lunedì 5 gennaio 2026

"Le luci prima della festa" di Mariangela Izzo


"Le luci prima della festa" è il primo romanzo di Mariangela Izzo, opera introspettiva e poetica. 
L'autrice è originaria di Calvi Risorta, ma vive a Roma dal 2011. È Laureata in Relazioni Internazionali. 



Emma Biancamore, la protagonista, una telantuosa ballerina, fa ritorno alla sua isola d'origine, lasciata diversi anni prima, per danzare allo spettacolo dell'ultima sera della "settimana del re", la più amata festa della zona. 

Il ritorno all'isola riapre in lei ferite e ricordi, con cui Emma capisce di doversi necessariamente riconciliare, per abbracciare con maggiore serenità il presente e il tempo che verrà. 


Emma viene presentata come malinconica, silenziosa e attenta osservatrice che, a disagio in un mondo di sentimenti artefatti, è costantemente alla ricerca di un'autenticita leggera, come è leggera e autentica la danza che ama e in cui ama perdersi, e che la fa sentire se stessa senza sforzo, senza finzione.
Incastrandosi con difficoltà nel grande puzzle della vita, resta spesso in disparte, persa nei suoi pensieri, con la costante sensazione di cercare ancora una parte di sé. 

Protagonista del romanzo, oltre a Emma, è sicuramente L'isola dove è ambientata la storia: spazio non solo fisico ma metaforico, luogo reale e ideale dove si svolgono le vicende narrate. Un'isola che è riflesso dello spazio interiore di Emma, teatro di conflitti, ricordi e nostalgia. 
Un luogo che Emma ama di un amore tormentato e doloroso.

Un'isola abitata da personaggi pittoreschi, abilmente descritti con poche righe, delineati nella loro saggezza e semplicità. Resi vivi, più che dalla descrizione fisica, da gesti, parole e dagli sguardi, mai neutri, che definiscono il loro modo di osservare la realtà e la protagonista.

Luoghi, personaggi, usi, cibi e tradizioni vengono descritti con affettuosa attenzione ai dettagli, dando vita ad un microcosmo che trae ispirazione anche dal vissuto dell'infanzia dell'autrice. 

La storia è raccontata in un alternarsi tra il passato tempo della gioventù - con i sogni, le promesse, le speranze, gli assoluti e gli imperativi dell'adolescenza- e il presente, tempo dell'età adulta: l'età della consapevolezza, dei bilanci, dei rimpianti, dei rimorsi, delle paure. 
Perché ormai quel passato ha dato forma al presente e bisogna fare i conti con quella forma, con le scelte fatte e le relative -a volte dolorose- conseguenze. 

E bisogna fare i conti anche con le speranze sopravvissute agli anni, che restano nell'anima facendo poco rumore, ma occupando uno spazio che resiste al tempo, aggrappandosi con tenacia alle pareti del cuore. 

Mariangela Izzo ha usato una narrazione in bilico tra la descrizione di elementi fisici e sensoriali del mondo -il calore del sole sulla pelle, l'afa estiva, il sapore dei cibi, il profumo del mare, il fragore delle onde- ed un universo di sentimenti inafferabili e profondi, trasmessi al lettore tramite una prosa onirica e sognante. 

Una prosa musicale, in cui ogni frase lascia un segno, un insegnamento, descrivendo con magistrale cura una sensazione. Senza nominarla, ma facendola sentire e vivere, perché Mariangela, tra le sue pagine, da voce a quei sentimenti che tutti abbiamo provato, alle sensazioni da cui ci siamo lasciati attraversare. 

Centrale è anche il tema del viaggio.
La passione dell'autrice per i viaggi e il lavoro nelle risorse umane hanno infatti alimentato una scrittura ispirata dall’incontro con le persone e i loro mondi interiori.

Il viaggio è inteso come strada da percorrere per incontrare e scoprire anche nuove parti di sé, per ampliare la propria identità. Identità che però non è mai completa senza la riconciliazione con le proprie origini, a cui è necessario fare ritorno, con maturità e accettazione.

E allora leggere questo romanzo diventa l'esperienza di perdersi in una strada di sogni e ricordi, trascinati in un vortice di suggestioni, ansie e attese: quei familiari sospiri che tutti abbiamo provato, muovendoci nel tempo prezioso dell'attesa, guardando da lontano le luci di una festa.
Chiedendoci, con un pò di timore, cosa ci aspetta laggiù in fondo, se dolore o bellezza, oltre la fine della strada. 





lunedì 22 dicembre 2025

"Appuntamento all'inferno" di Massimo Zona


"Appuntamento all’inferno" è l’ultimo romanzo della serie "Mauro Baveni detective", che ha per protagonista il carismatico personaggio letterario nato dalla penna di Massimo Zona.

Mauro Baveni è un uomo di mezza età che, dopo un divorzio e l’abbandono dei servizi segreti, ha scelto di reinventarsi come investigatore privato. Incapace di restare lontano dal pericolo, collabora spesso con le forze dell’ordine, contribuendo alla risoluzione di casi complessi, torbidi e particolarmente rischiosi.

In quest’ultimo romanzo, “l’inferno” evocato dal titolo è il nome di un locale malfamato, teatro di affari poco chiari. Un’indagine che, tuttavia, si intreccia con altre, restituendo un quadro sfaccettato del male: un male dai molti volti e dai molti nomi, che finisce però sempre per rivelarsi inscritto in schemi antichissimi e nella sua più becera banalità.

Il libro presenta rimandi e richiami ai romanzi precedenti della serie; tuttavia, costituisce un episodio autonomo e può essere letto anche indipendentemente dagli altri. La conoscenza dei capitoli precedenti arricchisce certamente l’esperienza di lettura, ampliando l’universo psicologico e narrativo dei personaggi e approfondendo il passato del protagonista.

Mauro Baveni è un uomo dotato di grande forza d’animo e di un incontenibile desiderio di azione. È animato da un profondo senso di giustizia, che talvolta lo conduce a mettere in discussione il microcosmo in cui vive. È un personaggio che combatte l’indifferenza che foraggia la malavita, disposto a tutto pur di contrastarla; non si lascia intimorire dal pericolo, ma è profondamente infastidito dall’idea di tacere o di voltarsi dall’altra parte di fronte a verità scomode e a scorrettezze evidenti.

L’intreccio narrativo si articola in molteplici sottotrame: un caso principale lega, con efficace circolarità, la prima e l’ultima pagina del romanzo e, come una complessa costruzione architettonica, racchiude al suo interno diverse stanze, corrispondenti alle varie storie che lo compongono.

Massimo Zona riesce a dare voce a una vasta gamma di personaggi, restituendo l’immagine di un’umanità viva, fragile ma resiliente, che non si piega alla povertà strutturale alla quale la terra dei fuochi sembrerebbe volerla condannare. 

È un’umanità che si ribella, che chiede aiuto, che recupera la propria voce.
Nei suoi testi, l’autore riserva inoltre ampio spazio ai personaggi femminili, delineati come figure valorizzate per la loro intelligenza acuta e per una sensualità consapevole, che talvolta diventa arma, talvolta risorsa, ma che si configura sempre come tratto identitario fondamentale.

Non manca, infine, l’attenzione per quei personaggi tipici dei piccoli paesi: personalità autentiche, ricche di valori, che noi caleni abbiamo imparato a conoscere e ad amare.

Il testo è impreziosito da un linguaggio colto e forbito, sostenuto da un narratore che spazia dalla focalizzazione esterna all’indiretto libero, offrendo al lettore una visione completa tanto degli eventi quanto dell’interiorità dei personaggi. Ne deriva un taglio narrativo rapido, con scene incisive e un ritmo veloce e incalzante.
Elemento distintivo del romanzo è l’ambientazione: a fare da sfondo alle avventure adrenaliniche di Mauro Baveni sono luoghi che tutti noi conosciamo bene — paesi come la nostra Calvi Risorta, ma anche Pignataro, Vitulazio, Grazzanise, Sparanise — descritti attraverso scorci precisi e con una partecipata passione.

Terre di cui conosciamo problemi e difficoltà perché le viviamo quotidianamente; ed è forse proprio questo che ci rende più vicini al dolore del protagonista, a quel senso di marginalità tipico delle zone di provincia, al sentirsi sempre un passo indietro rispetto alla città, piegati e feriti dalla corruzione.
Noi, spesso costretti a supplicare il nostro Dio affinché ci difenda dal male, timorosi che la giustizia non sia pronta a farlo; timorosi che quel “la legge è uguale per tutti” resti un’utopia, un fuoco fatuo nella notte anziché un faro da seguire.

Ciò che la lettura del romanzo di Massimo Zona lascia è un’acuta consapevolezza: al di là del marciume ereditato dalle scelte sbagliate delle generazioni precedenti, esiste una responsabilità individuale dalla quale non possiamo sottrarci, e che non possiamo nascondere dietro la comoda maschera della responsabilità collettiva.
La consapevolezza che, pur nella difficoltà, ciascuno di noi può alzarsi in piedi e diventare luce per gli altri nella notte; essere una piccola goccia in un mare che, lentamente, potrebbe trovare la forza di ribellarsi a sistemi stratificati e malavitosi, connaturati alla fallace e corrotta natura umana, ma non per questo destinati a definirci per sempre.
Ogni scelta che compiamo ha una ripercussione sul mondo, nel bene o nel male.
E libri come questo servono a ricordarcelo.