Ho iniziato a leggerlo per caso, e per quanto non mi abbia particolarmente entusiasmata lo sviluppo narrativo e soprattutto il finale, ci sono diversi aspetti che mi portano ad una valutazione positiva del romanzo.
Ambientata in epoca contemporanea, la storia segue le vicende di Elizabeth, recentemente divorziata da un partner abusante che ha fatto qualcosa di terribile a lei e al figlio di nove anni, Tom. Le azioni dell'ex compagno la inducono a vivere nella paura che questi la ritrovi e che possa fare ancora del male a lei e al bambino.
La nuova scuola in cui Elizabeth iscrive il figlio - un instituto d'eccellenza - sembra però nascondere molti segreti. Chiavistello al cancello, recinzioni rinforzate, divieti di entrare. Il preside e gli insegnanti sono individui particolarmente ombrosi e cupi.
Elizabeth inizia a sospettare che ci sia qualcosa di inquietante nell'istituto, sospetto che diventa una certezza quando il bambino torna a casa con due fori di iniezione sul braccino. Quello è il momento che da inizio a numerosi prolemi di salute del bimbo, che sembrano peggiorare e non avere fine.
Interrogato, Tom si rifiuta categoricamente di parlare. Pur senza prove, la mamma si convince che a scuola gli vengano somministrati dei farmaci. O che comunque accada qualcosa di strano.
Cosa accade davvero in quella scuola? Cosa sta succedendo al piccolo Tom?
In un alternarsi di passato e presente, la storia viene narrata dai diversi personaggi, che raccontano la propria versione della storia e che ricostruiscono un pò alla volta, come un puzzle, pezzo per pezzo il passato.
I punti di vista dei vari personaggi sono narrati in prima persona, i capitoli sono brevi e risultano scorrevoli. Inoltre, lo stratagemma di passare da un personaggio all'altro proprio in momenti cruciali rende il ritmo molto svelto e incuriosisce il lettore, invogliandolo a proseguire la lettura riuscendo con successo a costruire quel picco di tensione tipico del thriller.
Mi è piaciuta - almeno fino ad un certo punto - la costruzione dei personaggi e l'analsi approfondita delle emozioni che provano nell'affrontare situazioni delicate e particolari.
Le tematiche affrontate - relazioni abusanti, manipolazione psicologica, controversie in tribunale - sono particolarmente attuali e per la loro stessa natura portatrici di riflessioni urgenti e necessarie della società contemporanea.
Come evolve una vittima di abusi costretta a crescere senza supporto psicologico e senza il riconoscimento di questa sofferenza? Quante difficoltà incontra ancora oggi una madre sola?
Il romanzo presenta una situazione al lettore in cui quasi tutto è già chiaro e noto: il classico cattivo padre, una scuola inquietante, una vittima perseguitata.
Da lettrice abituale di thriller, ho iniziato a pensare a metà del testo che il libro potesse prendere una sola e unica strada per concludersi efficacemente - anche per via delle numerose dissonanze logiche lasciate in vari punti del testo - e la storia mi ha dato ragione.
Non ho però provato un senso di soddisfazione a questa scoperta, quanto una vaga delusione per il modo repentino con cui è stato sciolto i nodo narrativo, lasciandomi una sensazione di "coniglio tratto dal cilindro" visto che l'autrice ha scritto ben poco sulle motivazioni del colpevole. Sebbene i capitoli fossero disseminati di indizi lasciati lì appositamente per fornire insights sul finale, esso purtroppo mi è apparso improvviso e forzato.
Sono rimasta delusa perché in un thriller credo che la conclusione debba essere il risultato di una coerenza psicologica forte, risultato di un'evoluzione -o involuzione- logica dei personaggi, e non un colpo di scena forzato.
Nonostante abbia alcuni punti deboli, "La maestra cattiva" è comunque un libro che mi sento di consigliare perché è ben scritto, riesce ad intrattenere il lettore, e potrebbe anche sorprendere i non appassionati del genere.
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