venerdì 20 marzo 2026

"La scultrice" di Pia Rosenberg

"La ragione da sola non basta. Dove lo mettiamo il cuore? L'amore, Dio, il sogno, il desiderio?"


"La scultrice" è un'opera di Pia Rosenberg che ricostruisce in forma narrativa la vita di Camille Claudel, una scultrice francese vissuta nel secolo scorso che si scontrò con le convenzioni sociali pur di portare avanti la sua passione. 

Mentre le sue coetanee attendevano un marito dedicandosi al cucito o, nei casi più audaci, agli acquerelli, Camille Claudel, una giovane dal carattere focoso e ribelle, sporcava le sue mani di argilla e polvere di marmo.

In un’epoca che considerava la scultura appannaggio esclusivo degli uomini, lei scelse di sfidare ogni convenzione, votando la propria esistenza a un’arte viscerale, faticosa e mal vista, arte che lei viveva con la dedizione di una religiosa. Con la stessa furiosa dedizione visse l'amore che la condannò, si donò all'uomo che avrebbe spezzato il suo cuore, sfruttato la sua arte e rovinato la sua vita. 
"Rodin era un cannibale che spolpava i suoi modelli in nome dell'arte e a lavoro concluso sputava le ossa e se le lasciava alle spalle."

In molti avevano messo in guarda Camille dall'influenza pericolosa di Auguste Rodin, il suo famoso maestro, al quale però lei non riuscì e non volle resistere. Sempre sminuita dalla madre e dalla sorella, appoggiata in maniera altalenante dal padre, credeva di aver trovato in Rodin finalmente la validazione che tanto anelava. 

Il legame con Auguste Rodin non fu un amore sano: fu piuttosto un incendio distruttivo, un'ossessione dolorosa e totalizzante, una dipendenza fatta di fascinazione e bisogno di riconoscimento che finì per consumarla. 

"La Scultrice" ci trascina nell'abisso di Camille, raccontandoci la caduta di un genio che si è bruciato alla luce di un fuoco cannibale.

​La sua storia è un monito potente: ci insegna a riconoscere quegli amori sterili che prosciugano la nostra bellezza invece di nutrirla. Un invito, doloroso ma necessario, a fuggire da dove non ci è permesso fiorire. Anche se fa male. 

mercoledì 4 marzo 2026

"Il fiore della vendetta" di Fabrizio Carcano e Giorgio Maimone



"Il fiore della vendetta", di Fabrizio Carcamo e Giorgio Maimone, pubblicato da Mursia nella collana Crime & Thriller, è un noir urbano che si concentra sulla figura enigmatica del Sagittario, un misterioso sicario che agisce nell’ombra colpendo uomini accusati di violenze sulle donne. Le sue vittime non sono delinquenti facilmente riconoscibili, ma soprattutto figure rispettabili e integrate nella società, individui all'apparenza irreprensibili.

A muoversi sul fronte opposto c’è Marco Fontana, capitano dei Carabinieri: uomo di mezza età, riservato, segnato da un passato che affiora tra le righe, perfettamente in linea con il modello del protagonista tipico di questo tipo di narrativa. Disilluso ma determinato, solitario quanto basta, Fontana incarna quella figura di investigatore che procede con metodo e ostinazione in un mondo moralmente ambiguo.

Il cuore del romanzo ruota attorno alla tensione tra queste due presenze: da un lato una giustizia assoluta, silenziosa e punitiva; dall’altro l’indagine istituzionale, spesso criticata e fallace, chiamata a ricomporre un quadro che sembra continuamente sfuggire. 

In questo contesto narrativo la determinazione del Sagittario diventa il simbolo di un’azione fredda e calcolata, quasi rituale.
La balestra -arma insolita di grande valenza simbolica - rafforza la dimensione quasi rituale delle esecuzioni, conferendo alla figura del killer un’aura che sfiora il mito.

Il romanzo alterna momenti di tensione investigativa a passaggi più introspettivi, cercando di esplorare le motivazioni profonde dei personaggi e le crepe di un sistema che spesso lascia irrisolte le ferite delle vittime. 

Lo stile oscilla tra una scrittura più evocativa e passaggi più crudi. Questa scelta contribuisce a costruire un’atmosfera cupa ma coerente, anche se può risultare impegnativa per chi predilige un thriller meno esplicito, ma sicuramente perfetta per gli appassionati del genere.

"Il fiore della vendetta" si rivolge ai lettori che apprezzano noir contemporanei con protagonisti moralmente ambigui e una forte componente di denuncia sociale. Non è una lettura leggera, ma un romanzo che sceglie di confrontarsi con temi scomodi e con l’eterna domanda su cosa sia la vera giustizia e su chi abbia davvero il diritto di amministrarla.

martedì 24 febbraio 2026

"La piccola libreria di Montmartre" di Beatrix Pezzati


Ho letto "La piccola libreria di Montmartre" in pochissimo tempo: tra le sue pagine ho trovato una storia toccante e delicata, che mi ha conquistata e ha saputo parlare al mio cuore con parole poetiche e potenti. Non ho potuto far altro che leggerlo d'un fiato. 

Di Beatrix Pezzati avevo già apprezzato la scrittura briosa e curata, ma con questo romanzo l’autrice compie un passo ulteriore: si addentra in una narrazione più intimista e profonda, capace di sfiorare con delicatezza le ferite che ognuno di noi custodisce.

La protagonista, Brigitte, è una giovane studentessa di storia dell’arte prossima alla laurea. Sta lavorando a una tesi su Renoir, in particolare sul dipinto "Ragazze al pianoforte", ma avverte che qualcosa manca: non tanto alla solidità della ricerca, quanto alla sua voce autentica. Il professor Girardot, suo relatore, percepisce questa assenza e la sprona a trovare quel “tocco speciale” che trasformi il suo elaborato accademico in un’opera viva.
Brigitte è reduce da una relazione importante, conclusa con dolore. Porta con sé soprattutto il peso di ricordi difficili e il tentativo faticoso di “costruire un ponte tra i ricordi perduti e le speranze del presente”. In questa tensione tra passato e possibilità si concentra il cuore del romanzo: il delicato passaggio tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere.

L’incontro con Margot, elegante e silenziosa proprietaria della libreria di Montmartre, segna una svolta. Margot rappresenta una forma di resistenza alla frenesia contemporanea, infatti difende il suo spazio di bellezza e silenzio in un mondo invaso dal consumismo e dal rumore. La libreria diventa così un luogo non solo fisico ma anche simbolico, una casa dell’anima, luogo di riposo e laboratorio di ricostruzione del sé.

Significativo è anche l’incontro con Pierre, personaggio complesso e profondamente ferito. Se Brigitte reagisce al dolore cercando poesia e bellezza, Pierre sceglie la corazza del cinismo. Il loro legame mette in scena due modalità opposte di sopravvivere alla sofferenza, mostrando quanto il passato possa plasmare una persona, ma non necessariamente definirla in modo definitivo.

Interessante è anche la scelta narrativa: la storia è raccontata prevalentemente in terza persona, seguendo lo sguardo ancora fiducioso e quasi innocente di Brigitte, lo sguardo di chi continua a cercare una rosa pur avendo vissuto tra le spine. I capitoli dedicati a Pierre, invece, sono scritti in prima persona: una scelta che avvicina il lettore alla sua interiorità, come se l’autrice analizzasse da vicino le crepe nell'armatura che ha faticosamente costruito intorno a sé stesso. 

Attraverso Margot, anziana custode della libreria, il romanzo si apre anche a una riflessione sul tempo e sull’invecchiamento. Dietro l’apparente solidità della donna emerge una fragilità che invita a interrogarsi sulla memoria, sull’identità e su quella che in psicologia viene definita “riserva funzionale”: quella misteriosa energia cerebrale che consente all’individuo di riorganizzarsi dopo una frattura, di rinascere diverso, ma vivo. Non si torna come prima, ma si può rifiorire.

La terza età non viene perciò vista come un periodo di sconfitta e declino, ma come arricchimento per la gioventù, come una bellezza resiliente di cui prendersi cura. 

A fare da cornice, paesaggi francesi dipinti con parole leggere come acquerelli: colori delicati, atmosfere malinconiche e struggenti, in cui si muovono i personaggi. 

L’intero romanzo è sospeso tra nostalgia e speranza. Anche nei momenti più bui, rimane sempre una luce, come un faro in fondo alla strada più scura. Un faro che sarà raggiunto, se si avrà la pazienza di aspettare. 

“La vita ha ritmi insondabili e tempi che non sempre comprendiamo. È l’arte del lasciare che le cose accadano a renderla straordinaria.”

È proprio questo il mantra che attraversa la storia: nulla accade davvero per caso. E, chiudendo il libro, si resta con la sensazione quieta e luminosa che qualcosa di bello possa succedere.
Proprio oggi, proprio a noi.

lunedì 19 gennaio 2026

"Solo con un cane" di Beatrice Masini


«Un tiranno è un male passeggero: lo si caccia via, si lotta contro di lui, si mina il suo potere. Ma un popolo vile resta un popolo vile, che vive in modo vile.»

Solo con un cane di Beatrice Masini non è semplicemente un libro: è un’esperienza.
Riproposto da Fanucci in una nuova e accattivante veste grafica, questo breve romanzo si presenta come un racconto potente, denso di significati e profondamente metaforico.
In un regno misterioso, un crudele tiranno emana quotidianamente editti capricciosi e privi di senso, ai quali i sudditi sono costretti a obbedire: persino dichiarare fuori legge i gelsomini. Finché si tratta di imposizioni piccole, apparentemente innocue e trascurabili, tutti si adeguano. Ma un giorno arriva un editto terribile, che ordina a ogni cittadino di consegnare il proprio cane.
Il protagonista, un bambino che ha da pochi giorni adottato un cucciolo, non può accettare di perdere il suo nuovo amico, l’amato Tito. Nemmeno i suoi genitori lo vorrebbero, ma al re non si può disobbedire. Che fare, dunque? La decisione è drastica: i genitori ordinano al bambino di fuggire, portando con sé il cane.

 Ha così inizio la fuga del bambino e di Tito, un lungo viaggio in un luogo senza nome e senza tempo, perché questo regno è figura di ogni epoca e di ogni parte del mondo.
Il bambino non ha nome perché rappresenta tutti i bambini del mondo; il cane, invece, ha un nome perché viene visto, riconosciuto, esiste come creatura dotata di identità e volontà, e come tale merita protezione.

Leggere questo romanzo è stata un’esperienza intensa e profonda. È un libro che non offre sentenze né risposte, ma pone domande, interroga il lettore, lo costringe a guardarsi dentro.

Il bambino non sa dove stia andando: sa soltanto che non può fermarsi, che deve continuare a camminare con determinazione e coraggio. Attraversa deserti e vallate in un viaggio che, più che reale, è soprattutto simbolico. Incontra personaggi emblematici come il Pericolo, la Morte, la Memoria, il Sospetto. Non può evitarli: con ciascuno deve confrontarsi, e da ciascuno apprende qualcosa. Lezioni a volte dolorose e difficili, ma fondamentali per la crescita e per la vita.

Anche per il lettore il romanzo diventa un viaggio: un volo fatto di parole, sostenuto da una prosa poetica ed evocativa, che alterna ipotassi e paratassi, dando la sensazione di perdersi in un sogno lungo e inquieto.

«Se tutto è un sogno, quand’è che mi sveglio?»

lunedì 5 gennaio 2026

"Le luci prima della festa" di Mariangela Izzo


"Le luci prima della festa" è il primo romanzo di Mariangela Izzo, opera introspettiva e poetica. 
L'autrice è originaria di Calvi Risorta, ma vive a Roma dal 2011. È Laureata in Relazioni Internazionali. 



Emma Biancamore, la protagonista, una telantuosa ballerina, fa ritorno alla sua isola d'origine, lasciata diversi anni prima, per danzare allo spettacolo dell'ultima sera della "settimana del re", la più amata festa della zona. 

Il ritorno all'isola riapre in lei ferite e ricordi, con cui Emma capisce di doversi necessariamente riconciliare, per abbracciare con maggiore serenità il presente e il tempo che verrà. 


Emma viene presentata come malinconica, silenziosa e attenta osservatrice che, a disagio in un mondo di sentimenti artefatti, è costantemente alla ricerca di un'autenticita leggera, come è leggera e autentica la danza che ama e in cui ama perdersi, e che la fa sentire se stessa senza sforzo, senza finzione.
Incastrandosi con difficoltà nel grande puzzle della vita, resta spesso in disparte, persa nei suoi pensieri, con la costante sensazione di cercare ancora una parte di sé. 

Protagonista del romanzo, oltre a Emma, è sicuramente L'isola dove è ambientata la storia: spazio non solo fisico ma metaforico, luogo reale e ideale dove si svolgono le vicende narrate. Un'isola che è riflesso dello spazio interiore di Emma, teatro di conflitti, ricordi e nostalgia. 
Un luogo che Emma ama di un amore tormentato e doloroso.

Un'isola abitata da personaggi pittoreschi, abilmente descritti con poche righe, delineati nella loro saggezza e semplicità. Resi vivi, più che dalla descrizione fisica, da gesti, parole e dagli sguardi, mai neutri, che definiscono il loro modo di osservare la realtà e la protagonista.

Luoghi, personaggi, usi, cibi e tradizioni vengono descritti con affettuosa attenzione ai dettagli, dando vita ad un microcosmo che trae ispirazione anche dal vissuto dell'infanzia dell'autrice. 

La storia è raccontata in un alternarsi tra il passato tempo della gioventù - con i sogni, le promesse, le speranze, gli assoluti e gli imperativi dell'adolescenza- e il presente, tempo dell'età adulta: l'età della consapevolezza, dei bilanci, dei rimpianti, dei rimorsi, delle paure. 
Perché ormai quel passato ha dato forma al presente e bisogna fare i conti con quella forma, con le scelte fatte e le relative -a volte dolorose- conseguenze. 

E bisogna fare i conti anche con le speranze sopravvissute agli anni, che restano nell'anima facendo poco rumore, ma occupando uno spazio che resiste al tempo, aggrappandosi con tenacia alle pareti del cuore. 

Mariangela Izzo ha usato una narrazione in bilico tra la descrizione di elementi fisici e sensoriali del mondo -il calore del sole sulla pelle, l'afa estiva, il sapore dei cibi, il profumo del mare, il fragore delle onde- ed un universo di sentimenti inafferabili e profondi, trasmessi al lettore tramite una prosa onirica e sognante. 

Una prosa musicale, in cui ogni frase lascia un segno, un insegnamento, descrivendo con magistrale cura una sensazione. Senza nominarla, ma facendola sentire e vivere, perché Mariangela, tra le sue pagine, da voce a quei sentimenti che tutti abbiamo provato, alle sensazioni da cui ci siamo lasciati attraversare. 

Centrale è anche il tema del viaggio.
La passione dell'autrice per i viaggi e il lavoro nelle risorse umane hanno infatti alimentato una scrittura ispirata dall’incontro con le persone e i loro mondi interiori.

Il viaggio è inteso come strada da percorrere per incontrare e scoprire anche nuove parti di sé, per ampliare la propria identità. Identità che però non è mai completa senza la riconciliazione con le proprie origini, a cui è necessario fare ritorno, con maturità e accettazione.

E allora leggere questo romanzo diventa l'esperienza di perdersi in una strada di sogni e ricordi, trascinati in un vortice di suggestioni, ansie e attese: quei familiari sospiri che tutti abbiamo provato, muovendoci nel tempo prezioso dell'attesa, guardando da lontano le luci di una festa.
Chiedendoci, con un pò di timore, cosa ci aspetta laggiù in fondo, se dolore o bellezza, oltre la fine della strada.