mercoledì 21 ottobre 2020

Review Party: "Le diecimila porte di January" di Alex E. Harrow



"Le diecimila porte di January" è un romanzo fantasy di Alex E. Harrow, autrice americana di successo, recentemente pubblicato dalla casa editrice Mondadori nella collana Oscar Vault.

La storia è ambientata nei primi anni del Novecento. January, la protagonista è una "ragazza mezzosangue", come l'avrebbe definita Neal Coward, poiché figlia di madre bianca e padre di colore. Vive nel Vermount, suo padre un archeologo sempre in viaggio per il mondo, alla ricerca di reperti storici di valore, la affida alle cure del facoltoso signor Locke, nonché suo datore di lavoro, che la ospita con ogni riguardo nella sua grande e lussuosa dimora. Materialmente non le fa mancare nulla, ma January ha l'impressione di vivere in una soffocante gabbia. 
A sette anni,  trova una porta in un giardino. Non una porta come tutte le altre, ma un varco verso un altro mondo. Quando lo racconta al signor Locke egli attribuisce quell' esperienza alla sua fervida immaginazione, proibendole da quel momento di leggere i libri d'avventura che lei ama molto, i quali a suo dire le rirempirebbero la testa di sciocchezze. 
Alcuni anni dopo, suo padre non fa più ritorno e viene dichiarato morto. Il signor Locke, tuttavia, continua a prendersi cura di  lei. 
A diciassette anni January trova in una scatola - dono di suo padre- un libro particolare, "Le diecimila porte": chi glielo ha lasciato? Di sicuro non il signor Locke, dal momento che odia tanto i libri. Ben presto January scopre che è un dono di suo padre, il quale forse non è morto, e vuole lasciarle un messaggio. si rende conto di non poter più restare a casa e comportarsi da ragazza silenziosa e beneducata. Decide di partire e seguire la traccia che le ha lasciato suo padre per ritrovarlo. Ci riuscirà? Inoltre, scopre  anche di possedere dei "poteri particolari". Scoprirà l'origine delle sue misteriose abilità? E saprà sfruttarle al meglio?

January Scaller è una ragazza sbagliata nel posto sbagliato. E' un'adolescente in un mondo di adulti, una donna in mezzo a troppi uomini, ha la pelle scura in un popolo di bianchi. 
Con l'intento di proteggerla suo padre l'ha affidata alla protezione del signor Locke, il quale, con la scusa di tutelarla, la tiene segregata in casa, con  poca libertà di parola e di azione, tentando di soffocare ogni suo pensiero scomodo. 
Convinta che sia giusto compiacerlo, January cerca di disfarsi dei sogni e delle speranze di mondi fantastici, ma scoprirà che non ha senso imbrigliare la sua mente soltanto perché secondo gli altri questo è giusto. 
January è un personaggio indipendente e forte, una ragazza determinata che non si perde in sentimentalismi, e non si abbandona all'amore finché non ha compiuto la missione che si è prefissata, a cui attribuisce la priorità assoluta. 
Sceglie di allontanarsi da tutto ciò che le è familiare e dall'unico ambiente nel quale, in una realtà estremamente discriminatoria, può vivere come una persona abbiente.

E' January stessa a raccontare la sua storia, con una prosa curatissima e deliziosamente "metanarrativa" che è un elogio alla narrazione. Non ho potuto evitare di cogliere piacevoli similitudini con un libro che ho amato molto: "Il mare senza stelle", a cui "Le diecimila porte" assomiglia anche nell'ambientazione e nella simbologia. Il simbolo più importante del romanzo è quello che richiama il titolo stesso: la porta.

La porta è da sempre un elemento importante e un simbolo imprescindibile nella cultura fantasy, veicolo di plurimi significati.

Una porta rappresenta il passaggio da un luogo ad un altro, uno spostamento non necessariamente fisico. 
Oltrepassare una soglia è uno stratagemma letterario che rappresenta un passo verso un gradino diverso della propria coscienza - una discesa nel subconscio o una salita verso una nuova consapevolezza. 
Una porta può diventare un varco su tutto quello che non osiamo desiderare. Ad esempio, in "Coraline", celebre romanzo di Neil Gaiman, la porta magica conduce la protagonista in una realtà alternativa dove ha un'altra madre e un altro padre, che al contrario dei suoi veri genitori non la trascurano e trascorrono del tempo con lei. E' un mondo che si rivelerà inquietante perché falso, un luogo terribile nel quale trovare rifugio è pericoloso. La porta di Coraline rappresenta un mondo fantastico che può condurre chi vi entra alla pazzia, per questo è necessario scappare, ma la porta è chiusa: si riaprirà soltanto se la protagonsita saprà dimostrare forza d'animo, maturità e desiderio di affrontare la realtà.

Infatti non sempre - quasi mai - le porte, nel fantasy, seguono le stesse regole per aprirsi e richiudersi. 
Come dimenticare la porta segreta che in "Harry Potter e la camera dei segreti" conduce il giovane mago a fronteggiare il titanico basilisco? 
Una porta difficile da aprire, dietro la quale lo attende una sfida ancora più terribile - il confronto con un mostro, che si può parafrasare nello scontro con la parte oscura di sé stesso. 
Insomma: le porte, per la loro stessa funzione, non sono sinonimo di stabilità bensì di mutamento, strade che conducono altrove. Il simbolo della porta è legato ai riti di passaggio. Innumerevoli, nella letteratura, sono anche le porte che separano il regno dei vivi da quello dei morti, soglie spesso protette da guardiani, da cui non sempre si può tornare indietro.

Le porte rappresentano le possibilità, perché si possono scegliere, aprire, richiudere o lasciare chiuse. Uniscono e separano, possono essere motivate da fughe o necessità di cambiamento. Chiudere e aprire le porte può diventare, in base alle circostanze, un atto di coraggio o codardia. Ogni soglia è diversa, ogni porta ha le sue regole. 

Il romanzo di Alex E. Harrow gioca con le regole delle porte nella tradizione fantastica, arricchendo il simbolo della porta di una forte componente metaletteraria. La porta, infatti, oltre ad essere un elemento rivestito di simbologie e metafore, diventa anche uno strumento per parlare di scrittura creativa e narrazione: le porte rappresentano tutte le svolte narrative possibili, durante la stesura di un romanzo, le infinite alternative probabili che un autore può scegliere per la propria storia.

January scopre l'immenso potere della parola - un potere infinito, come ben sa qualsiasi romanziere - il potere di aprire e chiudere, di creare e distruggere, di costruire nuovi mondi e nuove strade con la sola forza dell'immaginazione. 
La potenza che concediamo nella nostra mente alle parole è fondamentale: le parole che predominano in noi determinano il nostro comportamento.

January infatti non riesce ad usare il proprio potere finché non crede profondamente di essere in grado di usarlo: essere incalzata da terzi che si dichiarano sicuri che lei abbia il potere non la aiuta.  Solo la sua stessa convinzione  riesce a darle la forza di diventare chi vuole essere. 
E' un posso dunque sono: in base a ciò che credo di poter fare, so chi sono, determino la mia identità. Decido chi voglio essere e lo divento, oltrepasso la porta che mi permetterà di diventare quella persona.

In un mondo in cui esistono diecimila porte, bisogna essere guidati da un'unica stella, una sola idea, per dirigersi senza esitazioni verso quella giusta. 

Il libro vi rivolge una sfida: troverete la vostra? 


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