Dietro il titolo diretto e perentorio "Hazel ha detto no", si cela un romanzo che affronta un tema tanto delicato quanto attuale: l'abuso di potere e l'effetto domino che la denuncia di tale abuso può scatenare. Letto senza particolari aspettative, il libro si è rivelato una profonda analisi psicologica che va ben oltre la cronaca di un trauma singolo.
Leggere libri che affrontano questo tema non è mai semplice. Leggere "Katabasis", per esempio, è stato difficile; e anche questo testo si è rivelato impegnativo.
Il libro, opera prima di Jessica Berger Gross, in Italia è stato pubblicato nel 2025, da Heloola books.
La storia si apre con Hazel, una ragazza appena trasferitasi in una nuova città americana con grandi speranze per il suo ultimo anno di scuola superiore. Tutto crolla il primo giorno, quando il preside la convoca per farle una proposta sconcertante con la semplicità di chi si sente intoccabile: ogni anno sceglie una studentessa con cui avere rapporti intimi, e quest'anno ha scelto lei, prospettandole un futuro brillante se accetta. Oppure la rovina, se rifiuta.
L'evento che da' inizio all'intera vicenda è l'immediatezza della risposta: Hazel non esita, non ci pensa nemmeno un momento, dice subito no. Un "no" deciso, dettato dall'assurdità della situazione.
Ma è proprio da questo rifiuto che inizia l'incubo.
L'autrice scava efficacemente nei vorosimili sensi di colpa che colpiscono la protagonista. Hazel inizia a temere di aver causato il comportamento dell'uomo, e a mettere in discussione ogni suo comportamento nei confronti del preside: l'essere stata troppo gentile quando lo ha incontrato quell'estate in piscina, l'aver risposto a delle semplici domande sui suoi sogni, persino l'aver indossato una canottiera con le spalline troppo sottili. È il ritratto perfetto del victim blaming interiorizzato, che porta la ragazza a perdersi nei proprio pensieri, a dubitare del proprio talento e a cercare persino rifugio in sostanze nocive, convinta che il suo valore sia legato solo all'attenzione (seppur malata) ricevuta dal preside.
Un punto di forza del libro è la sua natura corale. La storia non si focalizza solo sull'effetto che la situazione ha su Hazel, ma analizza l'impatto devastante che quel singolo "no" ha su tutta la famiglia.
Il padre, un professore universitario che si ritrova in bilico per aver affrontato un tema scomodo proprio all'inizio del suo nuovo incarico.
Il fratello minore prima integrato, poi isolato a scuola quando si scopre che la ragazza con cui ha stretto amicizia è proprio la figlia del preside. Il suo senso di colpa è amplificato dall'aver condiviso la storia di sua sorella su un'app anti-bullismo, accelerando gli eventi.
La madre è protagonista di uno dei momenti più intensi, il confronto con la moglie del preside. Quest'ultima tenta disperatamente di difendere il marito insinuando il dubbio sulla veridicità dei fatti. La risposta della madre di Hazel è un atto di fede e protezione totale verso la figlia, che culmina nel cacciare l'ospite, prima che la verità venga a galla grazie alla solidarietà e al coraggio di altre vittime del passato.
L'intera comunità si dimostra un personaggio a sé, inizialmente ostile, pronta a difendere l'autorità del preside con insulti, minacce e sassate contro la casa della famiglia, mostrando come il conformismo possa diventare violento.
Se proprio si deve trovare un limite a questo romanzo, sta nella sua prolissità. In diversi punti la narrazione si sofferma eccessivamente su dettagli secondari o ripetitivi che appesantiscono il ritmo, rendendo il libro inutilmente lungo e, a tratti, un po' noioso.
Nonostante qualche rallentamento stilistico, il libro rimane una lettura di grande valore. Riesce a dimostrare con lucidità come un abuso non colpisca mai una persona sola, ma sia un virus capace di infettare relazioni, carriere e legami familiari, ricordando al contempo l'importanza cruciale – e l'alto prezzo che si paga– quando si riesce, con coraggio, a dire no.
"Hazel ha detto no" non è solo il racconto di un abuso di potere, ma un'analisi attenta di come una storia possa avere ripercussioni diverse, ed essere raccontata in tanti modi. Ma di come, inevitabilmente, la verità sia sempre una ed una sola, e di quanto coraggio sia necessario per guardare in faccia quella verità.
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