Solo con un cane di Beatrice Masini non è semplicemente un libro: è un’esperienza.
Riproposto da Fanucci in una nuova e accattivante veste grafica, questo breve romanzo si presenta come un racconto potente, denso di significati e profondamente metaforico.
In un regno misterioso, un crudele tiranno emana quotidianamente editti capricciosi e privi di senso, ai quali i sudditi sono costretti a obbedire: persino dichiarare fuori legge i gelsomini. Finché si tratta di imposizioni piccole, apparentemente innocue e trascurabili, tutti si adeguano. Ma un giorno arriva un editto terribile, che ordina a ogni cittadino di consegnare il proprio cane.
Il protagonista, un bambino che ha da pochi giorni adottato un cucciolo, non può accettare di perdere il suo nuovo amico, l’amato Tito. Nemmeno i suoi genitori lo vorrebbero, ma al re non si può disobbedire. Che fare, dunque? La decisione è drastica: i genitori ordinano al bambino di fuggire, portando con sé il cane.
Ha così inizio la fuga del bambino e di Tito, un lungo viaggio in un luogo senza nome e senza tempo, perché questo regno è figura di ogni epoca e di ogni parte del mondo.
Il bambino non ha nome perché rappresenta tutti i bambini del mondo; il cane, invece, ha un nome perché viene visto, riconosciuto, esiste come creatura dotata di identità e volontà, e come tale merita protezione.
Il bambino non ha nome perché rappresenta tutti i bambini del mondo; il cane, invece, ha un nome perché viene visto, riconosciuto, esiste come creatura dotata di identità e volontà, e come tale merita protezione.
Leggere questo romanzo è stata un’esperienza intensa e profonda. È un libro che non offre sentenze né risposte, ma pone domande, interroga il lettore, lo costringe a guardarsi dentro.
Il bambino non sa dove stia andando: sa soltanto che non può fermarsi, che deve continuare a camminare con determinazione e coraggio. Attraversa deserti e vallate in un viaggio che, più che reale, è soprattutto simbolico. Incontra personaggi emblematici come il Pericolo, la Morte, la Memoria, il Sospetto. Non può evitarli: con ciascuno deve confrontarsi, e da ciascuno apprende qualcosa. Lezioni a volte dolorose e difficili, ma fondamentali per la crescita e per la vita.
Anche per il lettore il romanzo diventa un viaggio: un volo fatto di parole, sostenuto da una prosa poetica ed evocativa, che alterna ipotassi e paratassi, dando la sensazione di perdersi in un sogno lungo e inquieto.
«Se tutto è un sogno, quand’è che mi sveglio?»
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