sabato 9 marzo 2024

"Un anno da Nabbo": la poesia della crescita di un bambino

"Il bello di quando hai dei Pensieri Importanti che ti fanno capire le cose è che ti lasciano per qualche ora uno strano retrogusto, un senso di sazietà, come se avessi scoperto un sapore nuovo della vita."



Salvatore Vitellino, già impegnato da anni nel mondo dell'editoria, con "Un anno da nabbo" esordisce nella narrativa per ragazzi proponendo un'opera delicata e profonda, che si rivolge ai più giovani usando un linguaggio gentile e delicato, che possiede l'immediatezza della semplicità.

Toma' è un bambino di dieci anni che vive insieme a sua madre e sua nonna. La sua piccola famiglia non è abbiente ma non gli fa mai mancare affetto e tenerezza. Il rapporto tra i personaggi è un elemento al quale viene data notevole rilevanza, infatti è descritto con delicatezza e profondità.

"Guardava gli occhi gonfi di dolcezza della mamma e pensava che forse quella era una forma di felicità: sapere che anche quando tutto va storto c'è sempre lo sguardo orgoglioso della mamma che ti dà pace, ti fa sorridere, ti riempie."

Tuttavia gli affetti familiari non sono tutto nella vita di un bambino, per cui è importante anche l'amicizia dei coetanei. Questi ultimi però tendono molto crudelmente ad escluderlo, facendo più caso ai beni materiali che non possiede invece che soffermarsi sulla profondità e la ricchezza interiore che lo caratterizza.
Acquisire competenze sociali è possibile solo in gruppo e, lontano dagli altri, a Toma' sembra di diventare sempre più incapace a relazionarsi con gli altri.
Dentro di sé paragona la sua vita alla sua incapacità a Fortnite che, essendo basato su una lotta spietata per la sopravvivenza, sembra la trasposizione virtuale dell'esistenza.                                    

"Come nella vita aveva e aveva visto molte meno cose dei compagni, così a Fortnite era un "nabbo", uno scarso, un impedito, un principiante, uno che non può competere con gli altri, e quindi è destinato a camperare nascosto nell'erba per evitare il confronto con quelli più forti di sé."

Tuttavia, in una situazione così critica, incontrerà un'amica grazie alla quale tutto inizierà a cambiare. E capirà che, forse, trovare un posto nel mondo non significa occupare lo spazio che gli lasciano gli altri, malvolentieri, ma dipende dalla sua forza emotiva e dalla sua capacità di ritagliarsi il ruolo che desidera.

"Tutto dipendeva da lui e lui invece si aspettava che fosse la vita a portargli le cose belle."         

L'esperienza scolastica di Toma' è un viaggio difficile e complesso, un'avventura di crescita e scoperta, in cui il bambino diventa ragazzo, incamminandosi sulla strada che lo condurrà all'età adulta, pronto ad abbracciare tutte le dimensioni -positive e negative- che lo contraddistinguono e lo caratterizzano come persona unica nel mondo.

"E gli sembrava assurdo che la felicità facesse rima con fragilità."

lunedì 4 marzo 2024

"Prof per caso": la bellezza di scoprire il proprio ruolo


Flacovio, un severo docente di storia sui cinquanta e Frida, una ragazzina di terza media viziata e insofferente alle regole si ritrovano all'improvviso l'uno al posto dell'altra a causa di un folle algoritmo: lui, di nuovo quattordicenne fra i banchi di scuola, lei trentacinquenne in cattedra nelle vesti di un'imbranata supplente. 
Ritrovandosi le esistenze scombussolate, i due faranno di tutto per tornare alle vite di sempre. Ma, nel frattempo, dovranno imparare a gestire i nuovi inaspettati ruoli, e accettare le conseguenze di ogni loro azione.

Questa la trama di "Prof per caso", un libro molto carino dai toni taglienti scritto da Lia Celi. Leggendolo dalla prospettiva di docente, mi ha offerto diversi spunti di riflessione.

Cosa mi lascia questo testo? La raccomandazione di non dimenticarsi mai che, da un lato e dall'altro della cattedra, insegnanti e alunni sono persone, con difficoltà e angosce del tutto umane. 
E forse il primo passo verso una didattica migliore è proprio l'andarsi incontro, fare lo sforzo immenso ma necessario di capire l'altro empaticamente con una prospettiva di "perspective taking", senza chiudersi a riccio nel proprio ruolo.