"Le luci prima della festa" è un romanzo di Mariangela Izzo, opera introspettiva e poetica.
L'autrice è originaria di Calvi Risorta, ma vive a Roma dal 2011. È Laureata in Relazioni Internazionali.
"Le luci della festa" è il suo primo romanzo.
Emma Biancamore, la protagonista, una telantuosa ballerina, fa ritorno alla sua isola d'origine, lasciata diversi anni prima, per danzare allo spettacolo dell'ultima sera della "settimana del re", la più amata festa della zona.
Il ritorno all'isola riapre in lei ferite e ricordi, con cui Emma capisce di doversi necessariamente riconciliare, per abbracciare con maggiore serenità il presente e il tempo che verrà.
Emma viene presentata come malinconica, silenziosa e attenta osservatrice che, a disagio in un mondo di sentimenti artefatti, è costantemente alla ricerca di un'autenticita leggera, come è leggera e autentica la danza che ama e in cui ama perdersi, e che la fa sentire se stessa senza sforzo, senza finzione.
Incastrandosi con difficoltà nel grande puzzle della vita, resta spesso in disparte, persa nei suoi pensieri, con la costante sensazione di cercare ancora una parte di sé.
Protagonista del romanzo, oltre a Emma, è sicuramente L'isola dove è ambientata la storia: spazio non solo fisico ma metaforico, luogo reale e ideale dove si svolgono le vicende narrate. Un'isola che è riflesso dello spazio interiore di Emma, teatro di conflitti, ricordi e nostalgia.
Un luogo che Emma ama di un amore tormentato e doloroso.
Un'isola abitata da personaggi pittoreschi, abilmente descritti con poche righe, delineati nella loro saggezza e semplicità. Resi vivi, più che dalla descrizione fisica, da gesti, parole e dagli sguardi, mai neutri, che definiscono il loro modo di osservare la realtà e la protagonista.
Luoghi, personaggi, usi, cibi e tradizioni vengono descritti con affettuosa attenzione ai dettagli, dando vita ad un microcosmo che trae ispirazione anche dal vissuto dell'infanzia dell'autrice.
La storia è raccontata in un alternarsi tra il passato tempo della gioventù - con i sogni, le promesse, le speranze, gli assoluti e gli imperativi dell'adolescenza- e il presente, tempo dell'età adulta: l'età della consapevolezza, dei bilanci, dei rimpianti, dei rimorsi, delle paure.
Perché ormai quel passato ha dato forma al presente e bisogna fare i conti con quella forma, con le scelte fatte e le relative -a volte dolorose- conseguenze.
E bisogna fare i conti anche con le speranze sopravvissute agli anni, che restano nell'anima facendo poco rumore, ma occupando uno spazio che resiste al tempo, aggrappandosi con tenacia alle pareti del cuore.
Mariangela Izzo ha usato una narrazione in bilico tra la descrizione di elementi fisici e sensoriali del mondo -il calore del sole sulla pelle, l'afa estiva, il sapore dei cibi, il profumo del mare, il fragore delle onde- ed un universo di sentimenti inafferabili e profondi, trasmessi al lettore tramite una prosa onirica e sognante.
Una prosa musicale, in cui ogni frase lascia un segno, un insegnamento, descrivendo con magistrale cura una sensazione. Senza nominarla, ma facendola sentire e vivere, perché Mariangela, tra le sue pagine, da voce a quei sentimenti che tutti abbiamo provato, alle sensazioni da cui ci siamo lasciati attraversare.
Centrale è anche il tema del viaggio.
La passione dell'autrice per i viaggi e il lavoro nelle risorse umane hanno infatti alimentato una scrittura ispirata dall’incontro con le persone e i loro mondi interiori.
Il viaggio è inteso come strada da percorrere per incontrare e scoprire anche nuove parti di sé, per ampliare la propria identità. Identità che però non è mai completa senza la riconciliazione con le proprie origini, a cui è necessario fare ritorno, con maturità e accettazione.
E allora leggere questo romanzo diventa l'esperienza di perdersi in una strada di sogni e ricordi, trascinati in un vortice di suggestioni, ansie e attese: quei familiari sospiri che tutti abbiamo provato, muovendoci nel tempo prezioso dell'attesa, guardando da lontano le luci di una festa.
Chiedendoci, con un pò di timore, cosa ci aspetta laggiù in fondo, se dolore o bellezza, oltre la fine della strada.