"Parlare è una grande responsabilità, perché le parole non si limitano a descrivere le cose come sono o a comunicare informazioni pratiche. Ogni volta che apri bocca stai compiendo un atto di creazione che cambia il mondo in modo infinitesimale. Stai dando vita a qualcosa con il tuo respiro, che altro non è che energia che si può vedere e toccare. E quando usi l'energia per pronunciare delle parole, allora riesci a trasmettere la tua coscienza."
È il 69 d.C.: l'Impero Romano trema sotto i passi e gli errori di quattro imperatori diversi.
Ambientato in un'Ercolano sospesa e inquieta -dieci anni prima della grande eruzione- il romanzo esplora il mondo interiore della matrona Turia e il suo legame invisibile, ma indissolubile, con un soldato arrivato nella sua casa per fare da insegnante al figlio.
Un amore cerebrale, tormentato dalla presenza silenziosa della serva Anù che diventa lo specchio delle libertà negate alla protagonista, e un ritmo che vive di sguardi e silenzi più che di azioni.
L'autrice, attraverso la voce provocatrice della sua protagonista, non racconta un amore convenzionale, ma un legame fatto di sguardi da dietro le tende, un'ossessione alimentata da respiri trattenuti e una connessione mentale così potente da permettere a Turia di evadere con l'immaginazione e vivere, nella sua mente, "mille vite".
Storia e finzione si mischiano per raccontare una storia verosimile, che narra emozioni comuni a tutte le epoche, a tutte le persone, a tutte le categorie sociali
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