lunedì 22 dicembre 2025

"Appuntamento all'inferno" di Massimo Zona


"Appuntamento all’inferno" è l’ultimo romanzo della serie "Mauro Baveni detective", che ha per protagonista il carismatico personaggio letterario nato dalla penna di Massimo Zona.

Mauro Baveni è un uomo di mezza età che, dopo un divorzio e l’abbandono dei servizi segreti, ha scelto di reinventarsi come investigatore privato. Incapace di restare lontano dal pericolo, collabora spesso con le forze dell’ordine, contribuendo alla risoluzione di casi complessi, torbidi e particolarmente rischiosi.

In quest’ultimo romanzo, “l’inferno” evocato dal titolo è il nome di un locale malfamato, teatro di affari poco chiari. Un’indagine che, tuttavia, si intreccia con altre, restituendo un quadro sfaccettato del male: un male dai molti volti e dai molti nomi, che finisce però sempre per rivelarsi inscritto in schemi antichissimi e nella sua più becera banalità.

Il libro presenta rimandi e richiami ai romanzi precedenti della serie; tuttavia, costituisce un episodio autonomo e può essere letto anche indipendentemente dagli altri. La conoscenza dei capitoli precedenti arricchisce certamente l’esperienza di lettura, ampliando l’universo psicologico e narrativo dei personaggi e approfondendo il passato del protagonista.

Mauro Baveni è un uomo dotato di grande forza d’animo e di un incontenibile desiderio di azione. È animato da un profondo senso di giustizia, che talvolta lo conduce a mettere in discussione il microcosmo in cui vive. È un personaggio che combatte l’indifferenza che foraggia la malavita, disposto a tutto pur di contrastarla; non si lascia intimorire dal pericolo, ma è profondamente infastidito dall’idea di tacere o di voltarsi dall’altra parte di fronte a verità scomode e a scorrettezze evidenti.

L’intreccio narrativo si articola in molteplici sottotrame: un caso principale lega, con efficace circolarità, la prima e l’ultima pagina del romanzo e, come una complessa costruzione architettonica, racchiude al suo interno diverse stanze, corrispondenti alle varie storie che lo compongono.

Massimo Zona riesce a dare voce a una vasta gamma di personaggi, restituendo l’immagine di un’umanità viva, fragile ma resiliente, che non si piega alla povertà strutturale alla quale la terra dei fuochi sembrerebbe volerla condannare. 

È un’umanità che si ribella, che chiede aiuto, che recupera la propria voce.
Nei suoi testi, l’autore riserva inoltre ampio spazio ai personaggi femminili, delineati come figure valorizzate per la loro intelligenza acuta e per una sensualità consapevole, che talvolta diventa arma, talvolta risorsa, ma che si configura sempre come tratto identitario fondamentale.

Non manca, infine, l’attenzione per quei personaggi tipici dei piccoli paesi: personalità autentiche, ricche di valori, che noi caleni abbiamo imparato a conoscere e ad amare.

Il testo è impreziosito da un linguaggio colto e forbito, sostenuto da un narratore che spazia dalla focalizzazione esterna all’indiretto libero, offrendo al lettore una visione completa tanto degli eventi quanto dell’interiorità dei personaggi. Ne deriva un taglio narrativo rapido, con scene incisive e un ritmo veloce e incalzante.
Elemento distintivo del romanzo è l’ambientazione: a fare da sfondo alle avventure adrenaliniche di Mauro Baveni sono luoghi che tutti noi conosciamo bene — paesi come la nostra Calvi Risorta, ma anche Pignataro, Vitulazio, Grazzanise, Sparanise — descritti attraverso scorci precisi e con una partecipata passione.

Terre di cui conosciamo problemi e difficoltà perché le viviamo quotidianamente; ed è forse proprio questo che ci rende più vicini al dolore del protagonista, a quel senso di marginalità tipico delle zone di provincia, al sentirsi sempre un passo indietro rispetto alla città, piegati e feriti dalla corruzione.
Noi, spesso costretti a supplicare il nostro Dio affinché ci difenda dal male, timorosi che la giustizia non sia pronta a farlo; timorosi che quel “la legge è uguale per tutti” resti un’utopia, un fuoco fatuo nella notte anziché un faro da seguire.

Ciò che la lettura del romanzo di Massimo Zona lascia è un’acuta consapevolezza: al di là del marciume ereditato dalle scelte sbagliate delle generazioni precedenti, esiste una responsabilità individuale dalla quale non possiamo sottrarci, e che non possiamo nascondere dietro la comoda maschera della responsabilità collettiva.
La consapevolezza che, pur nella difficoltà, ciascuno di noi può alzarsi in piedi e diventare luce per gli altri nella notte; essere una piccola goccia in un mare che, lentamente, potrebbe trovare la forza di ribellarsi a sistemi stratificati e malavitosi, connaturati alla fallace e corrotta natura umana, ma non per questo destinati a definirci per sempre.
Ogni scelta che compiamo ha una ripercussione sul mondo, nel bene o nel male.
E libri come questo servono a ricordarcelo.