"La ragione da sola non basta. Dove lo mettiamo il cuore? L'amore, Dio, il sogno, il desiderio?"
"La scultrice" è un'opera di Pia Rosenberg che ricostruisce in forma narrativa la vita di Camille Claudel, una scultrice francese vissuta nel secolo scorso che si scontrò con le convenzioni sociali pur di portare avanti la sua passione.
In un’epoca che considerava la scultura appannaggio esclusivo degli uomini, lei scelse di sfidare ogni convenzione, votando la propria esistenza a un’arte viscerale, faticosa e mal vista, arte che lei viveva con la dedizione di una religiosa. Con la stessa furiosa dedizione visse l'amore che la condannò, si donò all'uomo che avrebbe spezzato il suo cuore, sfruttato la sua arte e rovinato la sua vita.
"Rodin era un cannibale che spolpava i suoi modelli in nome dell'arte e a lavoro concluso sputava le ossa e se le lasciava alle spalle."
In molti avevano messo in guarda Camille dall'influenza pericolosa di Auguste Rodin, il suo famoso maestro, al quale però lei non riuscì e non volle resistere. Sempre sminuita dalla madre e dalla sorella, appoggiata in maniera altalenante dal padre, credeva di aver trovato in Rodin finalmente la validazione che tanto anelava.
Il legame con Auguste Rodin non fu un amore sano: fu piuttosto un incendio distruttivo, un'ossessione dolorosa e totalizzante, una dipendenza fatta di fascinazione e bisogno di riconoscimento che finì per consumarla.
"La Scultrice" ci trascina nell'abisso di Camille, raccontandoci la caduta di un genio che si è bruciato alla luce di un fuoco cannibale.
La sua storia è un monito potente: ci insegna a riconoscere quegli amori sterili che prosciugano la nostra bellezza invece di nutrirla. Un invito, doloroso ma necessario, a fuggire da dove non ci è permesso fiorire. Anche se fa male.
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