martedì 8 settembre 2020

Review Party: "I giorni del ferro e del sangue"



Cosa guida l'uomo nella sua esistenza? La fede o la necessità? La disparità tra la ricchezza e la povertà può essere veicolo di situazioni disumane, e “la fede vacillerà inevitabilmente sotto il peso di tanta ingiustizia". Anche soltanto davanti a semplici domande: “Dove sei, Dio?”, “Perché consenti questo scempio?”. 
In un periodo buio della nostra storia, Santi Laganà ci accompagna attraverso le strade maestre e i boschi fitti delle campagne laziali, ma anche dell'animo umano. Ambientato intorno all'anno mille, “I giorni del ferro e del sangue” si mette in luce come un fantasy con un'attenzione estrema alle condizioni vere dell'umanità dell'epoca trasformandolo, quasi, in un romanzo storico dove, come anche i protagonisti scopriranno, il sacro ed il profano si intrecciano in maniera indissolubile e dove davvero tutte le strade portano a Roma.
Anna è una ragazza semplice e nata in una famiglia di contadini, dopo essere sfuggita all'eccidio del padre e dei suoi fratelli ed aver rischiato di essere presa con la forza per soddisfare i piaceri del giovane Papa a causa della sua bellezza, supererà una innumerevole serie di prove durissime, che però anziché spezzarle definitivamente l'animo la porteranno a temprarsi e, grazie alla sua forza e all'incrollabile determinazione, mantenere sempre vivo l'obiettivo di recuperare suo fratello Martello, unico sopravvissuto e portato a Roma come schiavo.
Nel tragitto incontrerà Arnolfo, un cavaliere nero quanto il suo passato ma che si affezionerà subito alla protagonista, Ezio, un vecchio asceta e filosofo, e Furio, un ragazzo che si unirà alla compagnia grazie alla già citata straordinaria bellezza di Anna.

L'arroganza del potere” è il tema principale di questo romanzo. Chi è più forte vince sul più debole e soprattutto non gli basta vincere ma vuole dominarlo. Anna proverà sulla sua pelle esperienze brutali ed indescrivibili perché si ritroverà sempre dalla parte dei più deboli, non solo come semplice contadina, ma soprattutto come donna: condizione descritta in quel periodo storico quasi alla pari di un animale. Sarà però la sua forza d'animo a farla andare avanti nonostante tutto e a guadagnare non solo la possibilità di portare avanti la sua missione, ma anche il rispetto totale dei suoi compagni di viaggio.
Un viaggio, quello di Anna, che manda sensazioni molto simili a quelle della protagonista femminile de “I Miserabili”: Fantine. Anche se le due parabole hanno una conclusione differente, entrambe sono costrette in situazioni disumane. L'importante differenza tra le due donne è però che Anna non si abbandona al destino mentre Fantine per il bene della figlia si lascia andare incontro alla morte. Anche se non forte fisicamente, Anna riuscirà a creare attorno a sé un'aura di forza indomita che ammalia chi si avvicina a lei e si prodiga per le sue necessità.
Il ritratto di una donna moderna in un'epoca estremamente buia ed arretrata. Laganà non lascia nulla all'immaginazione e racconta con estrema crudità e precisione cosa volesse dire non essere dalla parte “giusta” della barricata. L'autore descrive la paura e la situazione disastrosa della gente povera e quanto di questa paura i potenti si abbeverino e si rafforzino. Anche però nelle situazioni più buie il potere viene sfidato e “al di là delle critiche pubbliche, sotto sotto piace chi lo sfida alla luce del sole”.


Un romanzo che fa luce sui secoli bui come quasi nessun altro aveva fatto prima. Un po' lento allinizio, con l'arrivo a Roma dei protagonisti, rispecchiando la freneticità che già la capitale rispecchiava in quel momento storico, il romanzo accelera fino ad arrivare al climax finale dove c'è in gioco molto più della vita e dell'onore. 

Quando il gioco si fa duro, quanti hanno il coraggio di esporsi e di rischiare in prima persona le loro fortune?”.


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