venerdì 3 luglio 2026

"Tutte le ragazze mentono" di Piergiorgio Pulixi


"Tutte le ragazze mentono" è un romanzo di Giorgio Pulixi che indaga il complesso mondo degli adolescenti contemporanei, concentrandosi sulla situazione estrema della protagonista Melissa, obbligata ad affrontare la scomparsa della sorella. 
L'opinione generale è che si sia tolta la vita, ma Melissa nn può crederlo, anche perché sua sorella Denise era attraente e popolare: nella sua vita perfetta non sembrava esserci nessuna angoscia tale d aindurla al suicidio.
Il tarlo della sua morte la perseguita, inizia perciò ad indagare su quanto accaduto e, mentre scava nel passato di Denise, si trova costretta a fare i conti con tutto quel che non ha mai saputo di lei, delle sue relazioni, delle sue amicizie. 


Il romanzo di Piergiorgio Pulixi è ambientato a Saruxi, un paese immaginario situato nella regione dell'Ogliastra, in Sardegna. Saruxi significa "croce", un nome non casuale per un luogo che diventa vittima di numerose e significative tragedie, un luogo che sta sretto ai suoi abitanti, metafora della vita contemporanea, una realtà basata sul principio della mercificazione, con le sue contraddizioni mercescenti celate dietro facciate dorate e luminose. 

L'aspetto interessante dell'opera è la scelta dell'autore di raccontare la storia dal punto di vista di Melissa, analizzando tutti i sentimenti che, psicologicamente, sono tipici del lutto: rabbia, senso di colpa del sopravvissuto, frustrazione per non aver fatto abbastanza, senso di mancata chiusura. C'è una dolorosa solitudine nei dettagli che testimoniano la mancanza di Denise nella vita di Melissa, che vengono mostrati al lettore nella loro precisione tagliente e nel loro silenzio.    

Melissa, inoltre, viene presentata al lettore come un personaggio versomile, capace di slanci di coraggio - l'indagine a tratti pericolosa per scoprire cosa è accaduto veramente a Denise - e di meschinità egocentrica ed egoriferita - la riflessione amara sulle conseguenze pratiche che la perdita della sorella avrà sulla sua vita.

Nonostante Denise sia deceduta, Melissa non riesce a non provare gelosia nei confronti della sorella e di tutti i successi sociali che era capace di collezionare, convinta che i suoi genitori ne sentano la mancanza molto più di quanto avrebbero sentito la sua, se fosse stata lei a mancare.
Lo scrittore riesce a descrivere efficacemente i sentimenti di invidia e gelosia di Melissa causati da un'assenza che pesa quanto un'ingombrante presenza, e i conseguenti vissuti di colpa che ne derivano. 

Nonostante la realtà quotidiana degli adolescenti di Saluxi venga descritta con una spietatezza che lascia inorriditi, forse inverosimile ed eccessivamente cruenta, è un libro che mi ha intrattenuta con piacere essendo scritto bene e con una prosa scorrevole. 

Mi ha sorpresa il finale che, pur non essendo particolarmente originale, è attuale ed è riuscito parzialmente a sorprendermi. Inoltre, nononstante la visione particolarmente pessimistica e violenta di Pulixi, non escludo che potrei leggere altri testi di questo autore, in futuro. 

Sicuramente "Tutte le ragazze mentono" è un romanzo che mi ha arricchita perché, dopo averlo concluso, mi ha lasciato qualche interessante spunto di riflessione: quanto davvero sappiamo delle persone a noi care, che crediamo - ci illudiamo - di conoscere? Cosa siamo disposti a fare per ottenere quel che desideriamo? E quanto siamo consapevoli dei reali sentimenti che albergano nel nostro cuore -come avrebbe scritto Neal Coward- giù, giù in fondo? 




lunedì 22 giugno 2026

"La maestra cattiva" di Suzy Quinn


"La maestra cattiva" di Suzy K. Quinn ("Don't tell teacher") è un thriller edito Newton Compton.
Ho iniziato a leggerlo per caso, e per quanto non mi abbia particolarmente entusiasmata lo sviluppo narrativo e soprattutto il finale, ci sono diversi aspetti che mi portano ad una valutazione positiva del romanzo.

Ambientata in epoca contemporanea, la storia segue le vicende di Elizabeth, recentemente divorziata da un partner abusante che ha fatto qualcosa di terribile a lei e al figlio di nove anni, Tom. Le azioni dell'ex compagno la inducono a vivere nella paura che questi la ritrovi e che possa fare ancora del male a lei e al bambino.
La nuova scuola in cui Elizabeth iscrive il figlio - un instituto d'eccellenza - sembra però nascondere molti segreti. Chiavistello al cancello, recinzioni rinforzate, divieti di entrare. Il preside e gli insegnanti sono individui particolarmente ombrosi e cupi.
Elizabeth inizia a sospettare che ci sia qualcosa di inquietante nell'istituto, sospetto che diventa una certezza quando il bambino torna a casa con due fori di iniezione sul braccino. Quello è il momento che da inizio a numerosi prolemi di salute del bimbo, che sembrano peggiorare e non avere fine.
Interrogato, Tom si rifiuta categoricamente di parlare. Pur senza prove, la mamma si convince che a scuola gli vengano somministrati dei farmaci. O che comunque accada qualcosa di strano.
Cosa accade davvero in quella scuola? Cosa sta succedendo al piccolo Tom?
In un alternarsi di passato e presente, la storia viene narrata dai diversi personaggi, che raccontano la propria versione della storia e che ricostruiscono un pò alla volta, come un puzzle, pezzo per pezzo il passato.


I punti di vista dei vari personaggi sono narrati in prima persona, i capitoli sono brevi e risultano scorrevoli. Inoltre, lo stratagemma di passare da un personaggio all'altro proprio in momenti cruciali rende il ritmo molto svelto e incuriosisce il lettore, invogliandolo a proseguire la lettura riuscendo con successo a costruire quel picco di tensione tipico del thriller.

Mi è piaciuta - almeno fino ad un certo punto - la costruzione dei personaggi e l'analsi approfondita delle emozioni che provano nell'affrontare situazioni delicate e particolari.
Le tematiche affrontate - relazioni abusanti, manipolazione psicologica, controversie in tribunale - sono particolarmente attuali e per la loro stessa natura portatrici di riflessioni urgenti e necessarie della società contemporanea.
Come evolve una vittima di abusi costretta a crescere senza supporto psicologico e senza il riconoscimento di questa sofferenza? Quante difficoltà incontra ancora oggi una madre sola?


Il romanzo presenta una situazione al lettore in cui quasi tutto è già chiaro e noto: il classico cattivo padre, una scuola inquietante, una vittima perseguitata.
Da lettrice abituale di thriller, ho iniziato a pensare a metà del testo che il libro potesse prendere una sola e unica strada per concludersi efficacemente - anche per via delle numerose dissonanze logiche lasciate in vari punti del testo - e la storia mi ha dato ragione.
Non ho però provato un senso di soddisfazione a questa scoperta, quanto una vaga delusione per il modo repentino con cui è stato sciolto i nodo narrativo, lasciandomi una sensazione di "coniglio tratto dal cilindro" visto che l'autrice ha scritto ben poco sulle motivazioni del colpevole. Sebbene i capitoli fossero disseminati di indizi lasciati lì appositamente per fornire insights sul finale, esso purtroppo mi è apparso improvviso e forzato.

Sono rimasta delusa perché in un thriller credo che la conclusione debba essere il risultato di una coerenza psicologica forte, risultato di un'evoluzione -o involuzione- logica dei personaggi, e non un colpo di scena forzato.


Nonostante abbia alcuni punti deboli, "La maestra cattiva" è comunque un libro che mi sento di consigliare perché è ben scritto, riesce ad intrattenere il lettore, e potrebbe anche sorprendere i non appassionati del genere.



lunedì 8 giugno 2026

"Happy Head- Sogni di infelicità" di Josh Silver


"Happy Head" di Josh Silver è una delle voci più avvincenti e inquietanti apparse di recente nel panorama della letteratura distopica Young Adult.

Pubblicato originariamente nel 2024, il romanzo si inserisce in quel filone che esplora il lato oscuro del controllo sociale, della pressione psicologica e della mercificazione del benessere, offrendo una narrazione serrata che mescola le atmosfere soffocanti di "Squid Game" con le derive psicologiche di "Hunger Games".

L'opera prima di Josh Silver è stata accolta con grande entusiasmo sia dal pubblico che dalla critica anglosassone.

In Italia, il romanzo è stato tradotto e pubblicato da Fanucci con una veste grafica accattivante che richiama perfettamente l'estetica minimalista, clinica ed evocativa in cui è ambientata la storia. Il testo mantiene un ritmo incalzante grazie a capitoli brevi e a una narrazione in prima persona che restringe il campo visivo del lettore a quello del protagonista.

La storia è ambientata in un futuro prossimo in cui l'infelicità e i problemi di salute mentale degli adolescenti sono diventati una vera e propria crisi nazionale. Per rispondere a questa emergenza, il governo ha approvato la creazione di "Happy Head", un centro di valutazione e riabilitazione d'élite, situato in una posizione isolata e iper-tecnologica sulle scogliere scozzesi.

Il protagonista, Seb, è un ragazzo di diciassette anni affetto da una profonda e paralizzante infelicità. Selezionato per far parte del primo gruppo di cento adolescenti che testeranno il programma, Seb arriva alla struttura con la promessa di una "cura" e con il disperato desiderio di rendere finalmente orgogliosi i propri genitori.
Tuttavia, una volta varcati i cancelli, la realtà si rivela ben diversa da un rifugio terapeutico. I ragazzi vengono divisi in gruppi e sottoposti a una serie di sfide fisiche, intellettive e soprattutto psicologiche. Il sistema si basa su una competizione spietata: i partecipanti vengono costantemente monitorati, valutati e classificati. Chi si trova in fondo alla classifica rischia l'eliminazione, mentre chi vince promette di raggiungere la perfetta "ottimizzazione" mentale. Quella che era iniziata come una terapia si trasforma rapidamente in una lotta per la sopravvivenza, dove il confine tra cura e tortura diventa sempre più labile, spingendo Seb a indagare sui veri, oscuri scopi che si celano dietro la facciata di Happy Head.

Il cast dei personaggi è uno dei punti di forza del romanzo, poiché specchia le diverse risposte degli adolescenti di fronte a una pressione sociale insostenibile.

Seb la voce narrante, è intelligente, fragile, profondamente autocritico e tormentato dal senso di inadeguatezza. Seb non si sente mai "abbastanza" – né per il mondo esterno, né per la sua famiglia. La sua vulnerabilità lo rende un narratore estremamente empatico; il lettore vive la claustrofobia dei suoi attacchi di panico e la costante nebbia della sua depressione. La sua evoluzione nel corso del romanzo è una dolorosa presa di coscienza del proprio valore al di là delle aspettative altrui.

Finn è l'elemento di rottura all'interno della struttura. Affascinante, apparentemente sicuro di sé, ribelle e refrattario alle regole di Happy Head. Finn stringe fin da subito un legame intenso e complicato con Seb. Rappresenta la resistenza, il rifiuto di farsi incasellare e standardizzare da un algoritmo di valutazione. La dinamica tra Seb e Finn introduce anche una componente romantica delicata ma potente, che diventa il fulcro emotivo e la principale ancora di salvezza di Seb.

Il resto dei cento ragazzi incarna diverse sfumature di reazione al trauma. Ci sono coloro che abbracciano totalmente il sistema pur di salvarsi, diventando spietati competitori, e coloro che crollano sotto il peso dell'ansia da prestazione.

 I counselor e i medici della struttura sono figure ambigue, algide e iper-professionali. Non agiscono per esplicita cattiveria, il che rende il tutto ancora più spaventoso: sono sinceramente convinti che il loro metodo coercitivo sia l'unico modo per "aggiustare" una generazione spezzata.

Sotto la superficie di un thriller distopico ritmato e avvincente, Josh Silver inserisce una critica sociale affilata e di straordinaria attualità.

Il libro demistifica l'obbligo contemporaneo alla felicità performativa. Happy Head è la metafora estrema di una società che non accetta il dolore, la tristezza o il fallimento, considerando la sofferenza psichica non come uno stato da accogliere e comprendere, ma come un "malfunzionamento" da riparare rapidamente per tornare a essere produttivi.

L'autore, forte della sua esperienza nel settore sanitario, punta il dito contro i sistemi che cercano di quantificare il benessere emotivo attraverso dati, grafici e classifiche. L'idea che la salute mentale possa essere standardizzata o raggiunta attraverso la competizione è il grande paradosso e la grande bugia su cui si regge la struttura.

Altro tema centrale è il peso delle aspettative. Molti dei ragazzi si sottopongono alle torture psicologiche del centro non per se stessi, ma per guarire il senso di colpa di non essere i figli perfetti che la società richiede. Il romanzo esplora il bisogno disperato di approvazione e come questo possa essere manipolato dalle figure di autorità.

In un ambiente progettato per isolare gli individui e metterli l'uno contro l'altro, l'unica vera forma di resistenza si rivela essere l'empatia. Il legame tra Seb e Finn dimostra che la vera guarigione non passa attraverso l'isolamento clinico o l'ottimizzazione forzata, ma attraverso la vulnerabilità condivisa, l'accettazione reciproca dei propri lati d'ombra.

In conclusione, "Happy Head" è un romanzo potente che, pur utilizzando i canoni della distopia YA, parla direttamente alle ansie del nostro presente. È una lettura che lascia addosso una profonda inquietudine, ma anche un fondamentale promemoria: il diritto di non stare bene è una parte della nostra umanità, elementi essenziale della nostra crescita. 

venerdì 5 giugno 2026

"L'anno delle mille vite" di Heddi Goodrich


"Parlare è una grande responsabilità, perché le parole non si limitano a descrivere le cose come sono o a comunicare informazioni pratiche. Ogni volta che apri bocca stai compiendo un atto di creazione che cambia il mondo in modo infinitesimale. Stai dando vita a qualcosa con il tuo respiro, che altro non è che energia che si può vedere e toccare. E quando usi l'energia per pronunciare delle parole, allora riesci a trasmettere la tua coscienza."

Se cercate un romanzo storico che narra battaglie e azione frenetica, "L'anno delle mille vite" non è il libro per voi. Se invece avete voglia di perdervi in un viaggio dentro le fragilità dell'anima umana, potrebbe rivelarsi una buona lettura. 

​È il 69 d.C.: l'Impero Romano trema sotto i passi e gli errori di quattro imperatori diversi.
Ambientato in un'Ercolano sospesa e inquieta -dieci anni prima della grande eruzione- il romanzo esplora il mondo interiore della matrona Turia e il suo legame invisibile, ma indissolubile, con un soldato arrivato nella sua casa per fare da insegnante al figlio.
​Un amore cerebrale, tormentato dalla presenza silenziosa della serva Anù che diventa lo specchio delle libertà negate alla protagonista, e un ritmo che vive di sguardi e silenzi più che di azioni.

​L'autrice, attraverso la voce provocatrice della sua protagonista, non racconta un amore convenzionale, ma un legame fatto di sguardi da dietro le tende, un'ossessione alimentata da respiri trattenuti e una connessione mentale così potente da permettere a Turia di evadere con l'immaginazione e vivere, nella sua mente, "mille vite".

Storia e finzione si mischiano per raccontare una storia verosimile, che narra emozioni comuni a tutte le epoche, a tutte le persone, a tutte le categorie sociali

venerdì 20 marzo 2026

"La scultrice" di Pia Rosenberg

"La ragione da sola non basta. Dove lo mettiamo il cuore? L'amore, Dio, il sogno, il desiderio?"


"La scultrice" è un'opera di Pia Rosenberg che ricostruisce in forma narrativa la vita di Camille Claudel, una scultrice francese vissuta nel secolo scorso che si scontrò con le convenzioni sociali pur di portare avanti la sua passione. 

Mentre le sue coetanee attendevano un marito dedicandosi al cucito o, nei casi più audaci, agli acquerelli, Camille Claudel, una giovane dal carattere focoso e ribelle, sporcava le sue mani di argilla e polvere di marmo.

In un’epoca che considerava la scultura appannaggio esclusivo degli uomini, lei scelse di sfidare ogni convenzione, votando la propria esistenza a un’arte viscerale, faticosa e mal vista, arte che lei viveva con la dedizione di una religiosa. Con la stessa furiosa dedizione visse l'amore che la condannò, si donò all'uomo che avrebbe spezzato il suo cuore, sfruttato la sua arte e rovinato la sua vita. 
"Rodin era un cannibale che spolpava i suoi modelli in nome dell'arte e a lavoro concluso sputava le ossa e se le lasciava alle spalle."

In molti avevano messo in guarda Camille dall'influenza pericolosa di Auguste Rodin, il suo famoso maestro, al quale però lei non riuscì e non volle resistere. Sempre sminuita dalla madre e dalla sorella, appoggiata in maniera altalenante dal padre, credeva di aver trovato in Rodin finalmente la validazione che tanto anelava. 

Il legame con Auguste Rodin non fu un amore sano: fu piuttosto un incendio distruttivo, un'ossessione dolorosa e totalizzante, una dipendenza fatta di fascinazione e bisogno di riconoscimento che finì per consumarla. 

"La Scultrice" ci trascina nell'abisso di Camille, raccontandoci la caduta di un genio che si è bruciato alla luce di un fuoco cannibale.

​La sua storia è un monito potente: ci insegna a riconoscere quegli amori sterili che prosciugano la nostra bellezza invece di nutrirla. Un invito, doloroso ma necessario, a fuggire da dove non ci è permesso fiorire. Anche se fa male. 

mercoledì 4 marzo 2026

"Il fiore della vendetta" di Fabrizio Carcano e Giorgio Maimone



"Il fiore della vendetta", di Fabrizio Carcamo e Giorgio Maimone, pubblicato da Mursia nella collana Crime & Thriller, è un noir urbano che si concentra sulla figura enigmatica del Sagittario, un misterioso sicario che agisce nell’ombra colpendo uomini accusati di violenze sulle donne. Le sue vittime non sono delinquenti facilmente riconoscibili, ma soprattutto figure rispettabili e integrate nella società, individui all'apparenza irreprensibili.

A muoversi sul fronte opposto c’è Marco Fontana, capitano dei Carabinieri: uomo di mezza età, riservato, segnato da un passato che affiora tra le righe, perfettamente in linea con il modello del protagonista tipico di questo tipo di narrativa. Disilluso ma determinato, solitario quanto basta, Fontana incarna quella figura di investigatore che procede con metodo e ostinazione in un mondo moralmente ambiguo.

Il cuore del romanzo ruota attorno alla tensione tra queste due presenze: da un lato una giustizia assoluta, silenziosa e punitiva; dall’altro l’indagine istituzionale, spesso criticata e fallace, chiamata a ricomporre un quadro che sembra continuamente sfuggire. 

In questo contesto narrativo la determinazione del Sagittario diventa il simbolo di un’azione fredda e calcolata, quasi rituale.
La balestra -arma insolita di grande valenza simbolica - rafforza la dimensione quasi rituale delle esecuzioni, conferendo alla figura del killer un’aura che sfiora il mito.

Il romanzo alterna momenti di tensione investigativa a passaggi più introspettivi, cercando di esplorare le motivazioni profonde dei personaggi e le crepe di un sistema che spesso lascia irrisolte le ferite delle vittime. 

Lo stile oscilla tra una scrittura più evocativa e passaggi più crudi. Questa scelta contribuisce a costruire un’atmosfera cupa ma coerente, anche se può risultare impegnativa per chi predilige un thriller meno esplicito, ma sicuramente perfetta per gli appassionati del genere.

"Il fiore della vendetta" si rivolge ai lettori che apprezzano noir contemporanei con protagonisti moralmente ambigui e una forte componente di denuncia sociale. Non è una lettura leggera, ma un romanzo che sceglie di confrontarsi con temi scomodi e con l’eterna domanda su cosa sia la vera giustizia e su chi abbia davvero il diritto di amministrarla.

martedì 24 febbraio 2026

"La piccola libreria di Montmartre" di Beatrix Pezzati


Ho letto "La piccola libreria di Montmartre" in pochissimo tempo: tra le sue pagine ho trovato una storia toccante e delicata, che mi ha conquistata e ha saputo parlare al mio cuore con parole poetiche e potenti. Non ho potuto far altro che leggerlo d'un fiato. 

Di Beatrix Pezzati avevo già apprezzato la scrittura briosa e curata, ma con questo romanzo l’autrice compie un passo ulteriore: si addentra in una narrazione più intimista e profonda, capace di sfiorare con delicatezza le ferite che ognuno di noi custodisce.

La protagonista, Brigitte, è una giovane studentessa di storia dell’arte prossima alla laurea. Sta lavorando a una tesi su Renoir, in particolare sul dipinto "Ragazze al pianoforte", ma avverte che qualcosa manca: non tanto alla solidità della ricerca, quanto alla sua voce autentica. Il professor Girardot, suo relatore, percepisce questa assenza e la sprona a trovare quel “tocco speciale” che trasformi il suo elaborato accademico in un’opera viva.
Brigitte è reduce da una relazione importante, conclusa con dolore. Porta con sé soprattutto il peso di ricordi difficili e il tentativo faticoso di “costruire un ponte tra i ricordi perduti e le speranze del presente”. In questa tensione tra passato e possibilità si concentra il cuore del romanzo: il delicato passaggio tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere.

L’incontro con Margot, elegante e silenziosa proprietaria della libreria di Montmartre, segna una svolta. Margot rappresenta una forma di resistenza alla frenesia contemporanea, infatti difende il suo spazio di bellezza e silenzio in un mondo invaso dal consumismo e dal rumore. La libreria diventa così un luogo non solo fisico ma anche simbolico, una casa dell’anima, luogo di riposo e laboratorio di ricostruzione del sé.

Significativo è anche l’incontro con Pierre, personaggio complesso e profondamente ferito. Se Brigitte reagisce al dolore cercando poesia e bellezza, Pierre sceglie la corazza del cinismo. Il loro legame mette in scena due modalità opposte di sopravvivere alla sofferenza, mostrando quanto il passato possa plasmare una persona, ma non necessariamente definirla in modo definitivo.

Interessante è anche la scelta narrativa: la storia è raccontata prevalentemente in terza persona, seguendo lo sguardo ancora fiducioso e quasi innocente di Brigitte, lo sguardo di chi continua a cercare una rosa pur avendo vissuto tra le spine. I capitoli dedicati a Pierre, invece, sono scritti in prima persona: una scelta che avvicina il lettore alla sua interiorità, come se l’autrice analizzasse da vicino le crepe nell'armatura che ha faticosamente costruito intorno a sé stesso. 

Attraverso Margot, anziana custode della libreria, il romanzo si apre anche a una riflessione sul tempo e sull’invecchiamento. Dietro l’apparente solidità della donna emerge una fragilità che invita a interrogarsi sulla memoria, sull’identità e su quella che in psicologia viene definita “riserva funzionale”: quella misteriosa energia cerebrale che consente all’individuo di riorganizzarsi dopo una frattura, di rinascere diverso, ma vivo. Non si torna come prima, ma si può rifiorire.

La terza età non viene perciò vista come un periodo di sconfitta e declino, ma come arricchimento per la gioventù, come una bellezza resiliente di cui prendersi cura. 

A fare da cornice, paesaggi francesi dipinti con parole leggere come acquerelli: colori delicati, atmosfere malinconiche e struggenti, in cui si muovono i personaggi. 

L’intero romanzo è sospeso tra nostalgia e speranza. Anche nei momenti più bui, rimane sempre una luce, come un faro in fondo alla strada più scura. Un faro che sarà raggiunto, se si avrà la pazienza di aspettare. 

“La vita ha ritmi insondabili e tempi che non sempre comprendiamo. È l’arte del lasciare che le cose accadano a renderla straordinaria.”

È proprio questo il mantra che attraversa la storia: nulla accade davvero per caso. E, chiudendo il libro, si resta con la sensazione quieta e luminosa che qualcosa di bello possa succedere.
Proprio oggi, proprio a noi.

lunedì 19 gennaio 2026

"Solo con un cane" di Beatrice Masini


«Un tiranno è un male passeggero: lo si caccia via, si lotta contro di lui, si mina il suo potere. Ma un popolo vile resta un popolo vile, che vive in modo vile.»

Solo con un cane di Beatrice Masini non è semplicemente un libro: è un’esperienza.
Riproposto da Fanucci in una nuova e accattivante veste grafica, questo breve romanzo si presenta come un racconto potente, denso di significati e profondamente metaforico.
In un regno misterioso, un crudele tiranno emana quotidianamente editti capricciosi e privi di senso, ai quali i sudditi sono costretti a obbedire: persino dichiarare fuori legge i gelsomini. Finché si tratta di imposizioni piccole, apparentemente innocue e trascurabili, tutti si adeguano. Ma un giorno arriva un editto terribile, che ordina a ogni cittadino di consegnare il proprio cane.
Il protagonista, un bambino che ha da pochi giorni adottato un cucciolo, non può accettare di perdere il suo nuovo amico, l’amato Tito. Nemmeno i suoi genitori lo vorrebbero, ma al re non si può disobbedire. Che fare, dunque? La decisione è drastica: i genitori ordinano al bambino di fuggire, portando con sé il cane.

 Ha così inizio la fuga del bambino e di Tito, un lungo viaggio in un luogo senza nome e senza tempo, perché questo regno è figura di ogni epoca e di ogni parte del mondo.
Il bambino non ha nome perché rappresenta tutti i bambini del mondo; il cane, invece, ha un nome perché viene visto, riconosciuto, esiste come creatura dotata di identità e volontà, e come tale merita protezione.

Leggere questo romanzo è stata un’esperienza intensa e profonda. È un libro che non offre sentenze né risposte, ma pone domande, interroga il lettore, lo costringe a guardarsi dentro.

Il bambino non sa dove stia andando: sa soltanto che non può fermarsi, che deve continuare a camminare con determinazione e coraggio. Attraversa deserti e vallate in un viaggio che, più che reale, è soprattutto simbolico. Incontra personaggi emblematici come il Pericolo, la Morte, la Memoria, il Sospetto. Non può evitarli: con ciascuno deve confrontarsi, e da ciascuno apprende qualcosa. Lezioni a volte dolorose e difficili, ma fondamentali per la crescita e per la vita.

Anche per il lettore il romanzo diventa un viaggio: un volo fatto di parole, sostenuto da una prosa poetica ed evocativa, che alterna ipotassi e paratassi, dando la sensazione di perdersi in un sogno lungo e inquieto.

«Se tutto è un sogno, quand’è che mi sveglio?»

lunedì 5 gennaio 2026

"Le luci prima della festa" di Mariangela Izzo


"Le luci prima della festa" è il primo romanzo di Mariangela Izzo, opera introspettiva e poetica. 
L'autrice è originaria di Calvi Risorta, ma vive a Roma dal 2011. È Laureata in Relazioni Internazionali. 



Emma Biancamore, la protagonista, una telantuosa ballerina, fa ritorno alla sua isola d'origine, lasciata diversi anni prima, per danzare allo spettacolo dell'ultima sera della "settimana del re", la più amata festa della zona. 

Il ritorno all'isola riapre in lei ferite e ricordi, con cui Emma capisce di doversi necessariamente riconciliare, per abbracciare con maggiore serenità il presente e il tempo che verrà. 


Emma viene presentata come malinconica, silenziosa e attenta osservatrice che, a disagio in un mondo di sentimenti artefatti, è costantemente alla ricerca di un'autenticita leggera, come è leggera e autentica la danza che ama e in cui ama perdersi, e che la fa sentire se stessa senza sforzo, senza finzione.
Incastrandosi con difficoltà nel grande puzzle della vita, resta spesso in disparte, persa nei suoi pensieri, con la costante sensazione di cercare ancora una parte di sé. 

Protagonista del romanzo, oltre a Emma, è sicuramente L'isola dove è ambientata la storia: spazio non solo fisico ma metaforico, luogo reale e ideale dove si svolgono le vicende narrate. Un'isola che è riflesso dello spazio interiore di Emma, teatro di conflitti, ricordi e nostalgia. 
Un luogo che Emma ama di un amore tormentato e doloroso.

Un'isola abitata da personaggi pittoreschi, abilmente descritti con poche righe, delineati nella loro saggezza e semplicità. Resi vivi, più che dalla descrizione fisica, da gesti, parole e dagli sguardi, mai neutri, che definiscono il loro modo di osservare la realtà e la protagonista.

Luoghi, personaggi, usi, cibi e tradizioni vengono descritti con affettuosa attenzione ai dettagli, dando vita ad un microcosmo che trae ispirazione anche dal vissuto dell'infanzia dell'autrice. 

La storia è raccontata in un alternarsi tra il passato tempo della gioventù - con i sogni, le promesse, le speranze, gli assoluti e gli imperativi dell'adolescenza- e il presente, tempo dell'età adulta: l'età della consapevolezza, dei bilanci, dei rimpianti, dei rimorsi, delle paure. 
Perché ormai quel passato ha dato forma al presente e bisogna fare i conti con quella forma, con le scelte fatte e le relative -a volte dolorose- conseguenze. 

E bisogna fare i conti anche con le speranze sopravvissute agli anni, che restano nell'anima facendo poco rumore, ma occupando uno spazio che resiste al tempo, aggrappandosi con tenacia alle pareti del cuore. 

Mariangela Izzo ha usato una narrazione in bilico tra la descrizione di elementi fisici e sensoriali del mondo -il calore del sole sulla pelle, l'afa estiva, il sapore dei cibi, il profumo del mare, il fragore delle onde- ed un universo di sentimenti inafferabili e profondi, trasmessi al lettore tramite una prosa onirica e sognante. 

Una prosa musicale, in cui ogni frase lascia un segno, un insegnamento, descrivendo con magistrale cura una sensazione. Senza nominarla, ma facendola sentire e vivere, perché Mariangela, tra le sue pagine, da voce a quei sentimenti che tutti abbiamo provato, alle sensazioni da cui ci siamo lasciati attraversare. 

Centrale è anche il tema del viaggio.
La passione dell'autrice per i viaggi e il lavoro nelle risorse umane hanno infatti alimentato una scrittura ispirata dall’incontro con le persone e i loro mondi interiori.

Il viaggio è inteso come strada da percorrere per incontrare e scoprire anche nuove parti di sé, per ampliare la propria identità. Identità che però non è mai completa senza la riconciliazione con le proprie origini, a cui è necessario fare ritorno, con maturità e accettazione.

E allora leggere questo romanzo diventa l'esperienza di perdersi in una strada di sogni e ricordi, trascinati in un vortice di suggestioni, ansie e attese: quei familiari sospiri che tutti abbiamo provato, muovendoci nel tempo prezioso dell'attesa, guardando da lontano le luci di una festa.
Chiedendoci, con un pò di timore, cosa ci aspetta laggiù in fondo, se dolore o bellezza, oltre la fine della strada.