preparata dalla Oscar Mondadori?

"Un patto con il re degli Elfi" di Elise Kova è il primo capitolo di Married to Magic, una serie di romanzi romance fantasy autoconclusivi molto attesi in Italia, ciascuno ambientato in un universo narrativo differente.

In un piccolo villaggio la pace con il vicino regno elfico è mantenuta solo grazie ad un patto antichissimo: ogni cento anni, gli umani offrono al re degli elfi una regina umana, l'unica fanciulla che nasce dotata di innaturali poteri magici. Tuttavia, dopo centouno anni, per la prima volta da secoli, ancora non è stata trovato nessuna regina umana. 
Questo ritardo, che ha causato il diffondersi di gravi malattie tra gli abitanti del villaggio, induce lo stesso re degli elfi a recarsi personalamente nel mondo umano per cercare e rivendicare la sua regina. 
La identifica in Luella, una ragazza di diciannove anni che non ha mai avuto contezza della sua identità, in quanto i poteri magici ne erano stati occultati a sua insaputa dal ragazzo che la amava e che desiderava tenerla con sé piuttosto che cederla al mondo elfico.
Dichiarando che la presenza di una regina umana nel regno elfico è necessaria ed urgente, l'algido sovrano la porta subito una con sé, sebbene Luella non abbia avuto modo di prepararsi al ruolo e alle usanze del nuovo mondo che la attende. La ragazza si trova davanti un paese diverso rispetto a quello che si era immaginata. In particolare il re degli elfi , gelido e bellissimo, è completamente dissimile dalla crudele immagine che egli desidera divulgare di sé.
Come si evolverà la loro relazione, nata da pessime premesse?

Unendo il fascino di un mondo magico interdetto ai più alla travolgente gioia di un passionale amore giovanile, "Un patto con il Re degli elfi" è un romanzo capace di rispondere alle esigenze della società contemporanea proponendo una figura femminile positiva, dinamica e con un ottimo senso di autoefficacia : Luella è consapevole del suo valore e non sopporta di vedersi ingabbiata dai prepotenti personaggi maschili che vorrebbero domare il suo spirito. 

Quando il ragazzo di cui è innamorata sin dall'infanzia si dimostra possessivo e poco disposto ad assecondare le sue aspirazioni e ascoltare i suoi desideri, Luella non escita a respingerlo con fermezza comprendendo quanto sia tossico ed egoista l' amore che dichiara di provare per lei.

«Questo non è amore!» Permetto alla mia voce di echeggiare fin sulle cime delle montagne. Gli alberi tremano insieme alla mia rabbia.[...] «L’amore è una scelta» continuo, prima che Luke possa pronunciare un’altra parola. «Tu… tu volevi possedermi. Volevi tenermi per te, indipendentemente da come mi sentivo. Non mi hai permesso di decidere per me stessa, e la nostra città, la nostra gente ha sofferto a causa del tuo egoismo. Mi dà i brividi pensare a cosa sarebbe potuto succedere al nostro mondo se ti avessi seguito.»

Luella non è la classica eroina ribelle: è semplicemente una creatura con la sua propria volontà che impedisce agli eventi di sopraffarla e che vuole dimostrare di essere capace nel suo ambito professionale, competente, il tutto senza "mascolinizzarsi", senza perdere la sua femminilità e la sua delicatezza di donna.

La storia restituisce l'immagine di una ragazza con punti di forza e debolezza con un'autostima tale da non avere la necessità di nascondere le sue fragilità, capace di lottare per i propri desideri e di porsi senza paure in chiara opposizione alle figure maschili arroganti che la circondano, arroccati sulla visione di una tradizione spesso misogina e antica. Visti gli ultimi avvenimenti di cronaca nera che hanno turbato profondamente la nostra sensibilità questo romanzo, tramite la metafora fantasy , si configura come particolarmente attuale e in grado di suscitare profonde riflessioni e di proporre un atteggiamento femminile proattivo e mai passivo.

"Certe persone non possono rimanere nell'oscurità: sono nate per essere viste."

La relazione con il re degli elfi, non iniziata nel migliore dei modi, assumerà delle connotazioni sane e positive. Ne è emblema la copertina: lei non guarda lui, guarda avanti a sé, concentrata sulla sua magia. Lui guarda lei, la accarezza senza stringerla, senza tenerla ferma. La lascia libera, e la contempla mentre usa la sua magia, orgoglioso e teneramente protettivo. 

Se cercate un libro romantace fantasy e al passo con i tempi, lontano dagli stereotipi, questo romanzo sarà certamente una lettura perfetta e piacevole.

martedì 24 maggio 2022

"Questa violenta fine" di Chloe Gong

“Questa violenta fine” è il romanzo conclusivo della duologia scritta da Chloe Gong ed edita, in Italia, dalla casa editrice Mondadori.

Erano tutti uguali. Era quella città, divisa per nomi, colori e manti erbosi, ma in un certo senso capace di trasudare un’unica, identica sfumatura di violenza.”

Proprio quando sembrava che Shanghai stesse per tornare alla normalità, libera dai mostri e dagli insetti che instillavano la follia e il suicidio nelle persone, lettere misteriose di ricatto arrivano alla Gang Scarlatta, pretendendo un riscatto per non liberare una nuova ondata di suicidi su una città già resa instabile dalle rivolte comuniste. Quando però le stesse minacce arrivano ai Fiori Bianchi ed essi le ignorano, l’impossibile ritorna a fare capolinea dagli angoli oscuri della città: i mostri sono tornati e, stavolta, riescono a manovrare la follia a loro piacimento, sterminando un intero locale appartenente alla fazione russa. A quel punto, le due gang criminali decidono di collaborare, mettendo a lavorare fianco a fianco i due giovani eredi.

Ma le due organizzazioni non sanno che, qualsiasi sentimento possa aver legato in passato Roma Montagov e Juliette Cai è sparito, cancellato dalla rabbia e dalla sete di vendetta nel momento in cui la giovane erede scarlatta ha ucciso l’amico di Roma e di suo cugino Benedikt, Marshall, per dimostrare alla propria Gang e a Tayler, suo cugino, di stare lavorando sotto copertura. E sebbene tutta la messa in scena costi ancora tanto a Juliette, ella è convinta di aver fatto la cosa giusta, anche per il bene di Roma. 

Ai tempi di New York era così brava a mentire, così brava a fingere di essere una persona completamente diversa. Questi ultimi mesi l’avevano consumata finché di lei non era rimasto nient’altro di lei se non… lei stessa,”

Egli infatti non sa che Marshall è vivo e tenuto al sicuro da Juliette, in maniera tale da tenere in vita se stessa e le persone a cui tiene. Ciò nonostante, l’erede scarlatta non può combattere in eterno i suoi sentimenti, anche se cerca di erigere un muro fra di loro, e quando Roma si troverà in pericolo, piuttosto che permettergli di rischiare la vita sua o delle persone a lui care, metterà in gioco la propria, lasciando il giovane russo confuso e arrabbiato.

Perché erano nati in due famiglie in guerra e lei avrebbe preferito morire per mano di Roma piuttosto che essere causa della sua morte.”

Ma gli eredi giocano un gioco pericoloso e, mentre cercano di salvare la città da un epidemia di mostri e suicidi, non si accorgono che i loro genitori complottano alle loro spalle, alleandosi con la politica e distruggendo la città che Roma e Juliette hanno tanto a cuore. Quando i Nazionalisti colpiranno al città, decisi a sterminare la minaccia comunista, niente dell’impero delle Gang rimarrà in piedi e, la verità sul comportamento di Juliette, verrà a galla in un momento in cui la città sarà in bilico fra il caos e la guerra, dove lei si troverà a compiere una scelta terribile fra ciò che ama e ciò che le hanno insegnato.

La rivoluzione è questo, dopotutto, Una scia di sangue che serpeggi a da porta in porta, chiassosa e violenta, finché i ricchi non possono più distogliere lo sguardo.”

Alla fine, agli innamorati non resterà che una scelta da fare: combattere, per il bene di una città che odiano e che amano allo stesso tempo? O scappare, per l’amore che li unisce?

Allora io avrei vissuto una vita normale, bramando un grande amore che non avrei mai trovato, perché alle persone normali accadono cose normali, e le persone normali si accontentano di qualsiasi cosa le soddisfi, senza mai sapere se ci sarebbe stata una felicità più grande in un’altra vita.”

Il libro, a differenza di quello che lo ha preceduto e anche grazie al lavoro storico e narrativo di introduzione che “Queste gioie violente” ha svolto, procede con dei ritmi molto più incalzanti e serrati, lasciando raramente la sensazione di attimi di spazio bianco, fra un evento e l’altro, dove il lettore non sa bene dove la storia voglia andare a parare.

Affonda dritto nel profondo e afferra ciò che batte sotto la superficie, ed è l’amore che sopravviverà quando tutto il resto sarà morto.”

In questa sede vengono approfonditi molto di più i caratteri, le motivazioni e, in generale, la costruzione di tutti i personaggi secondari che colorano la storia della Shanghai del 1927, rendendo la storia più coinvolgente ed in grado di esercitare attrattiva anche nelle relazioni che vanno al di là di quella romantica, sull’onda dell’amore-odio che coinvolge Roma e Juliette.

Per amarti e onorarti, laddove nemmeno la morte può dividerci. In questa vita e nella prossima, finché le nostre anime rimarranno, la mia troverà sempre la tua. Queste sono le promesse che io faccio a te.”

La fine del romanzo, sebbene avvenga con una velocità insolita, rispetto a tutti gli avvenimenti della duologia, segue un ritmo accelerato per dare il senso di impulsività e di avventatezza che gli avvenimenti esigono, lasciando il lettore a struggersi e a chiedersi se, senza la disperazione e il senso di impotenza e di appartenenza che permeava Roma e Juliette alla fine, le cose non sarebbero potute andare diversamente.

“«Continua a lottare per amore.» Juliette aveva voluto essere egoista, aveva voluto fuggire. Ma il loro amore era fatto così: violento e sanguinoso. Quella città era il loro amor. Non potevano negare di essere stati cresciuti come gli eredi di Shanghai, due pezzi di uno stesso trono. Cosa restava del loro amore se rifiutavano ciò?”

Questa violenta fine” è la degna conclusione di un opera che parla di sangue, amore, violenza e lealtà. È un opera che parla anche di scelte, che vanno al di là di quello che gli altri ci impongono e che, alla fine, il mostro più terrificante di tutto il modo, non è necessariamente quello con le fattezze bestiali, ma quello capace di fare male al prossimo senza motivo alcuno se non quello della propria vana gloria e dell’onore.

“«Una rosa è una rosa, anche con un altro nome» sussurrò. «Ma siamo noi a scegliere se offrire bellezza al mondo, o usare le nostre spine per pungere» Potevano scegliere. Amore o sangue. Speranza o odio.”

~Articolo a cura di Luinil

giovedì 12 maggio 2022

"Queste gioie violente" di Chloe Gong

"Queste Gioie Violente" è un romanzo young adult e fantasy, scritto da Chloe Gong e pubblicato dalla case editrice Mondadori. 

"Dicono che Shanghai  si erga come la giglia brutta di un imperatore, con le sue strade che si stendono come solo gli arti di una principessa rabbiosa potrebbero fare. Non è nata così.  Un tempo era bellissima." 

La Shanghai degli anni venti è un luogo vivo, tumultuoso e pericoloso. Un posto frammentato, diviso fra le potenze coloniali e quelle della malavita, che tentano disperatamente di aggrapparsi alla propria città  per mantenerne il suo spirito originario. È proprio questo pezzo di terra non colonizzata che si contendono le due gang malavitose che stabiliscono chi vive e chi muore in città. Da un lato la Gang Scarlatta, governata dall'antichissima famiglia dei Cai, la cui giovane erede, Juliette, è da poco tornata dall'America. Dall'altro i Fiori Bianchi, di lignaggio russo, comandata dai Montagov, di cui Roma è discendente ed ereditiero. 

"Laddove la Gang Scarlattadipendeva dai gradi di parentela - in mase a quale famiglio risalisse più  indietro nel tempo, prima che il paese si sgretolasse con la caduta dell'impero - i Fiori Bianchi operavano nel caos, nel movimento costante" 

Quando però i membri di entrambe le gang iniziano a suicidarsi, sgozzandosi a mani nude, Roma, sebbene non goda più  del favore di suo padre, decide di indagare sulla questione e recandosi a fare visita agli Scarlatti, nonostante la faida secolare che li rende nemici. Non si aspetta però di trovare lì Juliette, che con tutto il suo odio e la sua freddezza, respinge qualsiasi tentativo, seppur pallido di collaborare. Juliette odia Roma, con tutto il cuore. Lui, che sognava la pace e l'unione l'aveva tradita e costretta, per vie traverse, a vivere lontano dalla sua casa. Ma adesso era tornata, più forte di prima, per riprendersi il suo posto a capo della gang e la sua vendetta. 

"Erano ragazzini sorridenti che avevano trovato un confidente, un amico che comprendeva il bisogno di essere qualcun altro, anche solo per qualche ora al giorno. Si erano innamorati. O almeno... Juliette aveva pensato fosse così" 

La situazione, però,  precipita in fretta. La gente che si suicida è sempre più numerosa e le persone sostengono di aver assistito ad apparizioni di un mostro spietato, mentre un magnate straniero compare all'improvviso con un vaccino miracoloso dal costo elevato, che lascia la gente in povertà e aizza il malcontento e alla ribellione. 

"Un sole settembrino, che perde parte del suo calore ma non il suo splendore..." 

Solo quando la sorella di Roma si ammalera di questa "follia" che fa impazzire la gente, i due decideranno di tornare a collaborare all'inasputa delle loro famiglie, una per salvare la città,  l'altro per salvare la sua famiglia. Ma quanti segreti si nascondono, assieme alle armi celate fra le pieghe dei vestiti dei sanguinosi Roma e Juliette? Quanto dolore? Saranno in grado, assieme, seppur divisi, di far fronte all'epidemia dilagante di follia e malcontento che affligge la città? 

"Per Alisa [...] e per tutte le ragazzine di questa città  che cadono vittime di un gioco a cui non hanno mai chiesto di giocare, ti aiuterò." 

"Queste Gioie Violente"  è un libro lento a carburare che potrebbe spingere un lettore impaziente a posarlo sul comodino e a lasciarlo lì. Se però si superano le pagine iniziali e la tentazione del paragone con l'opera Shakespeariana a cui si ispira, si fa una scoperta meravigliosa, un po'come quando si ritrova un tesoro sepolto in una scatola caotica. 

"Astra inclinat [...] sed not obligant. Le stee ci influenzano, ma non ci obbligano" 

La narrazione, infatti, si dipana davanti agli occhi di chi legge come un film di carta ed inchiostro, che ricorda i vecche pellicole sulla mafia anni venti, portando con se  una filigrana che ha un sapore familiare e sconosciuto.

"Il confine tra l'essere nemici e l'essere amici era orizzontale o verticale? Era un'enorme distesa su cui muoversi a fatica o un muro alto, altissimo, da scalare o abbattere con un unico, potente colpo?" 

Scelta audace quella del tempo storico, che presenta l'ostacolo di come una donna possa ottenere potere in un mondo di uomini, ostacolo brillantemente superato dall'autrice attraverso una Juliette determinata e spietata, così diversa dall'originale. Una menzione d'onore va alla scelta di trattare la storia e il cambiamento di una civiltà così  distante dalla nostra e così  antica.
Unica pecca che interrompe la narrazione ma che al contempo le dà carattere, è la mancata traduzione allegata a fondo pagina delle piccole frasi in lingua straniera. 

"Perfino la terra dei sogni deve svegliarsi di tanto in tanto. E sebbene possa esserci bellezza dietro il suo nucleo marcio, sebbene sia grande, spalancata e abbondante, pronta a nascondere chi vuole restare nascosto e a far brillare chi desiderava essere ricordato, si trova altrove." 

"Queste Gioie Violente" è un romanzo sorprendente e affascinante, che libera dalla monotonia "Romeo e Giulietta" di Shakespeare e le dona una grinta rutta nuova, lasciando il lettore assetato, in attesa del suo seguito.


~Articolo a cura di Luinil

giovedì 10 febbraio 2022

Review Party: La trilogia del principe crudele di Holly Black


"Nessuno sceglie il proprio futuro. Si sceglie una strada senza sapere dove condurrà."

Holly Black, scrittrice fantasy affermata, è famosa per le sue numerose pubblicazioni ispirate alle leggende irlandesi di fate e folletti, orchi, draghi, troll e ogni genere di creatura magica di cui si sono narrate storie nel corso degli anni.
Il mondo magico di Holly Black non è un universo di fate graziose e innocenti, bensì una terra di creature bellissime ma maliziose e perverse, prive di pietà, raramente capaci di amare ma perfettamente in grado di uccidere per un  capriccio o morire per un gioco finito male. Un popolo che spaventa ma sicuramente affascina, che seduce con i suoi eccessi e i suoi terrori.

I lettori hanno imparato a conoscere ed apprezzare l'immaginario fantastico di Holly Black nella trilogia "Le fate delle tenebre" e nel romanzo "Nel folto del bosco", che si può considerare un prequel della saga "The folk of the air", composta dai romanzi "Il principe crudele", "Il re malvagio" e "La regina del nulla". Della quale pochi giorni fa è stato pubblicato il suo ultimo romanzo, il volume spin off "Perché il re degli elfi odiava le storie".

Jude Duerte non ha mai avuto una vita semplice: da bambina, ha assistito all'assassinio dei suoi genitori perpetrato dal feroce Madoc, il precedente compagno di sua madre, un pericoloso generale proveniente dal mondo magico, addentratosi nella terra dei mortali per riprendersi Vivienne, sua figlia legittima. Dopo aver ucciso i due coniugi, però, na deciso di prendere con sé anche le figlie della nuova unione della sua ex compagna, le due gemelle  umane Jude e Taryn. Un uomo che apprezza e comprende la guerra, si prende cura delle tre ragazze educandole al combattimento e alla lotta spietata, usando metodi spesso molto brutali per abituarle a sopravvivere nella corte fatata, che considera i mortali creature marcescenti e prive di valore o dignità. Sole contro tutti, le due gemelle mortali sono molto diverse.
Mentre il sogno di Taryn è sposare una creatura magica che possa offrirle almeno una briciola d'amore, Jude detesta tutto della sua condizione inferiore e sarebbe pronta a qualsiasi cosa pur di diventare cavaliere, e poter dimostrare il proprio valore come combattente. Jude odia profondamente i suoi coetanei magici, che spesso la sottopongono ad ogni sorta di angherie e cattiverie per farle comprendere quanto disprezzino la sua presenza. Ma più di tutti Jude odia Cardan, il figlio più giovane del re degli elfi, un ragazzo bellissimo ma assolutamente perfido. Il suo odio è ricambiato, e in una guerra senza esclusione di colpi i due ragazzi si sfidano e combattono sottili guerre psicologiche. Ma ben presto Jude e Cardan si troveranno coinvolti in una guerra per rovesciare il trono: è l'occasione che Jude ha sempre atteso per dimostrarsi una valorosa stratega, decide così di stringere uno scellerato patto con il principe. In un sottile gioco di cattiverie, tradimenti e intrighi di corte si intreccia il destino del regno degli elfi e si evolve la relazione di Jude e Cardan i quali, da acerrimi nemici, si innamoreranno lentamente e profondamente. Ma dopo tanti anni di astio riusciranno a fidarsi davvero l'uno dell'altra, o le reciproche diffidenze logoreranno la bellezza del legame che potrebbe nascere tra di loro?

L'ambientazione è certamente il punto di forza della storia:  l'autrice, con una raffinatezza tutta femminile, si sofferma in minuzionse descrizioni della sfarzosa corte degli elfi, dei loro abiti sontuosi, descrive gli eccessi e le esagerazioni, coinvolgendo il lettore in un universo fiabesco e terribile, tragico e poetico insieme.

Jude e Cardan costituiscono i rappresentanti di due specie che abitano nello stesso territorio ma che non potrebbero essere più diverse. Lei è umana, e secondo i magici dovrebbe essere grata per la possibilità di camminare e abitare nel mondo ma(gico, di sedere alla tavola delle creature fatate e partecipare alle loro medesime lezioni, che non dovrebbe frequentare dal momento che, per il suo sangue mortale, non ne avrebbe il minimo diritto.
La discriminazione è una componente fondamentale della storia, e la differenza fra stirpe fatata e la stirpe mortale - giudicati di diverso valore - è essenziale.

Jude, la protagonista narra in prima persona le vicende. È un personaggio decisamente interessante ed affascinante. Essendo una mortale inserita a forza in un mondo che non le appartiene, ogni suo passo è forzato, giudicato, criticato. Ciò che per un membro del Popolo è facile da ottenere per lei è sempre una conquista. Con la paura a fare da propellente, Jude non si è fermata mai dinanzi a nessuna difficoltà, pronta a sgomitare pur di guadagnarsi un posto di rispetto nella corte fatata e smettere di rivestire un ruolo subalterno, sempre soggetta ad angherie e soprusi.
Jude è in egual misura affascinata e terrorizzata dalle creature magiche, che invidia e teme allo stesso tempo, perciò sarebbe disposta a fare qualunque cosa pur di essere al loro livello. Guerriera d'eccellenza e ottima stratega, addestrata sin dall'infanzia dallo spietatissimo patrigno -  con il quale ha una relazione decisamente conflittuale, caratterizzata da un sentimento altalenante che oscilla fra l'odio e il desiderio di approvazione - si fa lentamente strada nella corte imparando le arti dell'inganno, della spada e della cattiveria.
In un mondo di mostri, Jude diventa sempre più mostruosa, pronta a diventare più malvagia del prossimo nemico, pur di non soccombere. Il suo più pericoloso avversario è però sé stessa dal momento che, nella sua vertiginosa ascesa verso il potere, rischia di perdere persino la sua umanità.

La relazione fra Jude e Cardan è strana e difficile, infatti se all'inizio Jude sembra indurre il lettore a credere che sia Cardan il personaggio malvagio, il principe crudele da redimere, durante la lettura si scopre invece che la protagonista è una narratrice inattendibile: è lei la vera cattiva della storia, che in Cardan troverà redenzione e, finalmente, pace per il proprio animo costantemente in tempesta, poiché lui sarà il solo capace di amarla apprezzandone la forza e la rabbia, che non desidera in alcun modo domare o ammansire, ma semplicemente indirizzare verso le cause più giuste e le battaglie che valgono la pena di essere combattute.

Cardan, da tutti ammirato solo per la sua bellezza e il suo titolo, è un principe arrogante, antipatico e con un pessimo carattere.Non certamente un personaggio positivo, ma collocato in una corte di assassini e tagliagole, di certo non può essere considerato il più cattivo della storia.
Nonostante la sua fama lo preceda, essa è decisamente più esagerata della realtà: Cardan è un personaggio complesso e proprio nel tentativo di spiegare questa sua complessità l'autrice ha lavorato allo spin off "Perché il re degli elfi odiava le storie.

In quest'opera Holly Black mostra un Cardan fragile, dotato di profonda sensibilità. Attraverso nove racconti brevi ripercorre la sua storia, dall'infanzia all'innamoramento per Jude, attraversando le tappe fondamentali della sua vita, i tradimenti, le battaglie, le sofferenze, tutti gli episodi che hanno contribuito a costruirne la personalità e l'identità. Si tratta di storie narrate in terza persona ma concentrate sul punto di vista di Cardan, che snuda i propri pensieri più intimi e le più nascoste paure, svelando al lettore i momenti in cui è avvenuta la sua crescita.
Gran parte della sua vita è ruotata proprio attorno a Jude: ispirato dalla sua coraggiosa e coriacea umanità, Cardan non si è soltanto innamorato della bella mortale ma ha anche cercato, nel nascondimento, di diventare più buono per lei. Meno mostruoso, meno perverso e crudele.
Sebbene tutti vedano in lui un debosciato senza cuore, e per molto tempo Cardan stesso abbia desiderato ritagliarsi perfettamente per riverstire quel ruolo, si rende conto che potrebbe essere una persona diversa, e scrivere per sé la storia che desidera, diventando un protagonista di cui poter essere orgoglioso.

In un'opera poetica che vibra di magia, arricchita dalle illustrazioni delicate in bianco e nero dell'apprezzatissima illustratrice Rovina Cai, che con il suo tratto raffinato ha saputo disegnare un volto perfetto per Cardan e per tutti gli altri personaggi della storia.

Accompagnata da uno spin off assolutamente imperdibile, la trilogia del principe crudele è la serie più bella che Holly Black abbia scritto, una saga capace di appassionare i fan del fantasy e di sorprendere con i suoi numerosi ed imprevedibili colpi di scena.
Una storia magica, misteriosa e crudele: dolceamara come un buon liquore, e altrettanto inebriante che, proprio come la più magica delle bevande, saprà incantare i lettori sino all'ultimo sorso.

giovedì 23 dicembre 2021

"Canto di Natale" di Agatha Mistery


Canto di Natale è l'ultimo titolo che va ad aggiungersi ai classici della serie di Agatha Mistery, la collezione di romanzi d'epoca riproposti ad un pubblico di ragazzi, con un linguaggio più giovanile e fresco adatto alle menti dei lettori contemporanei, abituati a narrazioni dal ritmo più svelto e accattivante. 
Esteticamente l'edizione è curatissima: si tratta di un volume dalla copertina quasi rigida, piacevole al tatto e particolarmente maneggevole. Le pagine presentano caratteri grandi e di facile leggibilità. Inoltre, la presenza di grandi illustrazioni a tutta pagina arricchisce e impreziosisce l'opera. In appendice si trova una sezione di giochi classici, tra cui domande a risposta multipla per un'autoverifica di comprensione del testo. 

"Canto di Natale" è forse una delle  storie più riadattata e amate di tutti i tempi, da cui sono stati tratti film, cartoni animati e adattamenti a fumetti. Si tratta del più classico dei racconti natalizi che, con semplicità, propone un racconto che racchiude il senso profondo della festività più speciale dell'anno, una festa religiosa ormai divorata dal consumismo, spogliata del suo senso profondo ed autentico per riverstirsi di un sovrasenso vuoto, sebbene ammantato di tante lucine. 

Ebenezer Scrooge, un ricchissimo uomo d'affari, mal sopporta le festività Natalizie: gli ultimi giorni dell'anno per lui non sono altro che un'occasione per fare i bilanci annuali e per scoprirsi di un anno più vecchio. Insomma, non ha proprio nulla da festeggiare, e si sente persino infastidito dalla gioia che i suoi compaesani sembrano dimostrare. Compreso l'irritante nipote Fred che, sempre allegro, ogni anno prova ad invitarlo a trascorrere il Natale in famiglia. O il suo dipendente Bob, che con un misero stipendio deve sostenere una famiglia numerosa e non vede l'ora di festeggiare.
In questo stato d'animo, Scrooge torna a casa per concedersi una notte di riposo. Ma la sua tranquilla serata viene disturbata dall'improvvisa apparizione di Jacob Marley, il suo defunto socio in affari nonché suo unico amico, il quale gli parla dell'eterna dannazione a cui è andato incontro, nell'aldilà, per non aver mai fatto del bene in vita. E gli preannuncia che
Con l'intenzione di cambiare la sua mentalità di Scrooge, tre fantasmi andranno a fargli visita quella notte: il fantasma del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro. 
Tre spiriti ai quali Scrooge non potrà sfuggire, ma più doloroso di ogni altra cosa sarà affrontare i propri rimorsi e le proprie, numerose scelte sbagliate.
Deciderà di cambiare e diventare un uomo migliore o di restare ancorato alla solitaria esistenza condotta fino a quel momento? 


L'animo di Ebenizer si è lasciato guidare tutta la vita dalle comete fredde, orientato solo al denaro e animato dal desiderio spasmodico di accumularne sempre di più, facendo di esso l'unico scopo della sua esistenza. 
Quando i tre spiriti, gli fanno visita per mostrargli tutto ciò che ha perduto, che sta perdendo e che perderà ancora, e facendogli capire quanta differenza potrebbe fare nel mondo, egli deciderà di cambiare, di illuminare la propria esistenza, rassegnandosi a tutto ciò che non può più recuperare, ma sforzandosi di fare tutto ciò che è in suo potere per lavorare sul suo presente e sul suo futuro. 
Ebenezer, con un atto di coraggio, rinnega sé stesso, rinnovandosi: e che questo miracolo possa capitare prima o poi anche ai nostri poveri cuori, così spesso avvolti dall'insoddisfazione e dall'infelicità.

venerdì 10 dicembre 2021

"Le vite dei santi " di Leigh Bardugo


Ormai la trilogia "Tenebre e Ossa" di Leigh Bardugo ha raggiunto un successo mondiale, anche grazie all'omonima serie tv cha ha contribuito ad accrescente la fama. Successo confermato dalla successiva duologia "Sei di Corvi", che ho amato particolarmente, straordinaria per il ritmo narrativo e gli indimenticabili protagonisti.

Leigh Bardugo ha scritto una serie di romanzi capace di stregare con i suoi personaggi e le sue lussureggianti ambientazioni. Ma
non ha solo descritto, nelle sue storie, un universo fantasy senza paragone, un mondo preciso e facile da immaginare, ma ne ha anche pensato in ogni dettaglio le regole, le leggi, i miti. Nulla è lasciato al caso nel GrishaVerse, che  continua ad arricchire con nuove storie e frammenti.
L'ultimo volume della serie, pubblicato dalla Mondadori, è "Le vite dei Santi" un elegante albo che raccoglie le storie dei personaggi eroici su cui si basa la fede del popolo.
I vari racconti, di breve respiro, presentano una narrazione semplice, dai toni fiabeschi e semplici, sempre però nello stile fluido e dal ritmo svelto, tipico della Bardugo.
Ciascuna storia è accompagnata da una bellissima illustrazione a tutta pagina.
Sono storie di coraggio, di ribellione, di forza. Anche se alcune sono di chiara ispirazione cristiana, la maggior parte sono originali e carine da leggere, una più bella dell'altra.
L'autrice, con sapienza, in poche righe riassume intere vite, anche lunghe e complesse, così intense da toccare l'animo del lettore.
L'opera culmina nell'ultima storia, "La santa del libro", unica narrata in prima persona - probabilmente dalla stessa autrice della storia, in cui si rivede la stessa Bardugo.
E' un'opera brevissima e toccante, che riassume la bellezza dello storytelling ed è una lode alle infinite possibilità narrative della creazione.

"Le vite dei Santi" è un "must have" per gli appassionati delle storie di Leigh Bardugo, che tra le sue pagine riconosceranno piacevoli riferimenti trovati nei libri delle serie principali e delle quali potranno scoprire nuovi dettagli.

venerdì 15 ottobre 2021

"Ragazza, Serpente, Spina" di Melissa Bashardoust


"Ragazza, serpente, spina" è un libro di  Melissa Bashardoust, edito dalla Oscar editore, dalle atmosfere orientali e dall'ambientazione fantastica. 

"C'era e non c'era una ragazzina..." 

Questa è la storia di Soraya, una principessa, sorella gemella dello Shah, sovrano del regno in cui vivono, condannata a vivere la propria vita fra le mura e i passaggi segreti del suo palazzo, mentre la sua corte e la sua famiglia si spostano di regno in regno. Questo accade perchè, nonostante la sua posizione e le sue parentele, ella è stata maledetta da un div, demoni malvagi, figli di una divinità maligna che ha lo scopo di portare caos. Sua madre, Thamineh, da giovane, aveva salvato una di queste creature da una trappola e, il carceriere di questo essere, anche esso un demone, aveva condannato il primogenito della giovane madre di Soraya a essere velenoso per chiunque. Questo è dunque il destino di Soraya, il cui tocco è fatale e, a causa di ciò, ha vissuto tutta la vita da sola, rinchiusa in una stanza del palazzo, muovendosi fra le intercapedini dei muri. Tutto però cambia quando la giovane viene a conoscenza che, un uomo dalle nobili intenzioni ha salvato il fratello, e catturato il div che aveva perpetrato l'aggressione. Soraya vede immediatamente in quel div la possibilità della liberazione dalla maledizione che le impedisce di essere umana, che la obbliga ad essere un mostro. Ed è grazie all'uomo che ha catturato il demone, Azad, il quale sembra conoscere perfettamente la sua storia, che riesce ad intrufolarsi fino alla cella del div. Ma i div sono misteriosi e ingannatori e questo, dall'aspetto simile a quello di una giovane donna, non è da meno. Il demone insinuerà in Soraya il dubbio sulle origini della sua maledizione e sui suoi familiari. Perché sua madre cerca di tenerla lontana da quel demone ben custodito? Perchè nessuno si occupa di lei? La sua famiglia le ha detto solo bugie? Solo Azad sembra cercare di rimettere assieme i pezzi del cuore tormentato di Soraya e di lenirne il dolore, mentre la div, Parvaneh, pare non volere altro che sprofondi nel dubbio e che non si liberi di quella maledizione che lei chiama dono.
Soraya però è determinata a lasciarsi alle spalle quell'incubo che è stata la sua vita fino ad allora e, per fare ciò, è disposta a tutto, persino ad introdursi nella zona proibita della città, dove vengono portati i morti e dove si dice che i div rgnino sovrani. Qui Soraya scoprirà davvero quanto costa la libertà e quali sacrifici dovrà essere disposta a compiere per rivoluzionare la sua vita. Deciderà di farlo? Si lascerà convincere che la sua vita è una menzogna? E a quale prezzo? Ogni decisione, daltronde, ha un suo lato oscuro. Thamineh lo sa bene. Soraya lo scoprirà molto presto. 

"Sono una tua discendente. Sono colei che ti ha tradito. Sono colei che ti salverà." 

"Ragazza, serpente e spina" è un romanzo complesso, pensato da una mente intelligente e in grado di trasportare nel suo mondo tutti i lettori affascinati dalle atmosfere di inspirazione persiana e dal folklore proprio di questa antica civiltà, attraverso l'uso sapiente di un linguaggio specifico e da una sapiente ricerca storica e mitologica. Il suo inizio, sebbene possa sembrare snervante, è pensato in maniera tale da farte sentire l'oppressione, la lentezza, la monotonia di una vita vissuta fra le quattro mura della stessa stanza, facendo anelare, a chi si appresta alla lettura, la stessa libertà che la protagonista cerca diperatamente. 

"Il divario non è abbissale quanto credi." 

Unico possibile difetto del romanzo è la terminologia tratta dai racconti mitologici che, suggestiva quanto estranea per suoni e ortografia, potrebbe costituire una barriera linguistica non indifferente se non si presta sufficiente attenzione durante la lettura.


~Articolo a cura di Luinil



domenica 10 ottobre 2021

Review Party: "Scholomance~Lezioni pericolose" di Naomi Novik




Naomi Novik, autrice americana di successo, ha vinto il Premio Nebula con il romanzo "Cuore Oscuro" (Uprooted ), pubblicato da Mondadori nel 2017. Quest'anno la Mondadori ha pubblicato Scholomance - Lezioni pericolose (Scholomance - A Deadly Education), primo capitolo di una nuova saga fantastica della quale in America è già stato pubblicato il sequel, "A last Graduate".

La Scholomance è una scuola di magia molto particolare, in cui tutte le regole di un istituto tradizionale non valgono: non ci sono professori né lezioni nel vero senso del termine, è impossibile instaurare veri rapporti di amicizia perché ognuno è concentrato sui propri successi personali, visto che l'insuccesso può significare andare incontro a morte certa.
Persino l'aspetto dell'edificio è insolito e presenta un'architettura alquanto fantasiosa.

"La Scholomance non è precisamente un luogo reale. È dotata di muri, pavimenti, soffitti e tubazioni del tutto veri, realizzati nel mondo reale con vero ferro, acciaio, rame, vetro e così via, e assemblati in base a complesse planimetrie esposte in tutta la scuola, ma se si provasse a ricreare l’edificio al centro di Londra, sono piuttosto sicura che non rimarrebbe su abbastanza neanche per crollare. Funziona soltanto perché è stata costruita nel vuoto. Vi spiegherei volentieri cos’è il vuoto, ma non lo so proprio."

Bisogna fare costantemente attenzione a non farsi sorprendere dai mangia anime, creature mostruose che si annidano nell'ombra e possono causare la morte degli studenti. Galadriel Higgins, una nuova studentessa, è temuta dai compagni per la sua indole poco cordiale e perché si vocifera che possieda un immenso potere, capace di distruggere per sempre i mangia anime. Eppure, sembra che non voglia usarlo, perché sa che ha effettivamente un potere indomabile che, se usato, potrebbe comportare non solo l'anientamento delle creature malvage ma anche dell'intera scuola. Ma un potere così grande può davvero essere tenuto nascosto?

"Volevo essere dei loro. Voglio avere una figlia, un giorno, una figlia che vivrà, che non dovrà mai urlare da sola nella notte quando i mostri verranno a cercarla. Non voglio stare da sola nella notte nemmeno io. Voglio essere al sicuro, e non mi dispiacerebbe affatto un pizzico di comodità, e persino un assaggio di lusso, di tanto in tanto. È una vita che lo desidero. Volevo fingere che tutto il sistema fosse giusto e corretto, come Orion, che belava di come avessimo le stesse opportunità.
Ma non posso, perché non sono cresciuta in quella bugia, perciò non voglio essere dei loro, in realtà. Non voglio la sicurezza, la comodità e il lusso a prezzo della morte di altri ragazzi di questa scuola."

La storia è narrata in prima persona da Galadriel Higgins, studentessa dal carattere fumantino: ha la rabbia negli occhi e nel cuore, ama stare da sola e non desidera la compagnia altrui, o almeno cerca di convincersi di bastare a sé stessa.
Consapevole del potere che possiede, si è costruita intorno una trincea emozionale, per evitare di ferire chi la circonda. Ha una voce cinica e spesso quasi sadica, arguta senza essere saccente.
Di certo non è la classica protagonista ingenua del tipico romanzo young adult, e proprio per questo riesce a conquistare il lettore con la sua personalità ben caratterizzata.

Un altro punto di forza è il mondo fantastico creato dall'autrice, decisamente complesso ed intrigato, al quale si accompagna un sistema magico notevole che si lascia scoprire un frammento per volta. Forse avrei preferito che fosse stato definito meglio e descritto in modo più approfondito, ma probabilmente la vaghezza narrativa è uno stratagemma letterario pensato per arricchire l'atmosfera, cupa e piacevolmente noir, di una suggestiva ambiguità.

I personaggi, numerosi e caratteristici, sono ben tratteggiati anche se è difficile, nel corso della storia, capire di chi sia possibile fidarsi e di chi invece, bisogna diffidare, ed è piacevole scoprirlo durante la lettura, lasciandosi sorprendere dai numerosi colpi di scena.

Naomi Novik ha scritto un romanzo brillante e particolare che unisce classici topos di successo - la scuola di magia, la protagonista con poteri speciali, la lotta per la sopravvivenza - ad elementi innovativi - un worldbuilding insolito e una protagonista atipica - riuscendo a regalare al lettore un fantasy originale lontano dai soliti cliché, che saprà intrattenere egregiamente, gli appassionati del genere e anche chi da un libro si aspetta un'avventura nuova e che sappia sorprenderlo. 

mercoledì 14 luglio 2021

Rewiew Party: "Harrow la Nona"

“Harrow la Nona” (Harrow The Ninth) di Tamsyn Muir è il secondo capitolo della trilogia The Locked Tomb, il nuovo fenomeno del genere fantastico e sci-fi.


Dopo le prove ed i pericoli affrontati nella Casa di Canaan, Harrowhark Nonagesimus è finalmente diventata Littrice. L’Imperatore l’ha accolta nella schiera dei suoi Santi e, come da accordo, è pronto a far rivivere la Nona Casa con nuovi coloni e nuovi negromanti. Il Littorato, però, è tutt’altro che un traguardo: è l’inizio di una guerra impari, l’inizio di un’eternità in fuga.
Lo scotto da pagare per la Resurrezione compiuta diecimila anni prima dall’Imperatore è stata la nascita di nove Bestie Resurrezionali, mostri terribili e letali che dimorano nello spazio profondo e che inseguono l’Imperatore ed i suoi Littori ovunque si rechino, con l’istinto primordiale di annientarli. Per questo l’Imperatore vive come un esule, per questo Harrow non potrà più tornare alla propria Casa. Adesso anche lei è un bersaglio, costretta a rifugiarsi in un angolo remoto dello spazio per migliorarsi e poter prendere parte alla guerra che, pur nel corso di diecimila anni, non è riuscita a distruggere tutte le Bestie ed è costata la vita alla maggior parte dei Littori.

Il corpo di un Littore normale era in grado di badare a se stesso.
Ma ormai era chiaro a tutti: tu non eri un Littore normale.

La situazione di Harrow è estremamente delicata. La sua conoscenza della magia ossea è invidiabile, ma non è al livello di maestria richiesto ad una Santa, tutte le altre branche della magia corporea le sono sconosciute, e la spada che dovrebbe saper maneggiare la rifiuta con violenza. Harrow non può prenderla a mani nude senza indebolirsi, non può sollevarla senza essere sopraffatta dal vomito… e la sua stessa mente è un campo minato su cui non può fare totale affidamento, non con le allucinazioni che la accompagnano ormai da anni.

«Ho bisogno che tu nasconda la mia infermità» disse Harrowhark.
«Vedi, io sono pazza

Accanto a lei c’è Ianthe Tridentarius, la detestata rivale e sorella Littrice con la quale è costretta a convivere. Ianthe fa sfoggio della sua superiorità, la schernisce, la minaccia, ma allo stesso tempo ha stretto un accordo con Harrow per aiutarla e sembra essere più attratta da lei di quanto non voglia lasciar intendere.
Facciamo inoltre la conoscenza dei Santi dell’Imperatore i quali, per quanto controvoglia, ricoprono il ruolo di fratelli maggiori e insegnanti per Harrow e Ianthe; soprattutto, facciamo la conoscenza dell’Imperatore stesso: un uomo che si è fatto Dio, colui che ha compiuto la Resurrezione salvando la stella Dominicus e le Nove Case, colui che ha sconfitto la morte, colui che tutte le Case venerano ed onorano, ma che in particolar modo Harrow venera e ama. L’Imperatore rappresenta la sua salvezza ed assoluzione, l’attenzione e l’affetto di cui è assetata, il Maestro inarrivabile ed onnipotente, il padre amorevole e benigno che non ha mai avuto.
E poi c’è il mistero delle ventiquattro lettere indirizzate ad Harrow di cui ventidue in suo possesso e due nelle mani di Ianthe, da leggere solo in determinate e particolarissime circostanze. Lettere ambigue ed enigmatiche, scritte dalla stessa Harrow prima della sua iniziazione al Littorato ma di cui lei non ricorda nulla. Ed in tutto questo, l’assenza più ingombrante di tutte: quella di Gideon. Perché Harrow sembra non serbare alcun ricordo della sua esistenza?

«Nonagesimus, non verrà nessuno a salvarti. Non Dio. Non Augustine. Nessuno.» Ora nella sua voce non c’era traccia di scherno, ma c’era qualcos’altro: eccitazione, forse, o disagio. «Morirai nella prima mezz’ora. Hai un bersaglio appiccicato addosso. A meno che in quelle lettere non ci sia qualcosa che ignoro, sei a corto di assi nella manica.»

Harrow la Nona” è un libro strano, difficile da leggere e da definire. La narrazione alterna capitoli in terza persona e capitoli in seconda in cui la protagonista sembra parlare a se stessa. Questa alternanza disorienta il lettore che, già confuso dalla quantità di tasselli mancanti e di informazioni che vengono accumulate senza avere gli strumenti per comprenderle, può fare seriamente fatica a seguire la vicenda. A ciò si aggiunge una certa lentezza che esaspera la sensazione di confusione e di smarrimento e forse equipara il lettore alla protagonista, poiché si ha l’impressione di trovarsi prigionieri in una mente labirintica e schizofrenica e di vagare alla cieca senza punti di riferimento. Potremmo senza ombra di dubbio definire questo romanzo “psichedelico”.

Come in “Gideon”, tuttavia, la lentezza iniziale lascia gradualmente spazio ad un ritmo serrato e calzante quando si arriva nel vivo della storia e soprattutto sul finale, quando la successione di colpi di scena rapisce il lettore che si ritrova affamato di risposte ed incapace di smettere di leggere. In questo, Tamsyn Muir è maestra.

Altro tratto distintivo della sua scrittura è senza dubbio il sarcasmo e l’arguzia dei suoi personaggi, provetti in motteggi e schermaglie verbali che rappresentano una boccata d’aria fresca nell’atmosfera lugubre e tesa del romanzo, e non solo. Lo stile in questo romanzo, per echeggiare la personalità di Harrow di cui si adotta il punto di vista, si fa sempre più rarefatto e ardito; il contrasto fra la descrizioni quasi ampollose e pesanti e i dialoghi freschi, faceti e talvolta spiazzanti crea una dissonanza che potrebbe per molti risultare sorprendente e piacevole.

Il lato negativo di questa “firma d’autrice”, tuttavia, è che essa tende ad appiattire tutti i personaggi principali, tutti brillantemente arguti e dotati dello stesso senso dell’umorismo, ignorando quelle che possono essere le peculiarità caratteriali di ciascuno; ciò si nota ancor più negli antagonisti che sembrano effettivamente rispondere ad uno stereotipo. Non c’è dubbio che il personaggio frizzante, un po’ teatrale e sarcastico sia quello che Tamsyn Muir preferisca e sappia scrivere meglio, ma viene quasi da chiedersi se non sia l’unico che sappia scrivere.

L’altro difetto che non si può ignorare sono le inconsistenze nell’ambientazione del romanzo. Quest’ultima è già di suo poco definita e confusa: si capisce che la vicenda è ambientata nel nostro sistema solare in un lontano futuro post-apocalittico, tuttavia i riferimenti culturali sono quelli a noi contemporanei. Viene per esempio citata Bring me to life degli Evanescence, oppure Lose yourself di Eminem, o ancora un esempio lampante è il seguente dialogo:

«[…] Non voglio darti un ultimatum il primo giorno che passiamo insieme. Parleremo più tardi di te e di me. Non posso recuperare tutti gli anni in cui non ci sono stato, tutte le patatine fritte calde che non ti ho potuto comprare e le recite scolastiche a cui non sono venuto, […]».

Questo è sicuramente un ottimo modo per rendere tutto più scorrevole e godibile – a chi non piace qualche battuta presa dalla cultura pop, del resto – ma tradisce il mondo narrativo creato. Già in “Gideon” c’erano problemi di questo tipo, ma se lì ancora si poteva dare il beneficio del dubbio, qui l’errore risulta troppo grossolano e marchiano perché la sospensione dell’incredulità possa reggere.

Ciò che è notevole, tuttavia, è che pur con questi difetti “Harrow” non può fare a meno di catturare chi legge, di creare quella febbrile voglia di voltare pagina dopo pagina per scoprire come andrà a finire… e anche per assistere all’evoluzione del rapporto fra Gideon e Harrow.

In questo secondo volume, per forza di cose, la presenza di Gideon è molto marginale e le interazioni con Harrow ancora di più, tuttavia la Muir trova il modo di farci capire quanto intensamente siano cresciuti i sentimenti delle protagoniste pur lontano dai nostri occhi. Gideon sembra nutrire un bruciante desiderio di protezione nei confronti della sua Littrice, e forse anche altrettanta possessività, mentre Harrow è giunta ad una soluzione estrema pur di preservare l’anima della sua paladina e avere una possibilità di riabbracciarla in futuro. Forse non sono innamorate, non ancora, ma il legame che le unisce è ben più profondo e intenso di qualunque altro e nulla può competere con esso. 

Gideon e Harrow danzano in equilibrio sulla linea sottile che separa la devozione e la fedeltà dall’amore, in attesa di una spinta decisiva.

lunedì 7 giugno 2021

Review Party: "L'inferno spiegato male" di Muzzopappa


Chi non conosce la divina commedia di Dante Alighieri? 
L'impervio viaggio del sommo poeta nei tre regni dell'aldilà è oggetto di studio in moltissime scuole del mondo. Spesso è stato però spiegato in maniera estremamente dettagliata e precisa: forse la Divina Commedia è stata spiegata troppo bene, così bene da risultare - Dante non ce ne voglia - eccessivamente impegnativa e ampollosa per essere davvero apprezzata come merita. 

E quindi, se spiegarla troppo bene è controproducente, cosa accadrebbe se invece questa grande opera letteraria fosse... spiegata male? Muzzopappa, già autore di vari romanzi e libri illustrati per bambini e ragazzi, torna sul panorama editoriale con "L'inferno spiegato male": un libro game che propone la versione riveduta e scorretta del viaggio di Dante nel regno dei dannati. Narrata in prima persona dal famosissimo poeta, la storia segue le sue peripezie nell'inferno, i suoi pensieri e le sue riflessioni. 

Dante, all'inferno, non voleva nemmeno andarci. Sia ben chiaro: è stata tutta colpa "dell'amico suo", il caro poeta Virgilio, il quale gli aveva promesso un "viaggio da urlo". Che dire, effettivamente così è stato... Dante ha urlato spesso, ma più per la paura che per l'entusiasmo. Insomma, si aspettava una gita un pò diversa, e meno cupa. 
Tra camminate lunghissime e stancanti, svenimenti in grande stile e conversazioni filosofiche con le anime passate a miglior vita (o forse, sarebbe il caso di dirlo, peggior vita) Dante e Virgilio percorrono l'inferno, prendendosi il tempo per scherzare su tutto: dal macabro paesaggio alle fantasiose punizioni inflitte da mostri mitologici. Ridere all'inferno non è irrispettoso? Secondo i due originali viaggiatori, probabilmente no, anzi: ridere è il solo modo per affrontare al meglio qualsiasi avversità, e tenere sempre lo sguardo fisso al lato colorato del mondo. 

Il Dante di Muzzopappa è un pò diverso dall'originale: sfrondato dei suoi aspetti più seri, risulta comico e divertente, anche se ci sono alcuni tratti in cui l'autore si concede la libertà di prendere in giro l'Alighieri, ironizzando sull'autostima spesso un pò eccessiva che si evince dai suoi scritti. 

Anche con Virgilio si assiste ad una deformazione del personaggio originale: si fa ironia sulla calma compassata del personaggio, capace di mostrarsi tranquillo anche dinanzi alle situazioni più impervie, mai stanco e costantemente ansioso di mostrare a Dante questo o quel girone. 

Il libro, usando un linguaggio moderno e incalzante, trasforma un'opera di indiscusso valore letterario in un'entusiasmante avventura accessibile e apprezzabile dai più giovani, usando frequentemente un miscuglio ben preparato di sarcasmo e battute anacronistiche, che danno vita ad un fantastico contrasto tra classico e contemporaneo. 

Divertentissimi sono i capitoli extra: trattandosi di un libro gioco, il romanzo è costruito a bivi. Le scelte giuste per proseguire con la narrazione lineare sono molto intuitive, ma per godere appieno dell'esperienza di lettura consiglio di soffermarsi a leggere tutti i capitoli "alternativi" caratterizzati da irresistibile comicità. 

Una menzione speciale va agli "specchietti", riquadri esplicativi dotati di vita propria - dispongono persino di un sindacato-  che portano allegria in ogni pagina. Lo stesso Dante narratore interagisce più volte con gli specchietti, mettendo in scena spassosi siparietti, spesso risolti dalle altisonanti ma deliziosissime note esplicative della casa editrice, che conferma, avalla o si dissocia dalle idee sovversive degli specchietti o dello stesso Dante. 

Grazie a battute esilaranti e una prosa pungente, Muzzopappa racconta la sua originalissima versione della prima cantica della Divina commedia con un tocco frizzante, riuscendo a rendere profondamente omaggio al modello di riferimento. 

L'autore regala ai lettori un libro divertentissimo, perfetto per i più piccoli ma consigliato soprattutto a chi conosce bene l'opera originale e saprà apprezzare meglio riferimenti, parodie e ammiccamenti all'universo letterario dantesco, così vasto che ancora oggi non smette di meravigliare, di suscitare riflessioni e di costituire una fonte di ispirazione.

martedì 20 aprile 2021

"Respiro solo se tu" di Jennifer Niven


"C'è bellezza in ogni storia. E c'è una storia in ogni cosa."

Jennifer Niven, autrice bestseller che ha fatto innamorare tantissimi lettori con i suoi romanzi "Raccontami di un giorno perfetto" e "L'universo nei tuoi occhi", torna nelle librerie con il suo ultimo romanzo per ragazzi: "Respiro solo se tu", edito da Deagostini. 

Mancano pochi giorni alla cerimonia del diploma, e Claudine vorrebbe vivere al meglio il poco tempo che le resta e godere appieno dell'ultima estate spensierata prima del College. Ma proprio allora scopre che i suoi genitori stanno divorziando, e che hanno deciso di restare insieme l'ultimo anno soltanto per permetterle di concludere il liceo.

"Staremo insieme ancora due settimane, sotto lo stesso tetto, e poi ci separeremo».
Quando dice ci separeremo, penso a un cuore tagliato a metà, a un arto amputato."

Contemporaneamente al divorzio dei genitori la sua migliore amica, Suz, inizia a trascurarla, completamente presa dal suo primo amore Yvonne, la fidanzata di cui è molto innamorata. 
Claude è gelosa del loro rapporto, non solo perché teme di perdere la sua più cara amica, ma anche perché lei non ha conosciuto nessuno che le abbia fatto battere davvero il cuore, e dopo la separazione dei genitori teme di non poter più credere all'amore vero e duraturo.
Quando si trasferisce insieme a sua madre in un altro stato, per trascorrere l'estate in una piccola isola, avviene l'ultima cosa che si aspetta, cioè l'incontro con un ragazzo che sembra capirla davvero. Claudine può fidarsi di lui? Vale la pena aprire il cuore a qualcuno, correndo il rischio di una delusione?

Il romanzo è narrato in prima persona da Claudine, che rende il lettore partecipe dei suoi drammi. 
Da una parte, le piacerebbe sentirsi ancora una bambina, rifugiarsi nei confortanti ricordi di quel periodo roseo della sua vita e sfuggire al trauma della separazione dei suoi genitori; dall'altra, invece, vorrebbe soltanto crescere e sentirsi consapevole della propria femminilità, minata dell'impossibilità di raggiungere Wyatt, l'oggetto di interesse dei suoi sogni romantici. 
Infanzia ed età adulta si scontrano, entrambe in bilico sulla fragile soglia di passaggio dell'adolescenza. 

Claude è particolarmente incuriosita dall'idea di vivere la sua prima intimità: molte delle sue amiche hanno già vissuto questa esperienza, e lei percepisce la pressione e le aspettative che gravano su di lei. Per quanto ne avrebbe il desiderio, però, non vuole condividere una cosa così intensa con qualcuno nei cui confronti non prova sentimenti.
Il ragazzo con cui sta non le interessa veramente, trascorre del tempo con lui solo per sperimentare qualche carezza particolarmente ardita, ma decide ben presto di troncare la relazione perché capisce che nessuno dei due vuole impegnarsi seriamente con l'altro. 
Sceglie di attendere una persona che la faccia sentire bene e, quando incontra il ragazzo che riesce a farla sentire "giusta", mai inadeguata e sempre bella, acquisisce anche maggior fiducia in sé stessa e nelle sue potenzialità: perché "bella" è solo una parola, ma si carica di mille significati se viene letta nello sguardo infatuato e pieno di desiderio di un altra persona. 
Due occhi che regalano un sincero sguardo d'amore possono ridare vita ad un'autostima incerta, possono restituire la sicurezza perduta.


Claude dichiara di trovare particolare conforto nella scrittura, strumento che le permette di far fluire le emozioni nel suo animo, contro l'istintiva tentazione di sopprimerle, per evitare il dolore. In modo particolare, ricomincia a scrivere quando incontra il ragazzo per cui perde la testa, che la fa sentire "invincibile" e lei paragona la sensazione che prova quando è insieme a lui alla soddisfazione provata quando riesce a scrivere una frase autentica. 

"《C’è questa sensazione che provi, quando scrivi una frase o un paragrafo o una scena bellissima e vera, che ti fa sentire invincibile, come se potessi fare qualunque cosa. È una specie di superpotere, e in quell’istante non ti può toccare nessuno. Sei il migliore. Mi fai sentire così. Come se fossi la cosa migliore del mondo》"

Alla fine del romanzo, Claude si rende conto che non deve privarsi di niente, che chiudersi e fingere di non provare emozioni è inutile. Deve abbracciare anche la sofferenza, per poter affermare di aver vissuto davvero. Accogliere la gioia del momento presente significa non aspettare l'istante giusto, ma dargli forma, crearlo. E gettarsi tra le acque della vita senza paura della sofferenza del domani. 

"Aspetto l’onda decisiva, ma compare sempre all’improvviso, senza avvertimento. Penso: Non stavolta. E mi immergo. Lo decido io. Questa è l’onda decisiva, perché lo dico io."

lunedì 19 aprile 2021

Review Party: "Il rintocco" di Neal Shusterman


"Doveva essere il corso normale delle cose.: una volta che l'impensabile diventa normale, si diventa insensibili."

"Il rintocco" è l'ultimo capitolo della trilogia della saga distopica di Neal Shusterman, preceduto da "Falce" e "Thunderhed". 

Sono passati tre anni da quando il Thunderhead ha emesso il suo grido di dolore, manifestando la sua delusione nei confronti del genere umano, dichiarando tutti loschi ad eccezione di un unico individuo: Grayson, l'unico al quale si rivolga ancora e con cui non abbia interrotto la comunicazione. 
Anche se ha smesso di parlare con gli uomini, non cessa di occuparsi del loro benessere, pur senza la vicinanza quasi "materna" di prima, spesso poco compresa e apprezzata. 
Greyson, in quanto "eletto" dal Thunderhead, diventa "Il Rintocco", una sorta di Messia, venerato da tutti e cercato costantemente da chiunque desideri porre una domanda al Thunderhead, il quale finalmente ha trovato, in Greyson, l'unica cosa che mancava ad un'intelligenza artificiale, ossia un corpo umano. 
Citra e Rowan, dopo essere morti di freddo sotto il mare dell'isola di Endura, vengono riportati in vita. Sono però trascorsi tre anni e, raccondando una propria personale versione della storia riveduta e corretta, maestro Goddard ha preso il potere, dando il via libera ad una spigolatura senza pietà e senza limiti. Maestro Faraday decide di partire alla ricerca dell'angolo morto del Thunderhead, perché ha scoperto che lì le prime falci hanno nascosto un piano di emergenza, una soluzione da adottare nel caso in cui tutto il sistema da loro elaborato fallisse, nelle mani di uomini desiderosi soltanto di uccidere, come Goddard. Riuscirà a trovare questo "piano di emergenza"? E Greyson, come si comporterà, nel suo ruolo nuovo di responsabilità? Che cosa faranno Citra e Rowan, da quali parti si schiereranno? Saranno finalmente dallo stesso fronte oppure il destino li vedrà, inevitabilmente, ancora divisi?

Citra, nel secondo libro non mi aveva colpito particolarmente per forza di carattere. Dal carattere solo apparentemente forte, non si è mai effettivamente schierata contro il sistema, svolgendo il suo ruolo di falce, pur nel suo modo tutto personale, seguendo gli insegnamenti di Madame Curie. In questo libro affronta finalmente una maturazione, perché finalmente mette seriamente in discussione il lavoro che è chiamata a svolgere e che ha scelto di accettare, sin da quando Maestro Faraday l'ha scelta, molto tempo prima. 

Ma era raro che la cosa giusta si rivelasse anche la più facile. E cominciò a sospettare che sarebbe stato sempre più difficile, cn il passare del tempo, fare la cosa giusta.


Rowan, invece, ha sempre mostrato una completa non adesione al sistema. La sua personalità non ha subito modifiche nel corso del tempo, è rimasto coerente e fedele a sé stesso, un personaggio incrollabile nella sua opposizione. 

Molti passi pongono il lettore nella posizione di porsi domande sul potere e su chi lo detiene, quando viene analizzata la personalità di Goddard. Da trickster, infatti, questo personaggio diventa un folle stratega, desideroso di distruggere chiuque si ponga sul suo cammino, a costo di dominare su un paese ridotto in cenere. 

La sete di potere è una droga che consuma. Anche quando Goddard avrà divorato il mondo intero, non si sentirà ancora sazio.

Ovviamente una posizione importante è rivestita da Greyson, personaggio che si è fatto amare e apprezzare nel secondo libro, di cui vengono esplorate le velleità di ribellione e gli intimi desideri. 

"Il Rintocco" è un finale che ha fatto discutere molto, che ha incontrato entusiastiche approvazioni come le più drastiche stroncature. 
Dopo due romanzi così belli e coinvolgenti, personalmente anche io mi aspettavo di più da questo terzo capitolo, che si è dimostrato un pò troppo lungo e prolisso, anche se mai troppo pedante da leggere. 
Se avete amato i primi due, vi consiglio di leggere il secondo e dare una possibilità a questa saga, che resta una delle serie distopiche più ben scritte e innovative degli ultimi tempi, capace di far pensare e riflettere. 

venerdì 5 marzo 2021

Review Party: "Come una piuma" di Dayana Lorentz



"Quasi come una piuma" è un romanzo per ragazzi di Dyana Lorentz, pubblicato dalla casa editrice DeAgostini a febbraio 2021.

Maureen è una bambina dalla vita difficile. Sua madre soffre di depressione ed è spesso preda di violente crisi che la costringono a lunghi ricoveri in ospedale o in cliniche specializzate e lei è costretta a vivere presso la nonna . Quando anche la nonna si rivela decisamente non idonea a prendersi cura di lei, l'assistente sociale la affida temporaneamente ad una zia che si rivela gentile e rispettosa del suoi spazi e del suoi silenzi.
La zia fa un mestiere molto particolare: è una falconiera. Maureen inzia presto ad aiutarla nelle sue mansioni. Un giorno, le due trovano un gufo con un'ala spezzata.
Le leggi vietano ad una falconiera di curare un gufo ferito, eppure Maureen non vuole lasciarlo solo, perché vede nel piccolo animale la sua stessa paura dell'abbandono. Convince perciò la zia a prendersi cura del piccolo rapace, e decide di chiamarlo Rufus.
Rousciranno entrambi a trovare il loro, personale modo di spiccare il volo nel grande cielo della vita?


Il romanzo alterna capitoli scritti in prima persona dal punto di vista di Rufus, narrati con un linguaggio simpatico e accattivante, e capitoli scritti dal punto di vista di Maureen, poetici e introspettivi.
Pur appartenendo a due specie diverse, le emozioni di Rufus e Maureen sono molto simili. Senza parlare, riescono a capirsi perfettamente e ad instaurare un profonda amicizia.
Maureen si affeziona molto al gufo,
nella cui solitudine scorge un acuto dolore simile al suo. Vorrebbe proteggerlo e offrirgli un posto da chiamare casa, e nell'esprimere questo desiderio si rende conto che appartiene più a lei che al piccolo gufo: è lei che vorrebbe un luogo in cui tornare e una vita più semplice in cui sentirsi tranquilla.



Beatrice, la zia di Maureen, è una donna sola che ha sofferto molto nella vita: alle spalle ha un divorzio a causa del quale ha perso la figlia, affidata dal giudice all'ex marito, e la lontananza ha logorato il loro rapporto. La sua unica consolazione è la Falconeria, grazie alla quale si sente in sintonia con la natura.
Quando conosce Maureen si rende conto che la bambina, proprio come lei, ha qualcosa di spezzato nell'anima, perciò decide di iniziarla al mondo della Falconeria, sperando che farla entrare nel suo mondo sia il primo passo per comprenderne meglio i sentimenti.

Jaxson e Jamie sono due ragazzini che si comportano gentilmente nei confronti di Maureen, offrendole la loro amicizia. Entrambi sono molto carini con lei, ma la ragazzina ha paura di aprirsi con loro.

"Ho così tanti segreti… Se ne avessi confessato anche uno solo, loro sarebbero qui con me ora?"

In passato, i suoi rapporti con i coetanei sono stati fallimentari e hanno avuto esiti disastrosi quindi ha molta paura di fidarsi nuovamente di qualcuno.

"Mi sento, tipo, fluttuare in aria, al pensiero che per la prima volta, dopo un sacco di tempo, ho degli… amici?"

Il romanzo di Dyana Lorentz racchiude una storia dolcissima, che saprà crearsi un posto nel cuore dei lettori, insegnando loro che vale la pena aprirsi al prossimo, liberandosi dal timore di dire o fare qualcosa di sbagliato, perché ogni errore è solo un passo del cammino.



mercoledì 23 dicembre 2020

"Rodrigo Gambarozza e Scricciolo il suo scudiero" di Michael Ende e Wieland Freund


"Il mondo intero è una grossa storia, in cui tutti noi recitiamo" 

Quello di Michael Ende è un nome che fa subito sorgere uno spontaneo sorriso in molti. È stato uno scrittore che ha fatto sognare intere generazioni di appassionati lettori. Come dimenticare i lunghi viaggi di Bastiano e Atreiu ne "La storia infinita", la coraggiosa Momo, la forza d'animo del gatto e del corvo ne "La notte dei desideri"? 
Michael Ende è riuscito, nei suoi romanzi, ad usare una narrazione che con leggerezza riesce a toccare le corde più profonde dell'animo umano, capace di lasciare un ricordo indelebile in ogni lettore.

Rodrigo Gambarozza e scricciolo il suo scudiero è la sua ultima opera, che purtroppo aveva solo iniziato e non era riuscito a finire. Usando i suoi appunti, Wieland Freund, studioso di germanica e anglistica, l'ha conclusa per lui.

In Italia il libro è stato pubblicato da DeAgostini, in un'edizione particolarmente curata e arricchita dalle bellissime illustrazioni a colori di Regina Kehn.

La storia, ambientata in un'imprecisata realtà sospesa, "Nel bel mezzo del buio Medioevo, nel bel mezzo della settimana, e per di più nel bel mezzo della notte", ha come protagonista un bambino di circa dieci anni, Hastrubel Anaximander Chrysostomos, detto Scricciolo, figlio di una coppia di anziani marionettisti che avevano deciso di continuare il mestiere dei genitori sebbene non fossero particolarmente portati per quel lavoro.
Non hanno la fantasia né l'amore per le storie, doti fondamentali per gli artisti, e la loro vita non è affatto entusiasmante, bensì piuttosto noiosa. Questa è la ragione che spinge il loro unico figlio a scappare. Egli, avendo vissuto tutta la vita sul carro dei teatranti, non conosce nulla del mondo, in particolar modo non conosce il male e non ne ha paura. Ma poiché tutti non fanno che ripetergli che per crescere è indispensabile conoscere il male, scappa nella notte e si dirige verso la dimora del più temuto brigante della zona, Rodrigo Gambarozza, proponendogi di assumerlo come suo scudiero. 

"Questo suo straordinario proposito deve essere spiegato all’istante, perché altrimenti qualcuno potrebbe farsi un’idea del tutto sbagliata di Scricciolo e ritenerlo mostruosamente ardito o addirittura un eroe.
Scricciolo non era niente di tutto ciò. Coraggioso, infatti, è chi conosce la paura e la vince. Scricciolo, invece, la paura non sapeva proprio che cosa fosse, e per questo motivo non aveva bisogno di vincerla.
La paura ce l’ha soltanto chi conosce il male che alberga dentro di sé e pertanto lo rifugge. E anche di questo Scricciolo non sapeva nulla."

Peccato che Rodrigo non sia affatto un vero brigante, ma solo un uomo molto riservato che desidera condurre una vita solitaria lontano dai pericoli, dedicandosi alla cura dei suoi amatissimi cactus, e che proprio per tale scopo si è impegnato moltissimo ad inventare e far circolare le peggiori storie sul suo conto. 
Quando il bambino si presenta alla sua porta non ha il cuore di deluderlo e raccontargli la verità, perciò inventa per lui storie nuove e ben più assurde, da cui il bambino rimane affascinato. Per dissuaderlo dal suo discutibile proposito di dedicarsi ad una vita di brigantaggio, gli spiega che non può diventare un brigante senza aver superato una prova, ossia aver effettuato il crimine più efferato di tutti i tempi. Impresa difficilissima, per cui sarebbe meglio lasciar perdere.
Ma Scricciolo parte, deciso a compiere la sua missione. 
Quando i suoi genitori si presentano da Rodrigo per chiedere notizie del figlio, l'uomo gli spiega la situazione e mortificato, si unisce a loro per cercare il bambino. Riusciranno a trovarlo? E cosa imparerà, durante il suo avventuroso viaggio?



Scricciolo non parte solo alla scoperta del pericolo e del male del mondo, ma anche alla ricerca della propria vocazione personale. Sente che fare il marionettista non è quel che desidera, e prova in tutti i modi a cambiare la sua vita. Si sente incompreso dai genitori che, essendo molto più anziani di lui, non riescono a comprenderlo, non capiscono il suo desiderio di allontanarsi da loro e andare in cerca di una propria indipendenza.

Solo tentando di avventurarsi in strade diverse da quelle già percorse si può scoprire la propria, e questa sarà l'avventura di Scricciolo e Rodrigo. Infatti il libro narra il viaggio di un ragazzo alla scoperta di sé stesso ma anche di un uomo, Rodrigo Gambarozza, che per tanto tempo si è finto un brigante e invece comprende di voler fare il cantastorie.
Pur avendo età tanto diverse, Scricciolo e Gambarozza sono molto simili, entrambi in cerca della propria inclinazione. 


Un altro tema approfondito nel romanzo è la differenza tra paura e avventatezza.
Finché non si conosce la paura del pericolo, affrontarlo non costituisce una reale sfida, ma è appunto solo un gesto di avventatezza. Invece, riconoscere, affrontare e vincere la paura è autentico coraggio.

Con una narrazione poetica e frizzante, da fiaba, grazie all'uso di un narratore onnisciente che scherza con la metaletterarietà e gioca con le parole, "Rodrigo Gambarozza e Scricciolo il suo scudiero" vuole comunicare al lettore che la vita è imprevedibile e conduce, attraverso sentieri inconoscibili, percorribili spesso con un atto di coraggio, al proprio destino.