venerdì 20 novembre 2020

Review Party: "Gideon la Nona" di Tamsyn Muir



"Gideon la nona” (Gideon The Ninth) di Tamsyn Muir è il primo capitolo della trilogia The Locked Tomb, pubblicato nel 2019, ed è il romanzo d’esordio della scrittrice neozelandese. Si tratta della nuova rivelazione del genere sci-fi.

Gideon Nav è una diciottenne dall’animo focoso come i suoi capelli rossi; indomita e sfacciata, feroce e abile con la spada, farebbe di tutto per realizzare il suo obiettivo: liberarsi dalla sua prigione, la Nona Casa, e arruolarsi nella Coorte dell’Imperatore. Innumerevoli i suoi tentativi di scappare dal mondo austero e monacale in cui è cresciuta, a cui è legata da un destino di debito e servitù e che odia tanto appassionatamente quanto ne odia la padrona, la Reverenda Figlia, Harrowhark Nonagesimus.

Quanto ribelle e impulsiva è Gideon tanto Harrow è controllata, composta, regale: la degna erede della Nona Casa, la più dotata e spietata necromante da generazioni, votata al servizio e alla protezione del proprio dominio e all’obbiettivo di riportarlo agli antichi fasti quanto Gideon è intenzionata a lasciarselo alle spalle.

Le due ragazze sono cresciute insieme, uniche bambine nell’intera, avvizzita Nona Casa, ma ciò non le ha portate a creare un legame, anzi: fin dalla più tenera età non hanno fatto altro che tentare di mettersi reciprocamente nei guai e saltarsi metaforicamente alla gola, tant’è che il rapporto fra Gideon e Harrow ci appare subito conflittuale ed irrecuperabile.

"«Perché» disse Gideon, controllando di nuovo l’orologio «ti odio con tutta me stessa, cazzo, perché sei una schifosa strega infernale. Senza offesa.»
Ci fu una pausa.
«Oh, Griddle!» disse Harrow compassionevole, rompendo il silenzio. «Io invece la maggior parte delle volte nemmeno ricordo che esisti.»"

Eppure le due ragazze hanno in comune più di quanto esse stesse non credano: una determinazione cocente e totalizzante che le ha portate a diventare incredibilmente talentuose nei loro rispettivi campi – la spada per Gideon, la magia ossea per Harrow –, un passato oscuro e pieno di segreti… e, adesso, anche il loro destino.

E’ infatti giunta una comunicazione dall’Imperatore: gli eredi delle otto Case, accompagnati dai loro paladini, sono chiamati a fronteggiarsi in una competizione mortale per determinare chi fra di loro sarà degno di entrare a far parte dei Littori, i potentissimi ed imperituri generali dell’Imperatore, i vertici dell’impero, parte della Prima Casa. Per Harrow è l’occasione della vita, poter diventare abbastanza potente da salvare la Nona Casa dalla bancarotta e dal suo declino, e farebbe qualunque cosa pur di vincere... anche portare come sua paladina Gideon, l’unica ad avere le capacità per ricoprire questo ruolo. Ed è questo, quindi, il patto che le offre: il suo servizio e la sua obbedienza nella competizione in cambio della tanto agognata libertà e di un posto nella Coorte. E’ un’offerta che Gideon non può rifiutare.

Così le ragazze si legano l’una all’altra in un rapporto, quello fra un paladino e il suo necromante, che presuppone fiducia e lealtà, devozione reciproca («una carne, una fine»), e che le due dovranno faticosamente costruire per poter superare le prove che si presenteranno sul loro cammino. 

La competizione si svolge nella Casa di Canaan, un luogo sacro e ricco di mistero, vecchio di diecimila anni, dove Gideon e Harrow incontrano per la prima volta i necromanti e i paladini delle altre sette Case, loro rivali ma forse anche improbabili alleati. Facciamo così la conoscenza, fra gli altri, delle strane gemelle Coronabeth e Ianthe, così diverse ma complementari; dei temibili Palamedes e Camilla, gli avversari che più di tutti Harrow ritiene una minaccia e che allo stesso tempo hanno molto da insegnare a lei e Gideon su come debbano essere un necromante ed il suo paladino; l’altezzoso Silas, ostile alla Nona Casa per ragioni misteriose che si perdono nella notte dei tempi; e soprattutto la morente ma non così inerme Dulcinea Septimus, affetta da una malattia incurabile, bella e aggraziata nel suo destino che sembra aver accettato da molto tempo, e con la quale Gideon sembra subito instaurare un certo legame.

Ma in cosa consistono le prove? Quali misteri si celano dietro le porte chiuse della Casa di Canaan, e qual è l’oscura minaccia che aleggia nel complesso ad essa collegato?

Quando un brutale omicidio rovescia le carte in tavola e cambia quelle che tutti pensavano fossero le regole del gioco, sarà più pressante che mai dare una risposta a queste domande, e Gideon e Harrow saranno ancor di più costrette ad unire le forze e imparare a fidarsi l’una dell’altra.

"«Che diavolo, tu mi tratti molto più da estranea di quanto abbia fatto Magnus Quinn, e ti conosco da tutta la vita. Comunque, non mi va di parlarne.»
La mano di Harrow, sbucciata e sguantata e macchiata di inchiostro fino alle cuticole, le apparve davanti. Gideon si ritrovò con la spalla spostata all’indietro, in modo da dover guardare Harrow dritta in faccia. La necromante la fissava con un’intensità stranamente selvaggia: la bocca era una riga consumata dall’indecisione, la fronte corrugata come se volesse trasformare il suo intero viso in una ruga con la sola forza del pensiero. Aveva ancora del sangue secco sulle sopracciglia, il che era un vero schifo.
«Non posso più accettare» le disse piano «di essere un’estranea per te.»
«Calma, calma, calma» fece Gideon, col sudore che le pizzicava d’un tratto la nuca «sì che puoi, una volta mi hai detto di scavarmi una tomba di ghiaccio. Fermati prima che le cose prendano una
strana piega.»
[…] «Gli esperimenti servono a separare il grano dalla pula e saranno di una pericolosità
inaudita. Noi siamo tutti i figli e le figlie di cui la Nona Casa dispone, Nav.»
«Io non sono il figlio o la figlia di nessuno» disse Gideon con fermezza, senza la minima traccia di panico.
«Ho bisogno che tu ti fidi di me.»
«E io ho bisogno che tu sia degna della mia fiducia.»
Nella densa penombra della stanza osservò la ragazza ammantata di nero che aveva di fronte. Stava lottando contro qualcosa che le teneva intrappolate come una rete; una cosa che si era solidificata tra loro come un arto fratturato malamente, spezzato numerose volte per poi guarire deforme e orrido. Gideon riconobbe all’improvviso quell’insieme di distorsioni: la corda che la teneva legata a Harrow e alle sbarre della Nona Casa. Si fissarono con un senso di panico condiviso.
Harrow alla fine disse: «In che modo posso guadagnarmi la tua fiducia?»."

Ma nella loro ricerca di risposte e di vittorie, le due agguerrite fanciulle arriveranno a doversi confrontare anche con più personali e irrisolti misteri: chi era la madre di Gideon, ritrovata morta in una navicella proveniente da chissà quale parte dello spazio diciotto anni prima, con la piccola sopravvissuta per miracolo? Perché Gideon sembra sempre sopravvivere alle situazioni più pericolose e letali? E, soprattutto, quale terribile creatura dorme nel Sepolcro Sigillato, la tomba a guardia della quale si erge la Nona Casa?

Prego per il sepolcro, che resti sigillato in eterno» recitò Harrowhark, con l’insolito fervore che dimostrava sempre nelle invocazioni.
«Prego per la roccia, che non venga mai scostata. Prego per quel che è sepolto, che rimanga sepolto, inerte, in perpetuo riposo,
l’occhio chiuso e il cervello immoto. Prego che viva e prego che dorma…»."

La vicenda viene narrata in terza persona ma è filtrata dal punto di vista di Gideon, di cui condividiamo i pensieri, le scoperte e i punti ciechi, e ci ritroviamo con lei a dover interpretare i comportamenti di alcuni enigmatici personaggi, prima fra i quali la stessa Harrow.

Come conseguenza dell’adozione di questo punto di vista, la narrazione è imbevuta di ironia e sarcasmo ma anche di frequenti volgarità, che costituiscono alcuni punti fondamentali della sfacciata personalità della protagonista. Se l’ironia bilancia bene la tensione e l’atmosfera tetra della storia, le volgarità possono invece risultare fastidiose e decisamente eccessive, e mi sento di annoverarle fra i difetti di scrittura di questo romanzo.

“Gideon” infatti non è esente da mancanze, dovute forse all’acerbità dell’autrice: il worldbuilding, sicuramente fantasioso ed elaborato, non risulta sempre chiaro, anzi, talvolta le spiegazioni del funzionamento della necromanzia rimangono un po’ troppo astratte e confusionarie, appesantendo la narrazione; vi sono alcune incoerenze interne, seppur di minor conto (Gideon fa il paragone «come un cioccolatino in un albergo elegante», ma ha sempre vissuto nella Nona Casa e certo non ha mai visto un albergo; si insiste più volte sul fatto che la carta sia un lusso ad appannaggio di pochi e che venga usata solo per comunicazioni ufficiali o per motivi di studio, eppure all’inizio Gideon è in possesso di una rivista sconcia). Il sistema nominale dei personaggi è, a mio parere, un altro punto debole, caratterizzato da alcuni nomi francamente ridicoli nel tentativo di risultare fantasiosi ed esotici, e cognomi che altro non sono che aggettivi numerali in varie lingue che rispecchiano la Casa di appartenenza – uno stratagemma un po’ banale e che sa di “già visto”. L’autrice attinge a piene mani dalla cultura e dalla lingua latina (usa termini come vestali, Littori, centurioni, espressioni come forche caudine, cita intere frasi in latino) ma non risulta chiaro se ciò sia plausibile nel mondo narrativo da lei creato, cioè se si tratti di una distopia del nostro mondo o se si tratti di un mondo totalmente altro in cui dunque l’uso di questi elementi non sarebbe giustificato. Probabilmente questo punto verrà chiarito nei prossimi volumi, ma al momento l’uso di specifiche terminologie, immagini ed espressioni latine sembrano un po’ fuori luogo e forzano il patto narrativo col lettore.

Al netto di questi difetti tutto sommato trascurabili, però, si tratta di una lettura decisamente piacevole. Il gioco fra le varie componenti del romanzo – la tensione per le prove da superare, la curiosità suscitata dai molti misteri, lo svilupparsi del rapporto sentimentale fra le due protagoniste – è costruito sapientemente e si rivela molto efficace, lasciando il lettore col fiato sospeso ed incapace di staccarsi dalla lettura. Personalmente sono impaziente di leggere il prossimo volume.

Uno dei punti di forza è sicuramente l’originalità: la negromanzia non è spesso esplorata nei romanzi fantasy mainstream, la Muir invece vi costruisce sopra un intero sistema magico – o scientifico – alquanto interessante e lo pone come base fondante della sua opera. L’autrice è capace anche nel dipingere in modo evocativo l’atmosfera gotica che si respira nella Nona Casa e nella Casa di Canaan, e gli elementi sci-fi appaiono ben amalgamati con essa, non sono eccessivamente presenti, cosa che ne fa una lettura adatta anche per chi, come la sottoscritta, non è un appassionata di fantascienza.

Soprattutto, però, “Gideon la nona” è l’ideale per chi cerca una storia d’amore costruita lentamente ma saldamente, per chi è fan dello slow burn. In questo primo volume in effetti non si può ancora parlare di vero e proprio romance: il rapporto fra le protagoniste è in fase di costruzione ed evoluzione, tassello per tassello, a faticosi brandelli di fiducia e reciproca comprensione, attraverso prove che le costringono a fare affidamento l'una sull'altra e a lavorare in sinergia. Lo vediamo passare per gradi da un astio feroce ad un’amicizia incerta ma altrettanto appassionata, ed intuiamo benissimo che nei prossimi capitoli ci attende qualcosa di più – lo capiamo dalla malcelata gelosia di Harrow, dagli inaspettati slanci di preoccupazione e protezione di Gideon nei confronti della necromante che pure dice di odiare, dalla forza con cui le nostre eroine lottano e poi si riappacificano. Perciò a chi non ama il colpo di fulmine e predilige invece una storia d’amore più lenta, più travagliata, e sentimenti che hanno bisogno di maturare prima di venire alla luce piacerà sicuramente. 

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